Il debutto

Bending Spoons, è subito boom a Wall Street: +38%

La società milanese si quota al Nasdaq e le azioni balzano immediatamente, portando il valore della società a oltre 24 miliardi

Luca Ferrari, ceo di Bending Spoons REUTERS

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Come un’esame di maturità, solo che in mezzo ballano miliardi. Per l’ex start up milanese Bending Spoons, si sono aperte le porte della finanza che conta, con la quotazione al Nasdaq. E no, non è stato un giorno come gli altri.

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La società aveva chiuso l’Ipo sopra la forchetta di prezzo. Le azioni erano prezzate, prima del debutto, a 29 dollari. Ma sono immediatamente schizzare fino a toccare oltre 43 dollari, prima di ripiegare a quota 40,09 dollari (+38,24%) in chiusura.

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Va ricordato che la raccolta era stata di 1,68 miliardi di dollari. Una cifra considerevole, tenendo conto anche del fatto che il collocamento è arrivato in un momento delicato per il settore software, ancora scosso dai timori (più che ragionevoli) che l’intelligenza artificiale possa mandare in crisi i modelli di business tradizionali.

Nel corso di quest’anno, del resto, le software-house, sono state quasi assenti dal mercato Ipo americano, sulla scia delle crepe che l’AI ha creato nelle certezze di colossi come Adobe (per fare un esempio). Ed è proprio in questo contesto che il debutto di Bending Spoons ha assunto un peso specifico che va oltre l’azienda stessa.

Un modello ibrido

Il modello di Bending Spoons è in realtà piuttosto ibrido. Qualcosa a metà tra il private equity e una società tech incentrata sui software. Negli anni, l’azienda meneghina ha portato avanti un piano abbastanza chiaro: comprare aziende digitali al tramonto e rilanciarle, tagliando personale e rifacendo da capo la tecnologia. Dal 2025 a oggi il gruppo ha infatti acquisito la piattaforma di streaming Brightcove, il servizio video Vimeo (che un tempo era stata definita la vera rivale di YouTube), il marchio storico AOL e la piattaforma di ticketing Eventbrite. Tutte società che hanno alle spalle un passato importante, e che poi, per varie ragioni, hanno rallentato la loro corsa.

Una scelta precisa, che ora è stata sottoposta al giudizio del mercato. L’azienda milanese e gli azionisti venditori hanno collocato 58 milioni di azioni a 29 dollari l’una, sopra la forchetta indicata, che andava da 26 a 28 dollari. Tra gli advisor dell’operazione figurano JPMorgan (lead joint global coordinator e stabilisation agent) e Goldman Sachs International, che ha ricoperto il ruolo di joint lead book-running manager del collocamento. Sulla base delle azioni in circolazione dichiarate nei documenti di quotazione, l’Ipo valutava Bending Spoons 18,4 miliardi di dollari. Ma con l’immediato balzo delle azioni, il valore è balzato subito oltre 24 miliardi.

Una storia molto particolare

Una cifra molto importante, per un’azienda italiana con una storia molto particolare. A partire dal nome, che arriva da una scena del film Matrix. La startup nasce dalle macerie di Evertale, un diario digitale fallito nel 2013. Con i 40mila dollari rimasti dopo la liquidazione di quel primo progetto, l’amministratore delegato, Luca Ferrari e i co-fondatori hanno avviato quella che oggi è una delle società tecnologiche più rilevanti d’Europa.

Il gruppo è cresciuto attraverso più di 50 acquisizioni, e altre ne arriveranno. Nel prospetto informativo depositato per la quotazione, Bending Spoons dichiara di aver individuato oltre mille aziende digitali che potrebbero diventare target interessanti in futuro. Ed è qui che l’azienda più che una software house sembra private equity. Anche se a differenza del private equity classico, Bending Spoons non rivende le aziende che acquisisce. Le tiene, le integra, e ne fa parte stabile del gruppo.

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