Vino

Vitigno Italia compie 20 anni e fa il pieno di visitatori e buyer esteri

In tre giorni 10mila wine lover e 30 operatori esteri. Il direttore Teti: dal prossimo anno possibile riduzione della durata da 3 a due giorni per massimizzare le occasioni di business

di Giorgio dell'Orefice

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Si è chiusa a Napoli con oltre 10mila visitatori in tre giorni la ventesima edizione di Vitigno Italia, manifestazione dedicata al vino e ai suoi territori nata nazionale e diventata presto internazionale. Di grande importanza la presenza di 30 buyer specializzati che sono stati selezionati insieme a Ice-Italian Trade Agency che ha ripetuto in salsa partenopea il lavoro di profilazione dei buyer esteri ormai da anni svolto per Vinitaly.

Nella prima giornata esauriti i pass per gli ingressi

Ma a colpire nella tre giorni di Napoli è stata in particolare la forte presenza di pubblico che ha visto nella giornata di apertura esaurire i braccialetti per l’ingresso tanto che è stato necessario attingere alle dotazioni dei giorni successivi per non lasciare wine lover fuori dalle sale di Vitigno Italia. Mentre sono ormai 250 le cantine presenti nei tre giorni della manifestazione.

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«Vitigno Italia – ha commentato il direttore, Maurizio Teti – è oggi una scommessa vinta. Una scommessa che venti anni fa erano davvero in pochi a credere».

Nutrita la presenza di cantine anche da Trentino, Veneto e Friuli

Vitigno Italia è nata attorno a uno zoccolo duro di vini campani e meridionali ma nel corso della sua non più breve vita ha saputo conquistare anche produttori e organizzazioni di altre parti d’Italia. Già da qualche anno figurano nella compagine dei produttori partecipanti il Consorzio del Prosecco Docg di Conegliano e Valdobbiadene e i produttori della Doc Friuli. Oltre a una nutrita pattuglia di produttori trentini. La manifestazione infatti ha presto assunto l’importante ruolo di piattaforma per far incontrare l’offerta di vino e la domanda della vivace ristorazione campana diventata in questi anni di overtourism sempre più protagonista dalla città di Napoli alle isole e alle altre località di mare da sempre meta di importanti flussi turistici da tutto il mondo.

Vitigno Italia, quindi, è giunta alla sua piena maturità, una fase che spesso porta con se anche decisioni importanti.

Dal prossimo anno il possibile cambio del format

«La ventesima edizione – ha aggiunto il direttore Teti - è stata bagnata da un notevole successo. Grande affluenza di pubblico, una selezionata partecipazione di buyer internazionali e una particolare attenzione da parte dei media per un gran risultato su tutti i fronti che ha certamente soddisfatto i nostri espositori. Ma proprio il rapporto che esiste da sempre tra Vitignoitalia e i produttori ci porta, probabilmente nel momento di massimo successo della manifestazione, a riflettere su una nuova formula dell’iniziativa. Stiamo infatti ipotizzando, per l’edizione 2027, di portare le giornate a due proprio per favorire, sia in termini economici che di impegno del personale, il mondo produttivo presente all’evento. Tutto questo mantenendo inalterati i contenuti, le masterclass e il livello dei professionisti presenti e continuando a promuovere un programma ancora più completo».

Di grande importanza per la manifestazione il contributo dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e la partenership com Banca Bper che, grazie alla responsabile del Servizio Esg Strategy, Giovanna Zacchi, ha sensibilizzato le aziende presenti sulle tematiche della sostenibilità e il loro sempre più importante peso nei rapporti con il mondo creditizio.

«Siamo stati presenti – ha commentato l’assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca – con circa trenta aziende delle cinque province campane, e anche con l’Enoteca Regionale in rappresentanza di oltre 90 cantine della regione. Anche a Napoli, come già per Vinitaly, abbiamo scelto un’identità visiva che richiama l’America’s Cup nel quale la promozione agroalimentare avrà un ruolo rilevante. VitignoItalia è un appuntamento centrale soprattutto per il settore Ho.re.ca, che merita grande attenzione per una maggiore valorizzazione dei vini campani nella ristorazione e nell’ospitalità, oggi ancora non pienamente espressa».

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