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Chat Control, la privacy e la privatizzazione dei diritti

La normativa europea autorizza la scansione di messaggi privati per contrastare la pedopornografia, ma apre la strada a una sorveglianza diffusa e alla privatizzazione dei diritti fondamentali

di Stefano Epifani

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Ad Albert Camus quello che sta succedendo a Bruxelles suonerebbe familiare: il benessere del popolo, diceva, è da sempre l’alibi dei tiranni. E l’alibi, in questo caso, è un tema che nessuno può discutere: la lotta alla pedopornografia. Che, secondo gli estensori della norma nota come Chat Control, si attua consentendo alle piattaforme di scansionare indiscriminatamente i messaggi privati dei cittadini. Il Parlamento europeo ha provato a respingerla, con i “no” che hanno superato di misura i “sì”. Ma, per le procedure di Bruxelles, non è bastato avere la maggioranza relativa in aula. In seconda votazione serve quella assoluta e molti parlamentari erano già sotto l’ombrellone.

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Il risultato è che ci troviamo con due problemi: il primo riguarda ciò che la norma consente di fare. Il secondo riguarda ciò che la norma rende normale.

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Nel merito del provvedimento, si tratta forse del più violento attacco alla privacy degli ultimi anni. Il Garante europeo dei dati ne ha segnalato la base giuridica fragile. I tecnologi hanno evidenziato che i sistemi probabilistici generano falsi positivi che espongono contenuti perfettamente leciti. Chi si occupa di diritti civili ha ricordato che una confidenza, un referto, una fotografia di famiglia rischiano di essere esposti per errore. Con un danno più profondo di qualsiasi errore: basta sapere di poter essere letti perché ci si comporti diversamente. Si chiama chilling effect e ci ricorda che ridurre la privacy non produce cittadini più sicuri, ma solo una costrizione più o meno consapevole nei comportamenti di quelli onesti. Perché chi vuole delinquere non avrà problemi nell’aggirare la sorveglianza.

Ma il conto arriverà anche dall’economia. Trattiamo la riservatezza come un interesse individuale, quando nell’economia digitale è una delle infrastrutture alla base della fiducia: sugli stessi canali sorvegliati dal Chat Control possono viaggiare trattative, strategie industriali, dati sanitari e ogni meccanismo di scansione aggiunge una superficie di rischio. La fiducia non è un sentimento: è la condizione che rende possibile lo scambio di informazioni e, quindi, il funzionamento stesso dell’economia digitale.

E l’attacco alla privacy venduto come lotta alla pedopornografia, che fa comodo a qualche piattaforma e ai governi con pruriti di autoritarismo, è solo il primo degli inganni.

Il secondo inganno sta nella falsa alternativa

Proteggere i bambini o proteggere la privacy? Una democrazia non mette i diritti fondamentali in ballottaggio: non chiede ai cittadini di scegliere tra l’infanzia protetta e la corrispondenza inviolabile. Chi presenta due valori come alternativi ha già deciso quale dei due sacrificare. Oggi per la pedopornografia. Domani per il terrorismo, per la disinformazione, per le interferenze straniere. Cambierà solo la giustificazione.

Il terzo inganno è nel rapporto tra cittadino e potere. Nello Stato di diritto il sospetto individuale è l’eccezione che il potere pubblico deve giustificare, non il punto di partenza. Con il Chat Control il principio si rovescia: la comunicazione privata diventa uno spazio analizzabile, per di più da un’organizzazione privata che lo fa “volontariamente”. Il volontario, però, è la piattaforma che analizza. Non il cittadino analizzato.

Il quarto inganno è istituzionale. Lo Stato non esercita direttamente questo potere: lo esternalizza. Sono le piattaforme a scegliere strumenti, algoritmi, soglie, gestione dei falsi positivi. In altre parole, una parte della tutela di un diritto fondamentale viene affidata a soggetti privati con logiche tecniche e commerciali proprie. Le garanzie costituzionali smettono di essere soltanto una funzione pubblica e diventano una funzione infrastrutturale. Siamo di fronte a una vera e propria privatizzazione della tutela dei diritti fondamentali.

Ora il testo torna al Consiglio. Formalmente si discuterà di emendamenti; in realtà si deciderà quale modello di tutela dei diritti l’Europa intende costruire: uno in cui i poteri li esercita lo Stato, nei limiti dello Stato di diritto, o uno in cui si delegano alle piattaforme. Purché la causa sia abbastanza nobile, ovviamente. Aveva ragione Camus: l’alibi del benessere del popolo offre il vantaggio in più di dare buona coscienza ai servitori. E bambini e pedopornografia sono l’alibi perfetto per comprimere un diritto fondamentale di quasi mezzo miliardo di persone.

Stefano Epifani è presidente della Fondazione per la sostenibilità digitale

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