“Vicino è bello”: alla scoperta delle Dolomiti lucane a pedali
Molto più giovani delle loro “sorelle maggiori” del nord, quelle meridionali hanno anche loro un fascino straordinario, fatto di silenzi, di luoghi abbandonati e di forme oniriche. Sono disponibili percorsi fatti su misure per le proprie esigenze cicloturistiche
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Pedalare tra le formazioni rocciose delle Dolomiti, insinuandosi con la bici nel velluto verde di un manto boschivo rigoglioso in cui il territorio è segnato non dagli abeti e dai larici, ma da roverelle, querce e cerri, che a queste latitudini si spingono fino a superare i mille metri di quota.
Chiedilo al Sole
No, non siamo sulle Alpi. Siamo nel profondo Sud, nelle Piccole Dolomiti Lucane, in Basilicata, paradiso ancora poco conosciuto del cicloturismo.
Dal punto di vista geografico fanno parte degli Appennini. In comune con le “sorelle maggiori” e più famose dell’arco alpino le Dolomiti Lucane hanno la provenienza geologica dal fondo del mare, le creste frastagliate e le forme ardite, bizzarre, quasi oniriche che incuriosiscono il visitatore e lo lasciano a bocca aperta.
Però sono molto più giovani (“solo” 13 milioni di anni di età contro 250) e assai meno alte (il picco è a 1450 metri contro gli oltre 3300 della Marmolada). Due mondi, al di là del nome che le accomuna, tra loro assai diversi.
Silenzio, pecore e mucche
Da queste parti, per esempio, non si sente il rombo dei motori delle auto e delle moto, ma il cinguettio degli uccelli e il fruscio del vento tra le fronde degli alberi. Si pedala immersi nel silenzio. Sui tornanti delle strade asfaltate le macchine che passano nell’arco di un’intera giornata si contano sulle dita di una mano.








