Tribunale di Brescia

Violenza su bimba di 10 anni, Fratelli d’Italia annuncia ispezione ministeriale per l’esclusione dello stupro

Nel mirino la decisione del Tribunale di Brescia di riqualificare in atti sessuali con minore il reato di violenza sessuale, come invece chiesto dal Pm

di Patrizia Maciocchi

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Fratelli d'Italia annuncia la richiesta di un'ispezione ministeriale dopo la sentenza del Tribunale di Brescia che ha condannato a cinque anni di reclusione un uomo riconosciuto colpevole di atti sessuali con minori e non violenza come chiesto invece dal pm, con vittima una bambina di 10 anni rimasta incinta. A renderlo noto è la consigliera regionale lombarda di FdI Barbara Mazzali, che parla di una pena «esigua» rispetto alla gravità dei fatti.

La vicenda

Sono molte le polemiche nate sulla scia della decisione di riqualificare l'accusa di violenza sessuale nel reato di atti sessuali con minore di 14 anni. Per sapere le motivazioni della scelta del Tribunale di Brescia sarà necessario attendere 90 giorni, il tempo utile per depositarle. L'imputato è un 29enne bengalese che, nell'estate del 2024, in un centro di accoglienza in provincia di Brescia, ha avuto rapporti sessuali con bambina di dieci anni, la cui gravidanza - che ha portato a un aborto terapeutico - è stata scoperta dai medici che l'hanno visitata per dolori all'addome. Per il difensore dell'imputato, l'avvocato Davide Scaroni, «non è una condanna lieve in sé e non è assolutamente, come è stato detto da tanti politici, una pena nel minimo edittale. Addirittura, con la concessione delle attenuanti generiche e la diminuzione derivante dal giudizio abbreviato, la pena finale poteva essere di 2 anni e 8 mesi. Il fatto che si sia arrivati a 5 anni significa che il giudice si è ben discostato dal minimo, com'è normale che sia in un caso di una gravità assoluta come questo».

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Atti sessuali con minore di 14 anni: non vale il consenso

In attesa delle motivazioni il difensore informa che il giudice ha escluso la violenza o la minaccia, ipotizzate dalla procura. E il Gup ha riconosciuto una provvisionale di 30mila euro. Al di là della quantificazione della pena le motivazioni saranno indispensabili per capire qual è il ragionamento del giudice alla base della riqualificazione del reato.

La Cassazione in più occasioni e, da ultimo, con la sentenza 492/2026, pur condannando, a due anni per atti sessuali con minore (articolo 609-quater del Codice penale) un 18enne che aveva una relazione con una ragazzina di 13 anni, ha chiarito che al di sotto dei 14 anni il consenso del minore è sempre giuridicamente irrilevante. La Suprema corte fissa una soglia di protezione assoluta: sotto i 14 anni vige una presunzione legale di invalidità del consenso. È irrilevante che il rapporto sia desiderato o richiesto dalla minore e che non ci sia stata minaccia o coercizione.

A fare la differenza tra il reato di violenza sessuale (articolo 609-bis del Codice penale) e quello di atti sessuali con minore (articolo 609- quater del codice penale) è il consenso. Se nel primo caso si prova che è stato libero e consapevole non c'è reato, nel secondo non vale.

La reazione dell'Associazione nazionale magistrati

La Giunta esecutiva sezionale di Brescia dell'Associazione nazionale magistrati ha espresso «forte preoccupazione» per la richiesta di alcuni esponenti politici di sollecitare l’ispezione ministeriale per verificare la «regolarità dei criteri adottati» nella determinazione della pena inflitta all’imputato.

Secondo la Giunta, la richiesta risulta particolarmente inopportuna perché avanzata «senza che neppure sia stata ancora depositata la motivazione della sentenza», passaggio fondamentale per comprendere le ragioni della decisione assunta dal giudice. Nel comunicato l'Anm ribadisce che «la critica legittima ai provvedimenti dell'autorità giudiziaria non può mai risolversi né in attacchi gratuiti alla persona del magistrato che li ha adottati né nell'invocazione di un improprio uso dei poteri ispettivi del ministro della Giustizia», che non possono essere utilizzati per «sindacare il merito delle decisioni assunte».

La Giunta auspica infine che «i comportamenti di chi riveste ruoli istituzionali siano ispirati alla grammatica della separazione dei poteri» e siano «rispettosi dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura».

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