Il caso

Video shock di Fakir morto con una chiazza di sangue. Zuppi: valutare errori interesse polizia. Scorta per Lepore

Aggiornato il 26 luglio 2026, ore 15:32

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Autopsia Fakir, Periti Legali Bologna (Italia) 24 Luglio 2026 (Photo Guido Calamosca / LaPresse)  Autopsy Fakir, Legal Experts  july 24, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/ LaPresse ) LAPRESSE

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Una grossa chiazza di sangue scorre dalla nuca verso il centro della strada. Altri rivoli rossi sfregiano il viso di un uomo morto. Il corpo senza vita è quello di Abderrahim Fakir e un nuovo video lo mostra dopo il decesso, supino, con la bocca spalancata e quella pozza di sangue che fino ad oggi non era mai emersa. Intanto il Tg1, che lo ha mostrato in esclusiva, c’è un fotogramma estrapolato dal video registrato dalla bodycam attivata dal poliziotto in cui si vede la mano dell’agente che afferra la maglia di Fakir e una chiazza di sangue dietro la nuca del 42enne. Secondo il Tg1 sarebbe una ferita che si è appena procurato e che spiegherebbe la chiazza di sangue sotto la testa dell’uomo, ormai senza vita, nel video fatto da un residente del Pilastro. Nelle immagini della telecamerina visionate dal Tg1, viene spiegato, il poliziotto avrebbe una mano sotto la testa di Fakir proprio per evitare il contatto con l’asfalto, l’uomo all’improvviso si divincolerebbe mordendo a una gamba l’agente e in quegli istanti si sarebbe ferito alla testa e sarebbe stato spruzzato lo spray al peperoncino sul viso dell’uomo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La ricostruzione del legale di Fakir

«Prima di essere sbattuto per terra, il volto e la testa di Fakir erano integri», tuona il legale dell’uomo, Fabio Anselmo, spiegando poi che non è in grado di interpretare la presenza del sangue «perché non faccio ricostruzioni medico-legali».

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La replica dell’avvocato dei poliziotti

«Si è ferito alla nuca strisciando per terra», replica l’avvocato dei poliziotti iscritti nel registro 45 bis per la morte del 42enne, domenica scorsa, durante un fermo nel quartiere bolognese del Pilastro.

Il corteo di domenica pomeriggio

Lo stesso dove domenica è atteso un grande corteo organizzato da collettivi e comitati, a una settimana dagli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nel centro di Bologna.

Il nuovo video

A far discutere, però, è il nuovo video, anche questo registrato dalla finestra di uno degli appartamenti di via Svevo, in cui vengono mostrate le fasi successive alla morte di Fakir. Una agente della scientifica si avvicina al corpo, ancora avvolto nel lenzuolo e con le caviglie legate - così come era stato durante il fermo - e lo scopre. Sotto la nuca è evidente una pozza di sangue che sembra partire proprio dal cranio. Ipotesi che ha acceso, inevitabilmente, un intenso botta e risposta tra la difesa di Fakir e quella degli agenti di polizia che hanno immobilizzato l’uomo domenica scorsa.

Caso Fakir, nuovo filmato dopo il fermo: sangue sotto la testa

Come ci è finito tutto quel sangue nei polmoni? L’ha inalato perché l’hanno battuto. Non è sangue esterno. Cosa c’entra la cocaina? La cocaina non provoca tutto questo”, spiega Fabio Anselmo. La chiazza di sangue, replica Gabriele Bordoni, arriva “dalla nuca”, che la vitima si ferisce “strisciando per terra”, mentre quelli sul volto sono i “rivoli scivolati in avanti quando era col viso all’ingiù”. “C’è un’unica ferita che si provoca Fakir, mentre è trattenuto”, spiega l’avvocato, ed è “alla nuca”, quando morde la gamba dell’agente, “striscia per terra e si graffia. Poi con lo spray si ritrae velocemente e nel tirarsi indietro va nuovamente a ferirsi la nuca”. Ricostruzioni che, evidentemente, finiranno al vaglio degli investigatori che stanno cercando di ricostruire con esattezza modalità e tempistiche di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica scorsa.

