Guerra ibrida

Belgio, Polonia e Romania si attrezzano per abbattere i droni russi

Varsavia e Bucarest introducono il sistema Merops, annunciato già alla fine di settembre. Consiglio di sicurezza urgente in Belgio

di Antonio Talia

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Il Consiglio di sicurezza nazionale convocato d’emergenza in Belgio, un nuovo sistema di difesa appena dispiegato in Polonia e Romania, che sarà presto schierato anche in Danimarca: a quasi due mesi da quando le incursioni di droni nei cieli europei sono diventate sempre più comuni, producendo allarmi e blocchi del traffico aereo, la risposta dei paesi dell’Unione e della NATO deve tenere conto di costi e questioni strategiche.

Varsavia e Bucarest introducono oggi il sistema Merops, annunciato già alla fine di settembre. Si tratta di un sistema di sorveglianza elettro-ottico abbastanza piccolo da essere trasportato in un pickup di media grandezza, capace di identificare ed eventualmente abbattere droni ostili, impiegando anche dispositivi di intelligenza artificiale nel caso di interferenze alle comunicazioni satellitari ed elettroniche. «È un sistema in grado di puntare e anche di abbattere droni, a fronte di un costo contenuto – ha dichiarato ad Associated Press il colonnello Mark McLellan, numero due delle operazioni del NATO Allied Land Command – è molto più economico che far decollare degli F-35 e abbattere i droni con un missile».

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Il 9 settembre scorso, intorno alle 11:30 di sera, tra i 19 e i 23 droni russi avevano violato lo spazio aereo polacco, determinando la reazione dell’aeronautica militare polacca e dell’aviazione di altri Paesi NATO, che avevano abbattuto alcuni dei velivoli.

La Polonia lo aveva definito uno dei più gravi incidenti mai avvenuti dal crollo dell’Unione Sovietica e aveva invocato l’art.4 del trattato atlantico, che prevede consultazioni tra i Paesi dell’alleanza in caso di minacce evidenti. Soli quattro giorni dopo, altri droni russi erano entrati nello spazio aereo della Romania evidenziando una debolezza strutturale dell’intero fianco orientale della NATO: fino a che punto è funzionale spendere milioni per schierare jet militari contro droni che costano qualche migliaio di euro?

Le incursioni russe hanno sottolineato la necessità di nuovi mezzi di difesa, in un contesto militare a cui il conflitto in Ucraina sta apportando cambiamenti continui: diversi conglomerati europei stanno sviluppando sistemi simile al Merops – una produzione congiunta tra Usa e Turchia – , inclusi missili anti-drone, mentre diversi molti leader politici e alti ufficiali militari dell’Unione europea invocano la creazione di una Eastern Flank Deterrence Line, ossia una zona di difese stratificate su vari livelli lungo il fianco est della NATO.

Ma, come abbiamo raccontato nei nostri speciali sulla guerra ibrida, queste minacce possono essere anche molto difficili da identificare: i droni che negli ultimi due mesi hanno interrotto il traffico di vari aeroporti in Danimarca, Norvegia, Germania e Belgio, gli sciami che hanno sorvolato basi militari in Belgio, Svezia e Danimarca e i palloni aerostatici che in diverse occasioni hanno paralizzato l’aeroporto di Vilnius, in Lituania, non sono stati ricondotti con certezza a una nazione specifica.

Prima della convocazione del Consiglio nazionale di sicurezza di oggi, il governo di Bruxelles non ha accusato una nazione specifica, ma una fonte dell’amministrazione ha dichiarato all’agenzia di stampa Belga che «ci sono pochi dubbi» sull’origine russa degli sciami di droni.

Il Belgio, secondo le indiscrezioni riportate dai media locali, vuole proporre un quadro comune europeo per rispondere «alle minacce di droni provenienti dall’estero».

Nel frattempo, non dobbiamo permettere che droni ostili entrino nel nostro territorio o sorvolino le nostre basi militari. Gli ordini e le direttive sono chiari: se possibile, li abbatteremo», ha dichiarato il ministro della Difesa Theo Francken.

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