Visite oculistiche: urgenti o programmate, ecco i criteri da seguire
Pubblicata la “Raccomandazione di buona pratica clinico-assistenziale” per aiutare i pazienti ad accedere nei tempi giusti in base alla gravità dei sintomi
di Ernesto Diffidenti
3' di lettura
I punti chiave
3' di lettura
La visita oculistica non ha sempre lo stesso grado di urgenza. Un controllo periodico per un difetto visivo, un improvviso calo della vista, un trauma, un occhio rosso dolente o un disturbo visivo comparso all’improvviso non sono situazioni equivalenti. Per rendere più chiari e omogenei i criteri di accesso alle visite, aiutando a individuare i pazienti che devono essere valutati rapidamente e quelli che possono seguire un percorso programmato, l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato la Raccomandazione di buona pratica clinico-assistenziale “Appropriatezza clinica per l’accesso alla visita oculistica”, con l’Associazione italiana medici oculisti (Aimo) come ente capofila. Duplice l’obiettivo: orientare meglio l’accesso, accelerando le visite nei casi che richiedono attenzione immediata, e ridurre gli accessi impropri con una programmazione che agisca anche sulle liste d’attesa.
Diagnosi rapide per proteggere la vista
“Questa raccomandazione non serve a mettere ostacoli tra il paziente e l’oculista - dichiara Alessandra Balestrazzi, presidente di Aimo -. Al contrario, serve a fare in modo che ogni persona venga indirizzata nel percorso più corretto, nel tempo più adeguato al proprio problema. In oftalmologia il tempo può fare la differenza: alcune condizioni vanno riconosciute e trattate rapidamente per proteggere la vista”.
Il documento fornisce criteri clinici per aiutare i professionisti a valutare quando una visita oculistica deve essere urgente, quando deve essere eseguita in tempi brevi e quando può essere programmata. In particolare, le raccomandazioni aiutano a distinguere i segnali che richiedono un invio rapido o urgente (come un calo improvviso della vista, un trauma oculare, un dolore acuto, una visione doppia comparsa all’improvviso, il sospetto di corpo estraneo, ustioni o lesioni dell’occhio), i disturbi che necessitano di una valutazione specialistica in tempi brevi (come alcuni casi di occhio rosso persistente, alterazioni improvvise della visione o sintomi che possono indicare patologie della retina), le situazioni che possono essere programmate (controlli periodici, valutazioni per difetti visivi non acuti o monitoraggi in pazienti con condizioni croniche), i percorsi specifici per bambini, neonati e persone con patologie sistemiche (nel caso di diabete o ipertensione, che possono avere ricadute anche sulla salute degli occhi).
Il nodo delle liste d’attesa e il ruolo dei medici oculisti
“L’oculistica è un ambito in cui la diagnosi precoce può cambiare radicalmente il percorso di una persona - continua Balestrazzi - siamo orgogliosi di aver contribuito a un documento che mette insieme rigore scientifico, pratica clinica e bisogni reali dei pazienti. Per il paziente vuol dire sapere quando è necessario muoversi subito e quando, invece, è corretto programmare la visita. Per il sistema sanitario significa usare meglio le risorse e ridurre il rischio che un caso serio resti in attesa troppo a lungo”.
Le liste d’attesa, d’altra parte, sono uno dei problemi più sentiti dai cittadini. In oftalmologia la domanda di visite è molto elevata, anche perché molte patologie oculari aumentano con l’età e perché alcune malattie croniche, come il diabete, richiedono controlli regolari. Per questo definire criteri condivisi può aiutare a migliorare l’organizzazione dei percorsi. Non si tratta di ridurre l’accesso alle cure, ma di renderlo più ordinato: deve trovare risposta prima chi ha un rischio maggiore, poi i controlli programmabili, sempre mantenendo al centro la sicurezza del paziente. La raccomandazione può quindi diventare uno strumento utile per medici di famiglia, pediatri, specialisti, strutture sanitarie e cittadini, favorendo una comunicazione più chiara sull’accesso alle visite oculistiche.







