La crisi a Hormuz

Cacciamine italiani, quanti marinai e come sono equipaggiate le navi

Gli equipaggi delle unità, comprese quella di scorta e quella di supporto logistico, sarebbero composti da oltre 400 nostri militari. E già nei giorni scorsi si sono già tenute nel Mediterraneo delle attività di addestramento

di Andrea Carli

Il cacciamine Gaeta della Marina Militare, Roma, 17 Aprile 2026.  (Ansa)

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Due cacciamine, il “Rimini” e il “Crotone”, scortati dal “Montecuccoli”, l’unità multiruolo da combattimento con sistemi di difesa aerea, e affiancati dall’ “Atlante”, la nave della classe Vulcano che da un sostegno a livello logistico.

È questa la flotta italiana che in una ventina di giorni da La Spezia raggiungerà Gibuti, dove farà tappa nell’attesa di fare rotta verso le acque dello Stretto di Hormuz, una volta maturata una tregua tra Usa e Iran e ottenuto il via libera del parlamento. Secondo i calcoli, gli equipaggi sarebbero composti da oltre 400 nostri militari. E già nei giorni scorsi si sono già tenute nel Mediterraneo delle attività di addestramento.

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«Laddove scoppiasse la pace - ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto intervenuto con il responsabile della Farnesina Antonio Tajani mercoledì 13 maggio in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite - servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo. In via precauzionale stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto: inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso come Mediterraneo Sicuro e Aspides, e all’interno del quadro autorizzato missione Internazionale dell’Italia».

Ecco alcune indicazioni sulle navi coinvolte.

Cacciamine Rimini

Nave Rimini

Nave Rimini è la più giovane delle otto unità cacciamine classe Lerici 2ª serie. Il suo abituale porto di assegnazione è La Spezia. Si tratta di un’unità tipo Mine Hunter Coastal (Cacciamine Costiero) appositamente progettata per la localizzazione e la disattivazione o distruzione di mine navali. Per effettuare queste operazioni è dotata di un sofisticato sistema sonar che può essere filato sino a 40 metri, e di due veicoli filoguidati (ROV – Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sui fondali marini sino a profondità di circa 600 metri.

Varata il 17 settembre 1994 e consegnata alla Marina Militare Italiana da parte dei cantieri Navali Intermarine di Sarzana presso il molo Pagliari di La Spezia il 26 novembre 1996, ha ricevuto il suo battesimo operativo con l’Operazione Alba Advanced Party nel Porto di Durazzo nel 1997, operando nelle acque territoriali albanesi contribuendo alla costituzione del corridoio umanitario a favore della popolazione albanese e nel 1998 ha iniziato la sua attività addestrativa nei mari del Nord Europa, presso il Mine Hunter Order Sea Training (MOST), centro di eccellenza per l’addestramento alla guerra di mine situato ad Ostenda, in Belgio.

L’equipaggio si compone di 51 persone.

Il cacciamine Crotone

Il cacciamine Crotone

Il cacciamine Crotone è la quinta di otto unità della classe Lerici seconda serie (nota anche come classe Gaeta), varata l’11 maggio 1992 e consegnata alla Marina Militare il giorno 14 giugno 1994. Così come nave Rimini, anche per il crotone il porto di assegnazione abituale è La Spezia. Nave Crotone è un’unità tipo Mine Hunter Coastal (Cacciamine Costiero) appositamente progettata per la localizzazione e la disattivazione o distruzione di mine navali.

È dotato di un sofisticato sistema sonar che può essere filato sino a 270 metri, e di due veicoli filoguidati (ROV – Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sul fondo marino sino a profondità di circa 600 metri. Nonostante il principale impiego sia in operazioni di bonifica di aree marine con presenza di ordigni, si presta a un impiego “dual use”.

