Medio Oriente

Crosetto: «Avviciniamo due cacciamine a Hormuz ma aspettiamo la pace». Tajani: «Non chiediamo una nuova operazione»

Il ministro degli Esteri e quello della Difesa sono intervenuti davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la Commissione Esteri e Difesa Senato

di Andrea Carli

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il presidente della commissione difesa della Camera,  Antonino Minardo, il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani ed il presidente della commissione esteri difesa del Senato Maurizio Gasparri durante l'audizione sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, Camera dei Deputati, Roma 13 maggio 2026 ANSA

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Il governo italiano non chiede al parlamento di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo. Spiega di muoversi all’interno delle prerogative attribuite al Ministro della Difesa nel quadro delle missioni militari all’estero, già autorizzate dalle Camere.

È questo uno dei passaggi emersi in occasione dell’audizione dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, sulla crisi nello Stretto di Hormuz, che si è svolta mercoledì 13 maggio davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la Commissione Esteri e Difesa Senato.

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Il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e il ministro della Difesa hanno delineato la posizione dell’Italia rispetto “alle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione” nel tratto di mare fra Iran e Arabia Saudita. In questa occasione l’esecutivo ha ribadito che il paese non aderirà ad alcuna missione senza prima un via libera votato dal Parlamento.

«Laddove scoppiasse la pace - ha spiegato il ministro della Difesa -, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo. In via precauzionale stiamo predisponendo che due unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto: inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso come Mediterraneo Sicuro e Aspides, e all’interno del quadro autorizzato missione Internazionale dell’Italia». Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani, se sarà possibile».

«In via esclusivamente precauzionale, considerando i tempi necessari al trasferimento e allo schieramento degli assetti, stiamo predisponendo che le unità cacciamine si posizionino relativamente più vicine allo Stretto - ha affermato Crosetto -. Inizialmente nel Mediterraneo Orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso Mediterraneo Sicuro e Aspides, e sempre rigorosamente all’interno del quadro autorizzato delle missioni internazionali dell’Italia».

Tajani: «Non chiediamo una nuova operazione nel Golfo»

«Sgombero il campo da equivoci - ha esordito Antonio Tajani, delineando la posizione diplomatica dell’Italia -, non vogliamo chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo ma condividere l’impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale. Impegno, sottolineo, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità».

Crosetto: «Ci muoviamo nel quadro delle missioni militari all’estero»

Il concetto è stato poi ribadito da Crosetto, quando ha preso la parola. «Una nuova missione militare - ha ribadito il ministro della Difesa - prevede prima una vera tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento». Crosetto ha spiegato come «la tregua appare fragile e precaria, è indispensabile mantenere un accordo serio e responsabile sia con i nostri alleati internazionale sia nel rapporto tra governo e parlamento». «Ci muoviamo, cioè vorrei fosse chiaro, all’interno delle prerogative attribuite al Ministro della Difesa - ha continuato - nel quadro delle missioni militari all’estero, già autorizzate dalle Camere. Quindi, anche se non vi era l’obbligo, abbiamo ritenuto doveroso condividere con voi con la massima trasparenza, nel pieno rispetto delle istituzioni, le valutazioni e le misure prudenziali che il Governo sta progressivamente predisponendo in linea con quanto sta prendendo forma sul piano internazionale nelle ultime settimane».

«L’obiettivo condiviso - ha continuato il ministro della Difesa - resta quello di favorire, il più velocemente possibile, attraverso un’azione coordinata della comunità internazionale, un ritorno a condizioni di stabilità e normalità nella navigazione marittima nell’area di Hormuz».

«40 Paesi stanno valutando di contribuire»

«Oggi - ha spiegato Crosetto - 40 Paesi stanno valutando di contribuire a rendere lo stretto di Hormuz libero percorribile appena le condizioni lo permetteranno. Ben 24 di questi Paesi hanno già manifestato la loro disponibilità di massima a partecipare con assetti altamente specializzati, utili ad esempio a rimuovere le mine oggi presenti in quel tratto di mare di cui nessuno conosce né la localizzazione, né il numero, né anche gli stesi iraniani. Nel complesso, tra gli altri, Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Spagna, Olanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Canada, Australia, Nuova Zelanda si sono già detti tutti disponibili a fornire capacità operative significative».

