Crosetto: «Avviciniamo due cacciamine a Hormuz ma aspettiamo la pace». Tajani: «Non chiediamo una nuova operazione»
Il ministro degli Esteri e quello della Difesa sono intervenuti davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la Commissione Esteri e Difesa Senato
di Andrea Carli
5' di lettura
I punti chiave
- Tajani: «Non chiediamo una nuova operazione nel Golfo»
- Crosetto: «Ci muoviamo nel quadro delle missioni militari all’estero»
- «40 Paesi stanno valutando di contribuire»
- «Natura multinazionale coordinata dello sforzo»
- Tajani: «Italia pronta a fare la sua parte»
- Crisi in Medio Oriente, «l’unica via è il negoziato, l’ho detto a Rubio e Araghchi»
- «Pronti a ospitare in Italia colloqui di pace Israele-Libano»
- «Israele ritiri la legge che amplia la pena di morte»
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Il governo italiano non chiede al parlamento di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo. Spiega di muoversi all’interno delle prerogative attribuite al Ministro della Difesa nel quadro delle missioni militari all’estero, già autorizzate dalle Camere.
È questo uno dei passaggi emersi in occasione dell’audizione dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, sulla crisi nello Stretto di Hormuz, che si è svolta mercoledì 13 maggio davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la Commissione Esteri e Difesa Senato.
Il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e il ministro della Difesa hanno delineato la posizione dell’Italia rispetto “alle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione” nel tratto di mare fra Iran e Arabia Saudita. In questa occasione l’esecutivo ha ribadito che il paese non aderirà ad alcuna missione senza prima un via libera votato dal Parlamento.
«Laddove scoppiasse la pace - ha spiegato il ministro della Difesa -, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo. In via precauzionale stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto: inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso come Mediterraneo Sicuro e Aspides, e all’interno del quadro autorizzato missione Internazionale dell’Italia». Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani, se sarà possibile».
«In via esclusivamente precauzionale, considerando i tempi necessari al trasferimento e allo schieramento degli assetti, stiamo predisponendo che le unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto - ha affermato Crosetto -. Inizialmente nel Mediterraneo Orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso Mediterraneo Sicuro e Aspides, e sempre rigorosamente all’interno del quadro autorizzato delle missioni internazionali dell’Italia».








