Welfare aziendale, dai buoni acquisto ai servizi per l’infanzia: ecco i benefit più richiesti dai lavoratori
Secondo un’indagine dell’Aiwa sono oltre 4 milioni i dipendenti coinvolti, con una crescita del 699% in dieci anni, e il credito medio è pari a 688 euro
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I punti chiave
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Buoni acquisto, servizi per l’infanzia e per la scuola (per i figli dei dipendenti). Ma anche cultura, sport e tempo libero, assistenza sanitaria integrativa. Su queste prestazioni di welfare aziendale si è concentrato l’interesse dei dipendenti che hanno utilizzato soprattutto piattaforme dedicate su internet o mobile.
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A dieci anni dalla riforma contenuta nella legge di Bilancio 2016, Aiwa (Associazione italiana welfare aziendale, rappresenta 28 società, il 90% di questo mercato) fa il punto del livello di diffusione con un’indagine condotta tra gli associati. E
Coinvolti oltre 4 milioni di dipendenti
In dieci anni la diffusione dei piani di welfare aziendali è cresciuta del +839%, sono coinvolti oltre 4 milioni di dipendenti (+699%). Il credito medio è pari a 688 euro è condizionata dal valore del welfare obbligatorio contenuto nei Ccnl che vale circa 200 euro in media, con la novità che questa voce è esplicitamente considerata parte del Tec (Trattamento economico complessivo), in seguito alla conversione in legge del cosiddetto Decreto 1° maggio. In cinque anni il valore è cresciuto per operai (+84%), impiegati (+63%), quadri (+28%), mentre è diminuito per i dirigenti (-24%)
Il valore dei piani welfare derivanti dalla conversione del Premio di risultato è ancora più alto, considerando che l’importo medio dei premi è 1.596 euro (oltre il 40% dei beneficiari lo convertono in welfare), per i piani “on top” derivanti da un accordo, contratto o regolamento aziendale distinto dal premio di risultato il valore medio è poco inferiore a mille euro.
I settori con la maggiore diffusione sono metalmeccanica e servizi
Il valore complessivo dei piani di welfare gestiti nel 2025 supera i 3,2 miliardi di euro (senza considerare buoni pasto, previdenza complementare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa contrattuale), a dieci anni dalla legge di bilancio 2016, che ha declinato in chiave moderna la disciplina del welfare aziendale regolata dal Tuir (commi 2, 3 e 4 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi).








