Salute mentale

Caso Modena, la scure sui centri psichiatrici: molti rinunciano alle cure

Il responsabile della strage risulta essere stato in cura dal 2022 al 2024 per poi abbandonare i farmaci perchè - a detta del suo legale - diceva di stare meglio. Ora i riflettori si accendono sulla mancata accessibilità alle cure per molti pazienti psichiatrici

di Letizia Giostra

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Nessuno sa che cosa sia passato per la testa di Salim El Koudri, il 31enne italiano di origini egiziane che lo scorso sabato a Modena, mentre era alla guida della propria autovettura, è piombato sulla folla seminando il panico. C’è chi parla di manie di persecuzione e chi di psicosi, ma la prefetta Fabrizia Triolo conferma la passata diagnosi di disturbo schizoide di personalità. L’attentatore - che ora dovrà rispondere di strage e lesioni aggravate - è stato in cura per due anni, dal 2022 al 2024, per poi interrompere di sua spontanea volontà il percorso. Il suo avvocato difensore, Fausto Giannelli, ha chiesto una perizia psichiatrica.

Nel frattempo l’Italia si è spaccata in due tifoserie, ovvero chi riconosce la malattia dell’uomo come fattore scatenante della tragedia sfiorata e chi non vede un legame tra le due cose. Quel che è certo sono i numeri relativi alle cure psichiatriche: sono 845.516 utenti assistiti in Italia, ma sui cui ruotano problemi come le lunghe attese e il poco personale che spingono in molti ad abbandonare il percorso (o a non avviarlo affatto).

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Il disturbo psichico come causa della strage sfiorata

Dopo la perquisizione nell’abitazione di Salim a Ravarino non sono emersi elementi che posano far pensare a una radicalizzazione religiosa o a legami con formazioni eversive per dare una spiegazione a quanto accaduto il pomeriggio del 16 maggio. L’ipotesi più plausibile per gli investigatori, quindi, è l’instabilità mentale dell’attentatore. Tesi sostenuta sia dalla prefetta che dallo stesso ministro alla Difesa Guido Crosetto che parla di «evento legato alla sfera psicologica».

Mentre la sua fedina penale è pulita, risultano invece problemi psichici talmente invalidanti da spingere l’uomo ad intraprendere un percorso di cura presso il Centro di igiene mentale di Castelfranco Emilia, dove gli investigatori della Digos e dell’Antiterrorismo si sono recati per acquisire le sue cartelle cliniche. La diagnosi sarebbe di disturbo schizoide di personalità, definito nel DSM-5-TR come «un pattern pervasivo di distacco dalle relazioni sociali e di una gamma ristretta di espressione delle emozioni in contesti interpersonali». Nel piano terapeutico di Salim era prevista anche l’assunzione di farmaci, ma che lui stesso ha smesso di prendere dopo due anni perchè sentiva di non averne più bisogno.

Lo stato di salute dei centri di assistenza psichiatrica

Con la legge Basaglia, i manicomi hanno chiuso per far aprire i centri di assistenza psichiatrica. Ma dove sono? Esistono, ma col tempo si sono ridotti a causa dei costi elevati. Lo stesso vale per la forte carenza di personale, stimata al 30%. Tra riduzioni e tagli, il risultato è un effetto domino: la scelta dei pazienti, infatti, è quella o di rivolgersi al privato o di non intraprendere alcun percorso.

Ora tocca al Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, approvato il 29 dicembre dello scorso anno. Con 80 milioni di euro per il 2026, 85 per il 2027, 90 milioni per il 2028, più 30 milioni l’anno 2029, lo scopo del piano è quello di stravolgere i centri di assistenza, mettendo mano sui servizi di salute mentale così da garantire uniformità su tutto il territorio nazionale. Significa porre riparo a un vuoto organizzativo durato 13 anni, nel corso dei quali in Italia si è determinata una situazione a macchia di leopardo e con gravi lacune.

Cosa dice il ministero della Salute

Risale soltanto allo scorso mese la pubblicazione da parte del ministero della Salute del Rapporto sulla salute mentale. I dati raccolti sono relativi al 2024, lo stesso anno in cui Salim ha deciso autonomamente di non curarsi più. il risultato è uno specchio del fenomeno: sono 845.516 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici. Numeri freddi, ma che raccontano le storie dei più fragili. Per quanto riguarda le strutture attive sul territorio la cifra è di 1.236, quelle residenziali 1.962 e 800 le semiresidenziali.

Le spese

Per farmaci come gli antidepressivi la spesa lorda complessiva è di oltre 419 milioni di euro, mentre per gli antipsicotici è pari a 89 milioni di euro. Il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica è pari a € 75,2, mentre quella territoriale ammonta a 3.572.433 (in migliaia di euro). In passato proprio l’Emila-Romagna ha investito 1,3 milioni per la promozione della salute e delle dipendenze, puntando anche sulla formazione degli operatori.

I pochi professionisti

Poi c’è il problema della carenza di personale che nel 2024 risulta pari a 33.142 unità tra psichiatri (14,5%), psicologi (7%) e infermieri (37%) seguiti da educatori tecnici della riabilitazione psichiatrica e assistenti sociali. Per il Collegio nazionale dei direttori dei Dipartimenti di salute mentale, gli operatori dei centri di salute mentale sono circa 25.000, pari a 55 per ogni 100mila abitanti, 7.500 in meno rispetto allo standard di 83 ogni 100mila abitanti recepito nella Conferenza Stato-Regioni.

I disturbi più comuni

La schizofrenia è il disturbo più comune fra gli uomini che hanno chiesto assistenza, seguita dai disturbi legati all’abuso di sostanze e al ritardo mentale. Le donne, invece, si sono rivolte ai centri di salute mentale soprattutto per disturbi affettivi, nevrotici e depressivi.

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