Le sfide del Nordafrica

Algeri rompe con Abu Dhabi perché teme i sistemi di difesa israeliani

Il Paese guidato da Tebboune chiude le relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti e li accusa di ingerenze nel Sahel e negli affari interni della Cabilia. Al tempo stesso, l’Algeria teme che l’asse tra Rabat e Tel Aviv, spesso triangolato da Abu Dhabi, rafforzi tecnologicamente i confini del Western Sahara

Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune  durante una conferenza stampa al palazzo presidenziale di Algeri (Foto: APP/Presidenza algerina/NurPhoto/via Reuters Connect)

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La rottura diplomatica decisa dall’Algeria il 10 settembre 2026 nei confronti degli Emirati Arabi Uniti segna un passaggio che va oltre il deterioramento dei rapporti bilaterali. Algeri ha imposto all’ambasciatore emiratino di lasciare il Paese entro 48 ore e, dalla mezzanotte successiva, ha chiuso lo spazio aereo agli aeromobili registrati negli Emirati, mantenendo una deroga temporanea per i collegamenti commerciali con la capitale. Dietro questa scelta c’è una convinzione ormai radicata nella leadership algerina: Abu Dhabi, Rabat e Tel Aviv non sono più dossier separati, perché i loro interessi si toccano nel Sahara Occidentale, nella cooperazione militare, nei corridoi verso il Sahel e, sempre più, nel modo in cui Algeri interpreta la questione cabila. Il risultato è una competizione regionale che unisce diplomazia, infrastrutture e sicurezza e investe direttamente anche l’Europa.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La crisi con Abu Dhabi viene da lontano

Il deterioramento era diventato pubblico già in luglio, quando il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva evocato, senza nominarlo, un Paese del Golfo attivo in Libia, Sudan e Yemen con una formula brutale: «ovunque mettono piede, scorre sangue». Due mesi dopo la divergenza è diventata rottura formale. A rendere il caso algerino più serio è la sequenza che lo precede. Il 30 dicembre, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha colpito a Mukalla armi e veicoli arrivati su due navi provenienti da Fujairah, accusando Abu Dhabi di sostenere il Southern Transitional Council nelle regioni di Hadhramaut e Al-Mahra; gli Emirati hanno negato che il carico contenesse armi. Pochi giorni dopo, il governo federale somalo ha annullato accordi con Abu Dhabi relativi a porti, sicurezza e difesa, includendo Berbera, Bosaso e Kismayo e motivando la decisione con la tutela della sovranità nazionale.

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Al vertice degli UAE

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Il Marocco trasforma la normalizzazione con Israele in potenza militare

Nel novembre 2020 gli Emirati sono diventati il primo Paese arabo ad aprire un consolato a Laayoune, nel Sahara Occidentale; un mese dopo Rabat ha ristabilito le relazioni con Israele. Da allora, la normalizzazione ha assunto una forma militare e industriale. Nel gennaio 2026, la terza sessione del Comitato militare congiunto Marocco-Israele si è riunita a Tel Aviv. Rabat dispone del sistema di difesa aerea Barak MX di Israel Aerospace Industries, degli obici ATMOS di Elbit Systems e dei droni Hermes 900. Nel novembre 2025 BlueBird Aero Systems, controllata al 50% da IAI, ha aperto a Benslimane, vicino Casablanca, uno stabilimento per produrre munizioni circuitanti SpyX. È questo il salto qualitativo che preoccupa Algeri. Un sistema acquistato all’estero può restare una transazione; una relazione che include produzione locale, manutenzione, addestramento, software e munizionamento entra invece nella struttura della difesa nazionale. Secondo indiscrezioni, droni israeliani da sorveglianza e attacco sarebbero stati dispiegati a Mahbes, nel Sahara Occidentale, vicino al confine algerino. Il dato non è verificato in modo indipendente, ma se confermato collocherebbe piattaforme israeliane vicino a Tindouf, sede dei campi sahrawi e della leadership del Polisario.

