Manovra 2026

Voucher paritarie e buono libri alle superiori, più risorse alla ricerca

Tra le modifiche volute al Senato spicca anche l’esenzione Imu per le scuole con rette inferiori al costo per medio per studente

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

(Imagoeconomica)

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Un contributo fino a 1.500 euro per la frequenza di una scuola paritaria. Il “buono” vale per il 2026 e spetta alle famiglie con Isee non superiore a 30mila euro. Sarà riconosciuto dal Mim, in base alle modalità di attuazione da concordare con un decreto assieme al Mef, e servirà a sostenere il pagamento delle rette per le scuole medie e per i primi due anni delle superiori. La misura del contributo sarà determinata secondo scaglioni inversamente proporzionali alla situazione reddituale. Peri riuscirci sul piatto ci sono 20 milioni di euro.

Sempre in tema di paritarie arriva anche l’esonero dal pagamento dell’Imu per le istituzioni scolastiche che erogano i loro servizi alle famiglie richiedendo una retta inferiore al costo medio studente.

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Le altre misure per la scuola

In commissione Bilancio della Camera è stato approvato anche un altro emendamento che fa nascere un fondo da 20 milioni di euro a decorrere dal 2026, da ripartire tra i comuni, con l’obiettivo di aiutare le famiglie nell’acquisto dei libri scolastici. Il contributo potrà andare ai nuclei con Isee fino a 30mila euro, e servirà per i libri, anche digitali, indicati nelle liste adozionali, destinati alle scuole superiori. Un altro paletto è che queste famiglie non devono beneficiare di altre forme di sostegno per la medesima finalità.

Alla voce scuola sono queste le novità principali inserite durante l’estenuante iter in commissione al Senato. Accanto a una serie di altre micro-misure. Prendiamo lo stanziamento di 2 milioni di euro per il 2026 per l’estensione del progetto Educare al rispetto-Sport e Salute per prevenire bullismo e cyberbullismo nelle scuole secondarie di primo grado. Lo stesso importo andrà poi all’Indire l’anno prossimo e quello dopo per proseguire le attività formative contro la violenza di genere. Senza dimenticare né i 150mila euro per un laboratorio didattico regionale rivolto agli studenti del Friuli Venezia Giulia e e incentrato sul terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, né i 100mila euro per i corsi sperimentali sulle tecniche di primo soccorso rivolti agli studenti maggiorenni e agli insegnanti di scienze motorie e sportive di medie e superiori.

Le novità per gli atenei

Passando all’università la misura economicamente e politicamente più rilevante riguarda sicuramente l’housing. A Palazzo Madama la legge di Bilancio ha imbarcato la facility affidata a Cdp o a una sua società collegata per reperire metà dei 60mila nuovi posti letto finanziati dal Pnrr, cioè di quei 30mila che saranno pronti dopo il 15 luglio 2026. Una scelta che, restando agli atenei, si somma ai 3 milioni in più di rifinanziamento per il 2026 dell’Erasmus in Italia (su cui si veda Il Sole 24 Ore di ieri) e ai 50 milioni in due anni per la stabilizzazione di 1.618 ricercatori di tipo A (cioè senza prospettive di carriera) che sono in servizio nelle università statali da almeno due anni, con una riserva del 50% di slot per il personale reclutato su progetti del Piano di ripresa e resilienza. Stabilizzazioni che dovranno essere finanziate per metà dagli atenei.

Il piano di uscita dal precariato è in realtà più ampio e potrebbe includere altre 200 figure tra ricercatori e tecnologi (metà dei quali sempre sotto l’ombrello del Pnrr). Infatti, nel computo vanno aggiunti, da un lato, i 2 milioni spediti per la medesima finalità alle università non statali e, dall’altro, gli 8,4 milioni appostati sul fondo ordinario Foe per i prossimi due esercizi.

Per il solo Cnr un’altra proposta di modificata voluta dall’opposizione ha aggiunto 1,5 milioni per il 2026 e altrettanti per il 2027 per le stabilizzazioni nel solco della legge Madia del 2017.

Degno di nota, infine, è anche un aiuto in chiave anti-burocrazia. Sotto forma di una specifica infrastruttura tecnica realizzata da Consip Spa e destinata in via esclusiva alla gestione degli acquisti di beni, servizi e lavori strettamente funzionali alle attività e ai programmi di ricerca scientifica. L’infrastruttura potrà comprendere la creazione di sezioni dedicate nei sistemi informatici di e-procurement già in uso, dei quali possono avvalersi le università e gli enti di ricerca. La norma è cifrata in manovra per 1 milione di euro e richiederà un decreto Mur-Mef da emanare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di Bilancio 2026.

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