«Natura multinazionale coordinata dello sforzo»

«Altri - ha chiarito Crosetto - stanno valutando di fare altrettanto. Un quadro che conferma la natura multinazionale coordinata dello sforzo. Per dare alcuni esempi concreti, il Belgio continuerà con due unità cacciamine, l’Estonia con un’unità cacciamine, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi metteranno a disposizione personale specializzato nell’attività subacque e di neutralizzazione mine, la Francia ha già preposizionato nel Mar Rosso unitamente alla propria portaaerei due fregate e due unità cacciamine, rendendo inoltre disponibili ulteriori assetti già presenti nella regione. La Germania contribuirà con unità cacciamine e unità di supporto, la Norvegia dispiegherà sistemi specializzati nelle mine, il Regno Unito sta schierando un cacciartorpediniere, un’unità di supporto e dei cacciamine, la Spagna ha reso disponibile un’unità cacciamine e una fregata, quest’ultima già operante nell’area, e la Slovacchia renderà disponibili capacità anfibie. Parallelamente a questa iniziativa, gli Stati Uniti ne stanno promuovendo un’ulteriore, denominata “Maritime Freedom Construct”, per consolidare le attività diplomatiche e militari informative connesse alla sicurezza marittima dell’area. Si tratta - h ricordato il responsabile della Difesa - al momento di iniziative distinte, ma che dovranno necessariamente scambiarsi informazioni e coordinarsi».

Tajani: «Italia pronta a fare la sua parte»

«Un accordo credibile - ha sottolineato da parte sua Tajani - deve portare alla piena navigabilità di Hormuz, che non può essere tenuto in ostaggio con la forza o coi pedaggi. L’Italia è pronta a fare la sua parte. Su impulso italiano Kallas ha reiterato l’idea del rafforzamento di Aspides. A Hormuz siamo pronti a contribuire allo sminamento e garantire la libertà di navigazione nell’ambito della missione multilaterale che sarà lanciata. Nessuna nave - ha quindi assicurato il ministro degli Esteri - sarà impegnata a Hormuz senza l’ok del Parlamento e nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro senza sicurezza e un quadro giuridico internazionale preciso».

Crisi in Medio Oriente, «l’unica via è il negoziato, l’ho detto a Rubio e Araghchi»

«La sola via percorribile - ha ricordato il ministro degli Esteri - è quella del dialogo e della diplomazia. Lo diciamo dall’inizio della crisi e lo diciamo anche oggi: Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici che possano minacciare la regione». «Il regime è quello che ha represso i suoi giovani e lo fa anche oggi con esecuzioni capitali. Il regime ha attaccato tutti i Paesi del golfo. Siamo solidali con gli Emirati per gli attacchi di questi giorni. Ne ho parlato anche con Rubio, ribadendo la centralità del legame transatlantico. A lui - ha continuato Tajani - ho confermato il sostegno del nostro Paese ai negoziati in Pakistan. I negoziati devono continuare e l’occasione non va sprecata: l’ho detto con forza al ministro iraniano Araghchi. L’Iran deve negoziare in buona fede e flessibilità a collaborare con l’Aiea e ristabilire relazioni con i paesi del golfo. L’ho detto anche al ministro cinese».

«Pronti a ospitare in Italia colloqui di pace Israele-Libano»

 

«Una pace duratura in Medio Oriente non può prescindere dalla stabilità del Libano. L’Italia - ha chiarito il responsabile della Farnesina - sostiene il dialogo Israele-Libano mediato dagli Usa. E siamo pronti a ospitare colloqui diretti, come ho detto a Aoun. Rubio e i ministri europei ci hanno incoraggiati per un ruolo italiano nel rafforzare la statualità libanese».

«Israele ritiri la legge che amplia la pena di morte»

«Ribadisco - ha detto Tajani - la ferma condanna del governo per la legge varata dalla Knesset che prevede l’ampliamento della pena di morte in Israele. La legge deve essere ritirata. E’ discriminatoria, dà punizione disumana e degradante e priva di effetti deterrenti. La vita è un valore assoluto. Il nostro rifiuto della pena di morte - ha concluso Tajani - è sempre e ovunque».

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