La missione Ue

Von der Leyen a Kiev: partenariato su difesa e droni con l’Ucraina

La Commissione ha sborsato un miliardo di euro nell’ambito del prestito comunitario a Kiev da 90 miliardi e approvato un piano da 10 miliardi per finanziare l’acquisto da parte del governo ucraino di ulteriori droni, missili e aerei da combattimento

dal nostro corrispondente Beda Romano

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (a destra) e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (a sinistra) dopo la conferenza stampa congiunta tenuta a Kiev, in Ucraina, il 15 luglio 2026.  EPA

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BRUXELLES – Approfittando dell’innegabile expertise ucraina in campo militare, la Commissione europea e il governo ucraino hanno annunciato ieri un partenariato industriale nella difesa. In particolare, le parti vogliono rafforzare la loro collaborazione nella produzione di droni. L’iniziativa giunge in un momento in cui la cooperazione militare tra Kiev e Bruxelles deve servire sia a rafforzare l’Ucraina nella guerra contro la Russia che a sostenere l’integrazione del paese nell’Unione europea.

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«L’Ucraina è passata – sotto molti aspetti – dall’essere un acquirente a diventare un fornitore netto di sicurezza per l’Europa», ha spiegato ieri a Kiev la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Il nostro partenariato industriale nel settore della difesa deve servire ad integrare l’economia ucraina della difesa» nell’Unione europea «allo stesso modo in cui integriamo i nostri mercati: eliminando le barriere e allineando i nostri standard il più rapidamente possibile».

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L’obiettivo è di promuovere insieme la produzione di droni e di strumenti anti-droni. Nel contempo, Bruxelles e Kiev vogliono collaborare nei missili antibalistici e nella difesa antiaerea. I primi risultati sono attesi già nel 2026-2028. «Questo accordo unirà l’ingegnosità ucraina alle capacità industriali dell’Europa», ha spiegato la signora von der Leyen nel suo discorso a Kiev. «Il nostro messaggio è chiaro: è giunto il momento di investire in Ucraina».

L’intesa relativa ai droni creerà nei fatti una comunità di imprese ucraine ed europee – in tutto 19, tra le quali Fincantieri. Parlando al Sole 24 Ore nel febbraio scorso a Kiev, Andrii Hrytsenyuk, direttore di Brave 1, un consorzio governativo dedicato alle tecnologie della difesa, spiegava che nel 2022 l’Ucraina contava appena sette produttori di droni. Oggi sono più di 500. L’expertise ucraina in questo campo ha permesso a Kiev di firmare finora nove joint ventures in giro per il mondo.

Sempre a proposito di droni, la Commissione europea ha sborsato ieri un miliardo di euro, nell’ambito del prestito comunitario a Kiev da 90 miliardi di euro per il periodo 2026-2027. Il denaro andrà usato per l’acquisto di velivoli senza piloti. Sempre in questo contesto, l’esecutivo comunitario ha anche approvato un piano da 10 miliardi di euro per finanziare l’acquisto da parte del governo ucraino di ulteriori droni, missili e aerei da combattimento.

Infine, l’Ucraina è stata pienamente associata al Fondo europeo per la difesa (noto con l’acronimo inglese EDF) e al Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP), consentendo alle imprese ucraine ed europee di costituire consorzi e partecipare congiuntamente a progetti collaborativi di ricerca e sviluppo nel settore della difesa. Qualche giorno fa un gruppo di paesi europei si è impegnato a mettere a punto con l’Ucraina uno scudo antimissilistico di livello continentale.

La presidente von der Leyen ha affermato ieri che la cooperazione con l’Unione europea offrirà all’Ucraina vantaggi quali «un’enorme capacità tecnologica e industriale» e «siti produttivi sicuri e protetti». Ciò detto, l’incredibile expertise ucraina in campo militare è diventata per Kiev uno strumento per avvicinarsi all’Unione europea, e forse anche per dimostrare di esserle indispensabile. Per i Ventisette, nei fatti temporeggiare sull’allargamento potrebbe diventare politicamente più difficile.

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