Cabilia porta il confronto dentro il perimetro algerino

È sulla Cabilia che la rivalità esterna incontra direttamente la sicurezza interna dell’Algeria. Il Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia, MAK, opera da Parigi ed è classificato da Algeri come organizzazione terroristica dal 2021. I media statali algerini hanno accusato diplomatici emiratini di contatti con il movimento, ma non emergono prove pubbliche di un sostegno operativo o finanziario diretto di Abu Dhabi. Esiste però un dato politico più difficile da ignorare. Il 14 dicembre 2025 il governo in esilio del MAK ha proclamato a Parigi una «Repubblica federale di Cabilia»; il 14 gennaio 2026 Dan Illouz, deputato del Likud di origine ebraico-marocchina, ha presentato alla Knesset una mozione urgente per valutare il riconoscimento della Cabilia e ha definito l’Algeria parte di un «asse iraniano del male». Il Jerusalem Institute for Strategy and Security aveva già sostenuto un appoggio politico destinato, nel tempo, a evolvere verso il riconoscimento. Per Algeri, il problema è evidente: il Sahara Occidentale è il dossier territoriale che sostiene all’esterno, mentre la Cabilia è quello che considera intoccabile all’interno. Se Israele arma il Marocco e ambienti politici israeliani discutono il futuro della Cabilia, il confine tra diplomazia e sicurezza nazionale si assottiglia.

I porti stanno cambiando la geografia politica

Il caso Somaliland mostra come un’infrastruttura commerciale possa acquistare un valore politico superiore alla sua funzione originaria. Israele ha riconosciuto il Somaliland nel dicembre 2025; nello stesso territorio, DP World detiene una concessione trentennale sul porto di Berbera. Non serve ipotizzare una regia unica tra Abu Dhabi e Tel Aviv per cogliere il significato del fenomeno. Un’entità contestata diventa più difficile da isolare quando dispone insieme di porti, investimenti, corridoi logistici, relazioni di sicurezza e riconoscimento diplomatico. È lo stesso principio che rende Dakhla centrale nella strategia marocchina. Il porto atlantico di Dakhla vale 1,6 miliardi di dollari ed era indicato come completato al 70% nel novembre 2025. L’Atlantic Initiative marocchina punta a utilizzarlo per offrire a Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad un accesso al mare. Il 24 luglio 2026 Bamako ha confermato il proprio impegno verso il corridoio appena tredici giorni dopo aver ristabilito le relazioni con Algeri. È un passaggio rivelatore: un governo saheliano può mantenere buoni rapporti con l’Algeria e partecipare, nello stesso tempo, a un’infrastruttura che rafforza la posizione marocchina nel Sahara Occidentale. Rabat sta così trasformando una disputa territoriale in una rete di interessi economici: più Dakhla diventa utile ai governi del Sahel, più aumenta il costo politico di contestare il progetto marocchino.

Un dettaglio francese. Per Parigi, la Cabilia è un tema delicato. Il MAK opera dalla Francia e la proclamazione della «Repubblica federale di Cabilia» del 14 dicembre 2025 è avvenuta a Parigi. Una questione che Algeri considera di sicurezza nazionale si manifesta quindi sul territorio francese. La Francia deve conciliare vincoli che non coincidono. Non può adottare automaticamente la classificazione algerina di un movimento politico presente sul proprio territorio, ma non può ignorare che Algeri consideri il separatismo cabilo una minaccia all’integrità dello Stato. Ogni gesto francese viene così letto su più tavoli: un avvicinamento a Rabat può apparire ad Algeri come un ulteriore sbilanciamento; una maggiore attenzione alle sensibilità algerine può produrre attriti con il Marocco. La Francia rischia di perdere margine proprio nei due Paesi del Maghreb nei quali possiede gli interessi politici, economici e sociali più profondi. Ovviamente ciò può aprire opportunità diplomatiche per altri Paesi. Non è detto sia l’Italia.

Charlye Ghezzi è analista geopolitico e specialista in tecnologia e sicurezza governativa

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