Il summit di Parigi

Von der Leyen: Ue unita nello spazio per garantire leadership e sicurezza

La presidente della Commissione Ue invoca un mercato unico in un settore in cui occorre autonomia strategica

TO LAM SEGRETARIO GENERALE DEL PARTITO COMUNISTA DEL VIETNAM, URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA, EMMANUEL MACRON PRESIDENTE FRANCIA INTERNATIONAL SPACE SUMMIT 2026 7146

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Dal nostro inviato a PARIGI

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«Il settore spaziale è ovunque», secondo Emmanuel Macron. «Dobbiamo agire come una sola Europa», secondo Ursula von der Leyen. Il presidente francese e la presidente della Commissione Ue, insieme all’International Space Summit di Parigi, hanno disegnato una strategia unitaria che punta all’indipendenza strategica dell’Unione senza dimenticare di coinvolgere partner esterni. Anche a costo di cadere in qualche potenziale contraddizione come quando il capo di Stato francese ha spiegato che «è un messaggio di potenza e di dialogo che questo summit vuole lanciare».

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Europa e Francia si presentano allora come partner che, per forza politica ed economica, possono essere leader in un settore sempre più importante: «L’economia dello spazio dovrebbe quasi triplicare entro il 2035, passando dagli 630 miliardi a circa 1.800 miliardi», ha detto von der Leyen che ha ricordato come programmi come Galileo e Copernicus (importante nel sostegno alla protezione civile durante i recenti incendi e l’inondazione in Nepal) «sono diventati beni pubblici globali».

Per «restare all’avanguardia», ha però avvertito, «l’Europa deve agire insieme». Il richiamo all’unità dell’Unione è stata una costante nel discorso della presidente: «Servono investimenti di dimensioni adeguate», ha detto ricordando che il budget Ue di lungo termine prevede 131 miliardi di finanziamenti per difesa, sicurezza e spazio. Il richiamo all’unità comporta la creazione di «un mercato unico delle comunicazioni satellitari», con assegnazione delle frequenze gestita a livello europeo, attraverso l’Eu Space Act; e la nascita di «campioni industriali», per i quali von der Leyen ha fatto l’esempio di Bromo, joint venture tra Airbus, Thales e Leonardo operativa dall’anno prossimo.

A suggerire unità è anche l’invasione dell’Ucraina. «Vediamo segnali di navigazione disturbati e falsificati, con conseguenze sui voli civili; attacchi informatici alle reti satellitari che mettono fuori uso infrastrutture critiche; e droni che sorvolano il nostro spazio aereo utilizzando tecnologie dipendenti dai sistemi di navigazione satellitare. Il messaggio è chiaro», ha detto. L’iniziativa dello scudo spaziale europeo «rafforza – ha aggiunto - le nostre capacità, con una migliore consapevolezza della situazione e maggiori difese contro il jamming e lo spoofing, attraverso un’azione congiunta per colmare lacune critiche, dall’allerta precoce dallo spazio alla protezione dei nostri satelliti». «L’Europa - gli ha fatto virtualmente eco il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius - sostiene un uso pacifico e responsabile dello spazio, il diritto internazionale, la trasparenza e regole chiare. Noi tedeschi amiamo le regole, ma possono essere violate; da sole, non proteggeranno la libertà e la pace. A farlo saranno le capacità».

Gli obiettivi di difesa non impongono però chiusura. «L’indipendenza non significa isolamento», ha spiegato von der Leyen. «L’Europa non è una fortezza, restiamo aperti alle partnership», aveva detto poco prima Macron. La presidente della Commissione ha ricordato come lo Space Act intende fissare standard universali «per un uso sicuro, protetto e sostenibile dello spazio». Macron aveva già ricordato come il summit - a guida franco tedesca - conservava ambizioni globali: la preferenza per le aziende europee «non è protezionismo, è il rifiuto dell’ingenuità».

Il vertice si è concluso con quattro dichiarazioni: una complessiva, politica, tutta europea, è stata siglata da 22 Stati membri, mentre le altre tre sembravano avere, nell’annuncio del presidente, un’apertura globale: «La prima dichiarazione - ha detto Macron - riguarda la sicurezza e la sostenibilità dello spazio». Ribadisce il ruolo centrale dell’International Telecommunication Union e si impegna a difendere il sistema satellitare da ogni ingerenza dannosa; è stata siglata da 44 Paesi. La seconda - firmata da 53 Paesi - pone Copernicus come bene comune globale. La terza, che riguarda i dati scientifici spaziali, garantendone l’accessibilità, è invece tutta europea, firmata solo da 20 Paesi.

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