L’impiego “duale” si è nel tempo realizzato attraverso collaborazioni con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con la Magistratura nazionale e con altri Enti e Dicasteri dello Stato, tutti a vario titolo interessati ad esplorare le profondità marine con lo scopo di ricercare e investigare relitti di navi o aeromobili, reperti di interesse storico o qualunque altro oggetto giacente sui fondali, anche per scopi legati alla preservazione dell’ecosistema marino, spesso con finalità scientifiche. Inoltre, disponendo di camera iperbarica multiposto, e personale sanitario specializzato in fisiopatologia subacquea, l’Unità può essere utilmente impiegata in supporto del personale subacqueo di bordo o esterno, i quali operano anche a quote profonde.

L’equipaggio è di 44 persone.

Nave Raimondo Montecuccoli

Nave Raimondo Montecuccoli è il terzo delle sette Unità Combattenti Multi Missione- Multi Purpose Combat Ship (primo nella versione Light Plus) che rientrano nel piano di rinnovamento delle linee operative delle unità navali della Marina Militare, deciso dal Governo e dal Parlamento e avviato nel maggio 2015 sotto l’egida di OCCAR (Organizzazione per la cooperazione congiunta in materia di armamenti).

È una nave ad elevata flessibilità operativa, concepita per svolgere una molteplicità di compiti di carattere prettamente militare quali il pattugliamento, il trasporto logistico e il combattimento, ma anche di protezione civile e ambientale grazie alle sue intrinseche capacità duali, rese evidenti dalle peculiari predisposizioni di bordo. Le due zone modulari di poppa permettono, infatti, l’imbarco di container adatti alle diverse esigenze della missione, come container logistici e sanitari, e allo stesso tempo consentono l’imbarco di Forze Speciali o di un comando complesso.

Il Montecuccoli. (Ansa)

Costruito interamente in Italia, presso il cantiere integrato di Riva Trigoso e Muggiano (SP)di Fincantieri, il pattugliatore si contraddistingue alla vista per la doppia prora sfalsata, che evoca il rostro delle antiche navi romane, una soluzione che permette all’unità la riduzione della formazione ondosa e dei consumi di carburante, aumentandone così l’idrodinamica e la velocità massima.

Altri due elementi tecnologici iconici e futuristici sono il Naval Cockpit e il riduttore multi-clutch. Il primo permette la condotta della nave e delle operazioni aereo-navali da una postazione integrata gestita da due soli operatori. Il secondo, invece, permette un ampio ventaglio di possibili assetti propulsivi adattabili alla situazione tattica, da quelli che garantiscono una notevole estensione dell’autonomia a quelli capaci di raggiungere le massime prestazioni in termini di reazione e velocità (32 nodi). Le nuove tecnologie implementate la rendono uno strumento ingegneristico di primissimo livello.

L’equipaggio è di 140 uomini.

Nave Atlante

Nave Atlante

Nave Atlante è la seconda Logistic Support Ship (LSS) della classe Vulcano. Completamente costruita e allestita presso il Cantiere di Castellammare di Stabia, Nave Atlante rientra in un programma di cooperazione italo-francese in materia di armamenti, sotto l’egida dell’organizzazione europea OCCAR, che ha agito nel programma come Contract Authority, garantendo una supervisione di tutte le fasi contrattuali, della costruzione e dell’allestimento.

Nave Atlante è dotata dei più moderni sistemi di autodifesa, di sensori allo stato dell’arte, tra cui radar di navigazione e sorveglianza, sistemi video e infrarossi, sonar anti-ostacolo e per la scoperta di incursioni subacquee. La nave dispone inoltre di un ponte di volo idoneo all’impiego di tutti gli elicotteri in dotazione alla Marina Militare Italiana, capacità che ne ampliano enormemente il raggio d’azione logistico e operativo.

L’area sanitaria di bordo rappresenta un ulteriore elemento distintivo: un moderno complesso medico, catalogato Role 2 maritime Level 3 in ambito Nato, capace di operare in supporto alle forze nazionali e internazionali, ma anche in contesti di crisi umanitaria, emergenze e calamità naturali, grazie a due sale operatorie completamente allestite, posti di terapia intensiva e moderne apparecchiature per lo screening clinico avanzato.

L’equipaggio è di 235 persone.

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