Carlo Petrini: dalla sinistra degli anni Settanta alla rinascita culturale ed economica delle Langhe
Petrini ha trasformato l’eredità politica del Sessantotto in un progetto comunitario che ha valorizzato le Langhe, passando da povertà a prosperità attraverso Slow Food e iniziative culturali.
di Paolo Bricco
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Adesso che la cassa da morto è chiusa, possiamo tornare a parlare di “Carlin” Petrini da vivo. Sono due le cose per cui Petrini ha lasciato un segno che resterà.
La prima è l’approdo sano e poetico – non nichilista e carrieristico – del fuoco politico e civile della sinistra generata dal Sessantotto e dal Settantasette.
Una delle – umane, troppo umane – forme di tristezza maggiori invalse in Italia è stato assistere alla trasformazione di chi frequentava i giornali e le assemblee di sinistra, partecipava ai cortei di sinistra e diceva (e pensava) cose di sinistra in brillanti (e vagamente cialtroneschi) funzionari molto ben pagati e sempre riveriti del potere mediatico, finanziario, politico, industriale.
Carlin Petrini ha fatto, appunto, una cosa diversa. Ha trasformato quella energia personale in una, prima piccola e poi sempre più grande, energia comunitaria. Ha preso quel desiderio di ballare e di criticare, di partecipare e di pensare cose differenti e lo ha applicato, con metodo politico e pazienza contadina, a un mondo che era stato tagliato fuori dalla storia, che poco c’entrava con le fabbriche, che nessuno nei salotti sapeva esistesse, che tutti ignoravano nelle case editrici borghesemente titolate a spiegarci il mondo: le Langhe.
Le Langhe sono state fra le parti d’Italia più povere. L’inizio della Malora di Beppe Fenoglio, caro Carlin, è di morte e di povertà; “Pioveva su tutte le Langhe, lassù a San Benedetto mio padre si pigliava la sua prima acqua sottoterra. Era mancato nella notte di giovedì l’altro e lo seppellimmo domenica, tra le due messe. Fortuna che il mio padrone m’aveva anticipato tre marenghi, altrimenti in tutta la casa nostra non c’era di che pagare i preti e la cassa e il pranzo ai parenti. La pietra gliel’avremmo messa più avanti, quando avessimo potuto tirare un po’ su la testa”.








