Economia Digitale

Apple Intelligence: arrivano le prime app che sfruttano l’Ai locale

Con iOS 26 Apple porta l’intelligenza artificiale direttamente sugli iPhone, puntando su privacy e praticità

di Marco Trabucchi

3' di lettura

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L’assistente vocale Siri, nella sua versione più avanzata annunciata nel 2023, non è ancora disponibile. L’elefante dormiente continua a occupare la stanza di Apple, ma Cupertino ricalibra le aspettative degli utenti con un approccio meno rumoroso e decisamente più utile nella vita quotidiana: l’apertura di Apple Intelligence agli sviluppatori di terze parti. L’obiettivo dichiarato dell’azienda di Cupertino è quello di “sfruttare la potenza dell’Apple Intelligence”, mettendo l’accento su due esigenze centrali: ridurre i costi di infrastruttura per gli sviluppatori e, soprattutto, rafforzare la tutela della privacy degli utenti, evitando che dati sensibili vengano inviati a server esterni.

Il Foundation Models framework: tre righe di codice per l’AI

Tutto questo è stato reso possibile grazie al lancio del Foundation Models framework, che permette agli sviluppatori di integrare funzionalità di intelligenza artificiale direttamente nei dispositivi, senza necessità di una connessione Internet e del Cloud. Grazie al supporto nativo per Swift, il linguaggio di programmazione proprietario di Apple per lo sviluppo di app iOS, bastano appena tre righe di codice per sfruttare le potenzialità del modello, una semplicità molto apprezzata dagli sviluppatori.

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Le prime app IOS che sfruttano l’AI locale di Apple

Con il rilascio di iOS 26 per tutti gli utenti sono arrivate le prime applicazioni che integrano le funzionalità basate sui modelli di intelligenza artificiale locale di Apple. L’analisi di questi primi esempi rivela miglioramenti incrementali che tuttavia trasformano l’esperienza utente in modo significativo.

Tra queste c’è MoneyCoach, un’app di gestione finanziaria che utilizza i modelli locali per due funzionalità apparentemente banali ma tremendamente utili: analizza le spese mostrando insight automatici, come se hai speso più della media in alimentari per quella settimana particolare, e suggerisce automaticamente categorie e sottocategorie per una voce di spesa per inserimenti rapidi. Niente di rivoluzionario, ma sufficiente per far risparmiare decine di tap e minuti preziosi ogni giorno.

LookUp, l’app per l’apprendimento delle lingue, ha aggiunto due nuove modalità utilizzando i modelli AI di Apple: una modalità di apprendimento che sfrutta un modello locale per creare esempi corrispondenti a una parola, e una funzione per generare una vista mappa dell’origine di una parola. Funzionalità che arricchiscono l’esperienza di studio senza stravolgerla.

Particolarmente interessante è il caso di Tasks, che permette agli utenti di parlare alcune cose e utilizza il modello locale per suddividerle in varie attività senza usare internet. Una dimostrazione pratica di come l’AI locale possa essere più affidabile e immediata di quella cloud.

I vantaggi del “piccolo ma funzionale”

Il vantaggio dell’approccio secondo Apple è evidente: l’elaborazione resta sul telefono, i tempi di risposta si accorciano drasticamente e molte funzioni sono disponibili anche offline. Certo, i modelli locali sono meno potenti di quelli basati sul cloud e non possono affrontare compiti complessi come le piattaforme di OpenAI o Google. Ma l’approccio apre prospettive interessanti in diversi settori. Le applicazioni di gestione del bilancio familiare, molto diffuse in Italia, potrebbero integrare suggerimenti in tempo reale senza condividere informazioni bancarie con server esterni. Nell’istruzione, lo studio delle lingue o la didattica digitale potrebbero sfruttare modelli che funzionano anche offline, particolarmente utile nelle aree con connettività limitata. In ambito sanitario, l’elaborazione locale dei dati potrebbe rendere più semplice il rispetto del GDPR e delle normative sulla privacy. Al momento non ci sono app italiane che abbiano dichiarato di utilizzare il framework di Apple, ma il fatto che l’italiano sia tra le lingue supportate rende plausibile una rapida adozione nel nostro mercato.

I numeri di una strategia vincente

Apple ha incassato oltre 10 miliardi di dollari di commissioni dall’App Store solo negli Stati Uniti nel 2024, e l’apertura dell’AI agli sviluppatori rappresenta una nuova frontiera di monetizzazione. L’idea è semplice: funzionalità AI “premium” nelle app, con Apple che trattiene la sua percentuale come già avviene per gli acquisti digitali. Una strategia che sembra funzionare. Con iOS 26 ora disponibile per tutti gli utenti, il numero di app che integra Apple Intelligence cresce quotidianamente. E soprattutto, queste applicazioni stanno dimostrando che l’intelligenza artificiale non deve necessariamente essere “generativa” per risultare utile agli utenti.

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