Cingolani si congeda da Leonardo: all’ex ad una buonuscita da 4,5 milioni
L’accordo di risoluzione tra il manager e il gruppo non prevede vincoli di non concorrenza
di Celestina Dominelli
2' di lettura
2' di lettura
Roberto Cingolani si congeda ufficialmente da Leonardo dopo la scelta del governo di non rinnovarlo al vertice del gruppo e firma un accordo di risoluzione che lo porterà a incassare, entro luglio, una buonuscita di 4,48 milioni di euro corrispondente a 24 mensilità di retribuzione fissa e variabile di breve termine. I dettagli della conclusione del rapporto tra l’ormai ex ad e il gruppo di Piazza Monte Grappa sono stati resi noti con un comunicato con cui l’ex Finmeccanica, ora affidata alla guida di Lorenzo Mariani, ha ufficializzato l’addio dello scienziato milanese.
Nessun patto di non concorrenza
La cifra corrisposta all’ex numero uno non comprende somme legate a patti di non concorrenza che non sono stati previsti per Cingolani che aveva assunto il timone del gruppo nel maggio di tre anni fa. Nel comunicato diffuso da Leonardo si ricorda che il trattamento accordato all’ex ad arriva a valle delle decisioni assunte dagli ultimi due cda e in linea con quanto stabilito nella Relazione sulla politica di remunerazione che ha poi incassato il disco verde dell’assemblea dei soci con cui, lo scorso 7 maggio, è stato ufficializzato anche il rinnovo del cda che sarà presieduto da Francesco Macrì.
Il briefing con la stampa dei giorni scorsi
Come si ricorderà nei giorni scorsi l’ex ad - che il gruppo ringrazia, nella stessa nota, «per il prezioso contributo fornito alla crescita dell’azienda - aveva convocato un briefing stampa per riassumere i risultati conseguiti durante il suo mandato e per commentare gli ultimi conti da lui firmati, vale a dire i risultati trimestrali. In quell’occasione, però, non erano mancate anche domande dei giornalisti sulle ragioni dell’avvicendamento. Su cui, però, lo scienziato milanese, già ministro della Transizione Ecologica sotto il governo Draghi, non aveva voluto sbilanciarsi. «La mia non riconferma? Non è necessario capire il motivo. Le istituzioni decidono e io non contesto mai queste decisioni», aveva spiegato l’ex ad.

