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Panetta: «Puntare sui giovani. Sì all’AI ma attenzione ai lavoratori»

Il Governatore nelle Considerazioni finali: la situazione internazionale che «è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico. Il blocco dello stretto di Hormuz ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche». In Italia servono «misure mirate e temporanee»

di Carlo Marroni

Il 29 maggio alle ore 10.30 il Governatore Fabio Panetta ha presentato le Considerazioni finali in occasione della pubblicazione della Relazione annuale sul 2025. Foto: frame tratto dalla diretta online dal sito di Bankitalia

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La crisi dell’ordine mondiale innescata dai conflitti in corso mette l’Italia davanti ad una sfida molto ardua, ma necessaria: aumentare con decisione la produttività dell’economia, che pur avendo mostrato dal 2019 una buona tenuta ora ha una crescita molto modesta. Le politiche pubbliche devono abbassare il debito statale per liberare risorse da destinar a politiche sociali e sviluppo, e si devono affrontare le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: “La scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica. Lo sforzo di investimento degli ultimi anni va proseguito e reso più efficace, migliorando la qualità dell’azione pubblica”.

Nelle considerazioni finali del 2026 il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, indica la strada per una decisa innovazione – a partire da un ampio utilizzo dell’intelligenza artificiale – che prima di tutto valorizzi i giovani e guardi al futuro: “L’Italia deve guardare al futuro con determinazione. Ha punti di forza importanti: conoscenze scientifiche all’avanguardia, risorse umane da valorizzare, un sistema produttivo con eccellenze riconosciute, una solida posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie. È un patrimonio prezioso. Perché diventi un vero vantaggio, occorre orientarlo verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire”.

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L’Italia ha molti punti forza, bisogna investire. Valorizzare le competenze

In prospettiva – scrive Panetta - il nodo della competitività rischia di tornare centrale. “La presenza degli esportatori italiani resta limitata nei mercati asiatici, destinati a essere i principali motori della domanda globale, mentre la concorrenza cinese accresce la pressione anche nei comparti manifatturieri tecnologicamente avanzati. L’Italia conserva punti di forza rilevanti nella meccanica, nella farmaceutica e nelle produzioni di qualità: solo investendo e innovando saranno valorizzati”. Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. “Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme”. Insomma bisogna “creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro”. Temi che riecheggiano i punti chiave del rapporto annuale Istat di quest’anno.

Favorire l’adozione dell’intelligenza artificiale, evitare gli errori del passato nell’adottare le innovazioni

Tuttavia, ricorda Panetta, perché l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese – incluse quelle piccole e medie – e investire nella formazione delle persone. “I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione”. Quindi la tecnologia sarà il terreno decisivo di questa sfida. Intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. “Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l’invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa. Siamo ancora in una fase iniziale”. Per il Governatore “vi è quindi il tempo per evitare che si ripeta l’esperienza degli anni novanta. Allora, nell’adozione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, si accumularono ritardi che hanno poi frenato la produttività per decenni. Oggi occorre agire con rapidità. Il contributo potenziale è rilevante. La produttività del lavoro potrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali all’anno in uno scenario di adozione lenta, e di oltre 1 punto in caso di diffusione rapida e pervasiva”.

Lo scenario internazionale: il prezzo del petrolio e l’inflazione

Panetta analizza la situazione internazionale che “è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico. Il blocco dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto – ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche. Il prezzo del petrolio è aumentato in tutte le aree geografiche, riflettendo l’integrazione delle catene produttive e distributive globali. Nel mercato del gas, più frammentato, i prezzi hanno seguito traiettorie differenziate: sono cresciuti in Europa e in Asia, aree dipendenti dalle importazioni; sono rimasti stabili negli Stati Uniti, dove l’abbondanza della produzione interna e i vincoli infrastrutturali all’esportazione attenuano la trasmissione delle tensioni internazionali ai prezzi domestici”. In Europa “negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27. L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori” mette in guardia Panetta. Ovunque i prezzi al consumo e le aspettative di inflazione a breve termine sono in aumento. Inoltre Panetta tra gli squilibri cita la persistenza di posizioni debitorie e creditorie sull’estero di ampie dimensioni. Gli Stati Uniti hanno una posizione debitoria netta pari al 90 per cento del PIL, a fronte di posizioni creditorie in Cina, in altre economie asiatiche e nell’area dell’euro. I redditi generati da tali posizioni – interessi e dividendi – tendono ad accrescere nel tempo gli squilibri.

I costi dell’energia in Italia

Il conflitto nel Golfo Persico ha reso nuovamente evidente la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia, rimarca il Governatore. «Per un’economia particolarmente esposta, i recenti rincari comportano un rilevante trasferimento di risorse all’estero: riducono il reddito disponibile delle famiglie (fig. 7.a), indeboliscono la competitività delle imprese e frenano la crescita. Questa dipendenza va ridotta agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti. L’Italia ha compiuto progressi in ciascuno di questi ambiti, ma il passo va accelerato» dice Panetta. Per fronteggiare gli attuali alti costi, secondo Panetta servono «misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese. Ma vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica. Solo accelerando la transizione potremo ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita».

La pressione sui tassi di interesse e l’incertezza del conflitto

“A pochi anni dallo shock inflazionistico successivo alla pandemia – aggiunge Panetta - l’attesa di una risposta tempestiva delle banche centrali sta accentuando il rialzo dei tassi di interesse su tutte le scadenze. Le prospettive economiche si sono fortemente deteriorate. I rincari energetici erodono il reddito disponibile delle famiglie e comprimono i margini delle imprese. Il rialzo dei rendimenti irrigidisce le condizioni finanziarie”. I debiti pubblici, già elevati dopo anni di politiche espansive, lasciano spazi ridotti per interventi di sostegno. Nell’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto, il Fondo monetario internazionale prevede per il 2026 un calo della crescita globale al 3,1 per cento e un’inflazione al 4,4, quasi 1 punto in più rispetto alle stime formulate lo scorso anno. Lo scenario sarebbe ben peggiore qualora il conflitto si prolungasse. Quindi “è difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo. L’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti”.

Gli orientamenti della Bce

A fronte dell’elevata incertezza sull’evoluzione dell’inflazione e dell’attività economica, in aprile “il Consiglio direttivo ha ritenuto opportuno non modificare l’orientamento della politica monetaria e attendere ulteriori informazioni. Le condizioni per il contrasto dell’inflazione sono più favorevoli rispetto al biennio 2021 22: i tassi ufficiali, allora negativi, sono oggi in linea con le stime del tasso neutrale; la domanda interna è più debole. Le aspettative di inflazione di medio termine, pur soggette a pressioni, rimangono ancorate all’obiettivo e non si rilevano tensioni salariali. Il quadro prospettico potrebbe tuttavia richiedere una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria, per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti”. Lo shock energetico sta già spingendo al rialzo la dinamica dei prezzi al consumo. Anche nell’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto, una pronta normalizzazione delle quotazioni di petrolio e gas appare improbabile. La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori. Una spirale tra prezzi e salari insomma va prevenuta: “una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare. Il Consiglio direttivo deciderà in giugno, sulla base delle informazioni allora disponibili e delle nuove proiezioni. Sarà determinante valutare in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi e quanto possano incidere su consumi, investimenti e attività economica. Da questa valutazione dipenderà la calibrazione della risposta monetaria”.

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