I dati di Avviso Pubblico

Amministrative 2026, i clan in azione per intimidire i candidati

Registrate da Avviso pubblico le minacce ai candidati, da nord a sud. Nel mirino soprattutto i comuni sotto i 15mila abitanti e quelli sciolti per mafia

di Patrizia Maciocchi

IMAGOECONOMICA

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

A rischiare di finire nel mirino dei clan e criminalità, in vista delle elezioni amministrative, sono soprattutto gli enti locali sotto i 15mila abitanti, in questi si registra il maggior numero di atti intimidatori nei confronti di chi si propone di diventare sindaco, assessore e consigliere. E nella prossima tornata sono 760. Il 24 e 25 maggio 2026, saranno, infatti, 882 i Comuni italiani in cui si andrà al voto. Tra questi, ve ne sono cinque – due in Campania: Melito di Napoli (Na) e Quindici (Av); due in Calabria: Tropea (Vv) e Cerva (Cz) e uno in Sicilia, Randazzo (Ct) – che tornano alle urne dopo un lungo commissariamento per infiltrazioni mafiose, un contesto che storicamente espone candidati e comunità a rischi più elevati.

Secondo i dati raccolti da Avviso Pubblico in sedici anni di monitoraggio del fenomeno, degli oltre 6mila casi di minacce e intimidazioni censiti dal 2010 al 2025, oltre 400 hanno visto finire sotto tiro candidati e candidate. Se prendiamo in considerazione il decennio 2016 – 2025, sono state 317 su 4.305 (il 7,4% del totale).

Loading...

Campagne elettorali, momento critico

Le campagne elettorali successive allo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose sono particolarmente delicate e vulnerabili. Le ragioni principali:

1) Le organizzazioni criminali tentano di riconquistare il controllo dei Comuni, corrompendo e intimidendo. I clan si contendono violentemente il controllo del territorio, candidano e sostengono persone a loro vicine, minacciano gli avversari dei loro candidati in campagna elettorale per impedirne l'elezione;

2) I Comuni post scioglimento si trovano spesso in una condizione di dissesto finanziario generato da anni di malagestione; per sistemare le finanze pubbliche, che i commissari straordinari non sempre riescono oggettivamente a gestire in 18-24 mesi, spesso i nuovi amministratori che saranno eletti sono costretti a ricorrere a misure impopolari;

3) Le comunità vivono lo scioglimento non come un'azione di bonifica e di tutela dello Stato per riportare la legalità, ma come un'onta che influisce negativamente sulla reputazione dell'Ente e del territorio.

Negli ultimi cinque anni, tra i Comuni colpiti da atti intimidatori, il 15–20% ha subito almeno uno scioglimento per mafia. Questo impatto è più evidente negli ultimi anni, contraddistinti da un drammatico calo dell'affluenza alle urne. Nelle comunità in cui è presente una criminalità in grado di gestire e indirizzare pacchetti di voti, all'aumentare dell'astensionismo, si registra una crescita del peso specifico delle preferenze pilotate. In molte delle relazioni allegate ai decreti di scioglimento analizzate negli ultimi anni emerge il coinvolgimento, a vario titolo, dei clan mafiosi nelle campagne elettorali, un'attenzione finalizzata a ottenere o consolidare i rapporti con le future amministrazioni nell'ottica di assicurarsi vantaggi di natura economica.

Le intimidazioni in vista del voto del 24 e del 25 maggio

Da pochi giorni è partita la campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative e Avviso Pubblico ha già registrato episodi di intimidazione e minaccia nei confronti di alcuni candidati e candidate, sia al Sud sia al Nord. In particolare:

1) Ceglie Messapica (Brindisi): un ex assessore ha ritirato la candidatura a sindaco dopo aver ricevuto, presso la sua abitazione, una lettera anonima dal contenuto palesemente minatorio ed intimidatorio;

2) Messina: una candidata alla carica di sindaco ha ricevuto insulti e minacce tramite i social. Questo il contenuto dei messaggi: «Prova ad andare a Teheran dove ti mettono un sacco in testa con un buco per vedere dove metti i piedi» o «comunista di m…»;

3) Pontboset (Valle d'Aosta): un candidato, ex vicesindaco, ha denunciato pubblicamente di essere stato minacciato per la sua volontà di ricandidarsi. «Una persona mi ha intimato di non ricandidarmi sostenendo che, se mi candiderò, potrò avere problemi legali perché renderà noti dei documenti in suo possesso» ha dichiarato il candidato che, con le sue dimissioni, ha causato la caduta della giunta precedente;

4) Venezia: biglietti offensivi e intimidatori sono stati affissi alla sede elettorale di un candidato sindaco. Tra questi uno recita: «Muso di m…». Il candidato non si è ritirato dalla competizione elettorale.

Dalla maggiore esposizione ai social, le ragioni della maggiore vulnerabilità

Nei sedici anni di raccolta di dati sul fenomeno degli «amministratori sotto tiro», Avviso Pubblico ha constatato come le campagne elettorali rappresentano il periodo più delicato per amministratori uscenti e nuovi candidati. I dati raccolti mostrano che il numero delle intimidazioni cresce in modo significativo. Le ragioni sono molteplici: 

1) Maggiore esposizione pubblica dei candidati, più facilmente avvicinabili. Tentativi di condizionamento da parte di gruppi criminali interessati a influenzare l'esito del voto, in particolare gestendo il voto di preferenza;

2) Competizione politica personalizzata e radicalizzata, soprattutto nei Comuni più piccoli dove, in diversi casi, una parte della campagna elettorale si basa sulla demonizzazione degli avversari. Tutto questo è favorito anche da una carenza di proposte politiche, di riferimenti partitici, di corpi intermedi o di altre forme di solidarietà collettiva;

3) Clima sociale esasperato, generato in particolare dalla sfiducia nella politica e dalla crisi economica, che amplifica conflitti e comportamenti aggressivi, anche a causa di un'amplificazione alimentata dai social network, che veicolano discorsi di odio e fomentano la rabbia sociale. In alcuni contesti, più che a confronto democratico tra avversari, si assiste a una battaglia tra nemici.

Il presidente di Avviso Pubblico

«La campagna elettorale è il momento ideale per chi intimidisce: consente di avvicinare i candidati, spingerli a fare un passo indietro o tentare accordi. Anche pochi episodi possono inquinare l'iter democratico e condizionare la libertà degli elettori – afferma Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico – Le intimidazioni non colpiscono solo i candidati, ma anche i cittadini chiamati alle urne. In alcuni territori, la minaccia è uno strumento per influenzare scelte politiche, in altri è il sintomo di un clima sociale esasperato, dove la competizione elettorale degenera in ostilità. Per questo – conclude Montà – Avviso Pubblico chiede alle forze politiche, alle forze di polizia e ai media di mantenere massima l'attenzione su ogni segnale di pressione, intimidazione o condizionamento. E invita le candidate e i candidati che dovessero subire atti intimidatori a denunciarli immediatamente alle autorità competenti. Queste persone non possono e non devono essere lasciate sole. Garantire un voto libero e consapevole significa proteggere la democrazia, soprattutto nei territori più fragili ed esposti».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti