Vietnam, piattaforma per la produzione e l’export nel mondo
Tecnologie italiane per il manifatturiero. Ad Hanoi seconda tappa del roadshow in vista della 21ª edizione del Festival dell’Economia di Trento
dal nostro inviato Marco Masciaga
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HANOI - Non tanto un mercato da conquistare in cerca di un ceto medio che cresce nei numeri e nelle ambizioni, ma soprattutto un Paese in cui investire con un’ottica di lungo periodo, possibilmente creando partnership con attori locali, con l’obiettivo di farne una piattaforma produttiva da cui esportare verso il resto del mondo. È questo il ritratto del Vietnam emerso ieri durante la seconda tappa di Road to Trento, il roadshow organizzato dal Gruppo Il Sole 24 ORE in collaborazione con i main partner Sace e Simest che anticipa il Festival dell’Economia in programma a Trento dal 20 al 24 maggio. All’incontro dal titolo “Green & Digital nel manifatturiero: tecnologie italiane per la transizione in Vietnam” hanno partecipato imprese, istituzioni e accademici, ognuno con il suo punto di vista su opportunità e criticità di un Paese da 100 milioni di abitanti che lo scorso anno è cresciuto dell’8 per cento.
In un contesto in cui «la volatilità non è più un elemento congiunturale, ma appare sempre più come una caratteristica strutturale del sistema economico globale», l’ambasciatore d’Italia ad Hanoi Marco della Seta ha sottolineato l’importanza del Vietnam, un Paese che ha messo a punto un «modello di sviluppo fondato sull’integrazione nelle catene globali del valore e sulla capacità di attrarre investimenti produttivi». Una posizione condivisa dal presidente della Camera di Commercio italiana in Vietnam Federico Vasoli che, pur avendo assistito «alle straordinarie trasformazioni avvenute negli ultimi 20 anni», non ha rinunciato a richiamare l’attenzione sulle potenziali criticità del modello di crescita vietnamita, come i rischi connessi alle speculazioni immobiliari e al sovraindebitamento. Nodi che, secondo Vasoli, devono essere motivo di attenzione da parte degli investitori stranieri, a prescindere dalle capacità di gestione dell’economia dimostrate da una leadership che è cosciente che un modello basato sul lavoro a basso costo non può essere sostenibile sul lungo periodo.
Un tema, quello della sostenibilità, che è stato toccato anche dalla chief operating officer del Gruppo Il Sole 24 Ore Paola Boromei che ha individuato nel Vietnam «uno dei contesti in cui la trasformazione in hub produttivo integrato è più rapida ed evidente», anche grazie alla direzione intrapresa «verso digitalizzazione e sostenibilità energetica». Intervenendo da remoto il responsabile Strategie di business e innovazione sostenibile di Simest Marco Cantalamessa ha sottolineato il processo di transizione in corso nella società controllata da Cdp «da partner esclusivamente finanziario a partner strategico» delle imprese italiane, così da «ridurre il livello di complessità» con cui si devono misurare, mediante «un approccio integrato fatto di strumenti finanziari, presenza locale e supporto per costruire partnership industriali di lungo periodo».
Il tema della finanza per le imprese è stato al centro dell’intervento di Salvatore Banco, di D’Andrea & Partners, specialista in investimenti diretti esteri in Asia. «Quando parliamo di trasformazione industriale in Vietnam – ha spiegato in collegamento da Ho Chi Minh City – il vero limite non è la crescita, ma la strutturazione dei progetti. Osserviamo un paradosso di opportunità che non si trasformano in progetti finanziati perché manca una governancechiara o dati affidabili o non ci sono modelli economico-finanziari solidi. In questo senso la finanza si trasforma in uno strumento di progettazione che deve rendere individuabili, misurabili e monitorabili i rischi, distribuendoli tra i vari attori».
Un rischio con cui si stanno misurando le imprese che operano in Vietnam riguarda la difficoltà, in un contesto altamente dinamico, di trattenere i talenti. Il country managerdi Madex in Vietnam Dario Vendrasco ha spiegato come la società padovana di abbigliamento abbia messo a punto un sistema di trasporto per i propri dipendenti, così da permettere loro di raggiungere un equilibrio tra vita e lavoro che garantisca rapporti più stabili e duraturi, evitando di disperdere il patrimonio di competenze trasferito nel corso di anni. Il tema del Vietnam come hubproduttivo è stato affrontato anche da Claudio Dordi dell’Università Bocconi, che ha spiegato come oggi il Paese asiatico sia «un mercato decisamente attrattivo per gli investimenti produttivi, anche e soprattutto per la forte apertura commerciale. Il Vietnam si è dotato di una rete di accordi di libero scambio che consentono di accedere ai mercati internazionali con un trattamento tariffario preferenziale, spesso prossimo all’azzeramento dei dazi. In questo contesto, la creazione di una base produttiva in Vietnam non è solo una scelta di contenimento dei costi, ma anche una decisione strategica che incide sul posizionamento dell’impresa nelle catene globali del valore». Una centralità ribadita anche dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini nello spiegare la scelta di Hanoi come tappa di avvicinamento al Festival dell’Economia ha spiegato: «Abbiamo iniziato ad amare il Vietnam quando era un nano che si batteva contro il gigante americano. Oggi è un hub manifatturiero importante, un successo destinato a durare. Ci ricorda che quando l’Occidente continua a considerarsi l’ombelico del mondo commette un errore».