Chi è convinto che durante il fermo siano stati violati non solo i protocolli di polizia ma anche le disposizioni della Corte europea dei diritti dell’Uomo, è invece l’ex presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Maria Caruso. Un magistrato che, durante la sua carriera, ha gestito anche il caso di Federico Aldrovandi, più volte evocato dopo il Pilastro. “La morte di Fakir sembra conseguire a un’azione di compressione prolungata del viso e del torace della vittima da parte di due agenti che lo immobilizzano a terra, indifferenti alle richieste di aiuto, col concorso di un terzo cittadino. Un’azione vietata dagli stessi protocolli di polizia”, scrive sui social. Gli agenti - conclude il magistrato - non hanno bisogno “di scudi ma di strumenti, competenze, formazione e organici adeguati”.

Morte Fakir, rilevata presenza di sangue nei polmoni

Secondo Anselmo, storico difensore della famiglia Cucchi e oggi al fianco dei parenti di Fakir, “siamo di fronte a un circo inutile, dove noi stiamo recitando un copione”. “Che avrebbe dovuto essere di due atti, almeno tre - chiosa -, e invece sarà di mezzo atto e basta. Poi calerà il sipario. Questo è lo scudo penale di Salvini”. E intanto, nel giorno in cui il sindaco di Bologna Matteo Lepore deposita una denuncia contro le minacce ricevute online, proprio un commento su Facebook è costato il trasferimento a un brigadiere dei carabinieri. “Uno di meno”, aveva scritto Walter Lombardi sui social commentando la morte di Fakir. Poi aveva invocato il Duce aggiungendo “bum bum bum”. Il militare, che era in servizio al radiomobile di Bologna, sarebbe stato trasferito a Imola, dove ha già preso servizio.

La scorta al sindaco Lepore per le minacce social

La la Prefettura di Bologna ha deciso di assegnare «una scorta al sindaco» di Bologna Matteo Lepore. Ne danno notizia alcuni quotidiani tra cui «Corriere della Sera» e «La Repubblica». Una forma di tutela - si legge - che verrà attivata nei prossimi. L’iniziativa arriva all’indomani delle minacce online denunciate dal sindaco e ricevute in seguito ai disordini che si sono verificati nella città emiliana dopo il presidio di lunedì per Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante un intervento di polizia al Pilastro.

Zuppi: la violenza di pochi non oscuri la solidarietà

«Chi deve fronteggiare il complesso tema della sicurezza si trova spesso a farlo in condizioni difficili, imprevedibili, di grande tensione, che richiedono le indispensabili capacità dell’uso della forza ma anche e soprattutto il controllo di questa. La solidarietà verso le forze di polizia è piena ed è proprio nel loro interesse valutare i fatti e verificare se ci siano stati eventuali errori e responsabilità» ha precisato il cardinale di Bologna Matteo Zuppi in un’intervista al quotidiano «Avvenire».

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Il cardinale condanna le violenze che sono seguite al caso Fakir, ma sottolinea che si è trattato di «una minoranza assoluta». «L’impatto delle immagini della morte di Fakir era stato sconcertante. Non dobbiamo dimenticarlo o sottostimarlo. Queste potevano e possono provocare reazioni di rabbia e violenza. Dispiace e condanniamo quanto avvenuto: la violenza di una minoranza assoluta - afferma Zuppi nell’intervista ad «Avvenire» - rispetto ai partecipanti pacifici, però, non può macchiare intenzioni solidali. Purtroppo, tutto viene poi interpretato in quella chiave di violenza. Faccio queste considerazioni cosciente che l’agonismo della politica può ridurle nel pro o contro, in convenienze o opportunismi. La Chiesa ne è libera: cerca di difendere solo l’umanità e il bene comune che è sempre di tutti e per tutti».

«Chiedere giustizia, ovviamente, non vuol dire condanna - la presunzione di innocenza c’è fino a prova contraria per tutti - ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità. E questo processo richiede tempo e studio». Per Zuppi «affrettare delle conclusioni in un senso o nell’altro, il processo alle intenzioni, è pericoloso per tutti ed enfatizza la già marcata polarizzazione che invece di aiutare la verità serve solo per affermare la propria! Le violenze sono sempre inaccettabili e da condannare senza nessuna ambiguità o falsa comprensione».

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