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Caro carburanti, il 6 giugno scadono gli sconti sulle accise: tutte le ipotesi in campo

Il governo italiano valuta il futuro degli sconti sulle accise dopo il 2026, tra pressioni europee e necessità di sostegni mirati per trasporti e agricoltura.

di Andrea Marini

Il prezzo del carburante in forte aumento. ANSA/LUCA ZENNARO
(generica benzina, super senza piombo, gasolio, distributore, carburanti, prezzo alla pompa, accise) ANSA

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Il conto alla rovescia è iniziato. Il prossimo 6 giugno 2026 segnerà una data cruciale per gli automobilisti e le imprese italiane: in quella giornata scadrà, salvo ulteriori interventi dell’ultimo minuto, l’attuale regime di riduzione delle accise sui carburanti introdotto con il decreto-legge n. 89 del 22 maggio scorso.

Lo scenario attuale

Lo sconto sulle accise è stato messo in piedi per la prima volta col Consiglio dei ministri del 18 marzo: 24,4 centesimi al litro in meno sia per la benzina che per il gasolio. Così è stato fino all’1 maggio (compreso). Poi, dal 2 al 22 maggio, il taglio è rimasto identico per il gasolio ed è stato portato a 6,1 centesimi al litro per la verde. Dal 23 maggio al prossimo 6 giugno, invece, non è stato toccato l’intervento sulla benzina ma è stato dimezzato quello sul diesel (-12,2 centesimi). Costo totale: circa 2 miliardi di euro (che nella prima versione più incisiva significa 1 miliardo al mese).

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L’onere finanziario

Accanto al taglio delle accise, il Governo ha stanziato circa 300 milioni di euro in crediti d’imposta destinati al settore dell’autotrasporto e agevolazioni per l’acquisto di fertilizzanti in agricoltura, confermando la volontà dell’esecutivo di virare verso sostegni mirati piuttosto che generalizzati. Sugli sconti sulle accise «ad oggi non abbiamo previsto un quarto intervento anche perché anche gli interventi precedenti sono stati molto costosi e pesanti per il bilancio dello Stato. Ed è per questo che la presidente del Consiglio ha chiesto all’Unione europea la possibilità di derogare al Patto di stabilità», ha detto Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Il nodo delle risorse europee

Ma la risposta della Ue, attesa per mercoledì prossimo, da quanto trapela, sembra più orientata al no. Né migliore fortuna sembra destinata ad avere la proposta del vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme, Raffaele Fitto, che ha invitato i ministri Ue responsabili della coesione «a intraprendere uno sforzo di riprogrammazione» dei Fondi europei «con un focus mirato sull’energia». Una proposta che ha subito provocato una levata di scudi delle Regioni, le maggiori destinatarie di quelle risorse. Risorse che comunque non dovrebbero essere usate per il taglio delle accise.

Le ipotesi sul tavolo

Cosa accadrà dopo il 6 giugno? Al momento, l’incertezza regna sovrana, ma le ipotesi in campo riflettono una strategia governativa sempre più orientata al superamento del “bonus a pioggia”. «Il nostro obiettivo era venire incontro a famiglie e imprese in un momento molto complesso. Vediamo adesso se ci sono da fare ulteriori interventi, si vedrà». ha detto prudentemente il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo.

  • Il superamento della misura: È l’ipotesi che appare al momento più solida dal punto di vista politico. Il Governo sembra propenso a considerare esaurita la fase degli sconti generalizzati. La linea di Palazzo Chigi punta a rafforzare strumenti strutturali, come i crediti d’imposta per le categorie produttive, ritenuti più efficienti nel calibrare l’intervento in base all’effettivo fabbisogno delle filiere. Anche perché dallo stesso Fondo monetario internazionale, è arrivata la richiesta di «sostituire il taglio delle accise con aiuti a famiglie vulnerabili».
  • Il rischio rialzi: La fine della proroga comporterebbe un ritorno alla pressione fiscale ordinaria. Gli osservatori economici avvertono che, in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche costanti, un eventuale stop al taglio potrebbe tradursi in un immediato incremento dei prezzi alla pompa, impattando sui bilanci di milioni di famiglie. L’ultimo dato sull’inflazione (+3,2% annuo a maggio), più di Germania (+2,6%), Francia (+2,4%) e come la Spagna (+3,2%, che però ha un tasso di crescita del Pil multiplo di quello dell’Italia) mette già in allarme il governo.
  • Proroga selettiva: Non si può escludere del tutto un intervento dell’ultimo minuto, specialmente se le dinamiche dei mercati petroliferi dovessero subire scossoni improvvisi. Al momento, però, benzina e gasolio sono in calo in Italia, e nella Ue a 27 il paese è all’ottavo posto per prezzo della benzina (dietro a Francia e Germania, ma comunque davanti alla Spagna e davanti sia alla media Ue a 27 che alla media dell’area euro). Tuttavia, un’eventuale estensione difficilmente replicherebbe gli schemi del passato: l’attenzione è rivolta a misure che possano coniugare la sostenibilità finanziaria con l’esigenza di non penalizzare eccessivamente la ripresa economica.



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