Chat Control, la privacy e la privatizzazione dei diritti
La normativa europea autorizza la scansione di messaggi privati per contrastare la pedopornografia, ma apre la strada a una sorveglianza diffusa e alla privatizzazione dei diritti fondamentali
di Stefano Epifani
ai preferiti su Google
3' di lettura
3' di lettura
Ad Albert Camus quello che sta succedendo a Bruxelles suonerebbe familiare: il benessere del popolo, diceva, è da sempre l’alibi dei tiranni. E l’alibi, in questo caso, è un tema che nessuno può discutere: la lotta alla pedopornografia. Che, secondo gli estensori della norma nota come Chat Control, si attua consentendo alle piattaforme di scansionare indiscriminatamente i messaggi privati dei cittadini. Il Parlamento europeo ha provato a respingerla, con i “no” che hanno superato di misura i “sì”. Ma, per le procedure di Bruxelles, non è bastato avere la maggioranza relativa in aula. In seconda votazione serve quella assoluta e molti parlamentari erano già sotto l’ombrellone.
Chiedilo al Sole
Il risultato è che ci troviamo con due problemi: il primo riguarda ciò che la norma consente di fare. Il secondo riguarda ciò che la norma rende normale.
Nel merito del provvedimento, si tratta forse del più violento attacco alla privacy degli ultimi anni. Il Garante europeo dei dati ne ha segnalato la base giuridica fragile. I tecnologi hanno evidenziato che i sistemi probabilistici generano falsi positivi che espongono contenuti perfettamente leciti. Chi si occupa di diritti civili ha ricordato che una confidenza, un referto, una fotografia di famiglia rischiano di essere esposti per errore. Con un danno più profondo di qualsiasi errore: basta sapere di poter essere letti perché ci si comporti diversamente. Si chiama chilling effect e ci ricorda che ridurre la privacy non produce cittadini più sicuri, ma solo una costrizione più o meno consapevole nei comportamenti di quelli onesti. Perché chi vuole delinquere non avrà problemi nell’aggirare la sorveglianza.
Ma il conto arriverà anche dall’economia. Trattiamo la riservatezza come un interesse individuale, quando nell’economia digitale è una delle infrastrutture alla base della fiducia: sugli stessi canali sorvegliati dal Chat Control possono viaggiare trattative, strategie industriali, dati sanitari e ogni meccanismo di scansione aggiunge una superficie di rischio. La fiducia non è un sentimento: è la condizione che rende possibile lo scambio di informazioni e, quindi, il funzionamento stesso dell’economia digitale.
E l’attacco alla privacy venduto come lotta alla pedopornografia, che fa comodo a qualche piattaforma e ai governi con pruriti di autoritarismo, è solo il primo degli inganni.







