Class action, il 50% punta a bloccare clausole e prassi illecite
La piattaforma telematica del ministero della Giustizia censisce oltre 100 azioni di classe. L’iter più snello favorisce le richieste inibitorie
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Sono oltre 100le azioni di classe censite dalla piattaforma telematica del ministero della Giustizia e quasi la metà intende bloccare comportamenti o clausole contrattuali scorrette. È inoltre molto probabile che le azioni inibitorie siano molte di più perché non tutte vengono pubblicate sulla piattaforma, come succede per quelle risarcitorie.
Puntare innanzitutto sulla cessazione delle condotte dannose è una strategia che ha diversi vantaggi: incontra meno ostacoli procedurali, porta ad esiti efficaci (se l’azione viene accolta), apre la strada ad eventuali azioni risarcitorie o, più spesso, alla conclusione di accordi transattivi.
È questo il quadro che emerge dall’esame delle azioni collettive presenti sulla piattaforma telematica eseguito dallo studio legale internazionale Cleary Gottlieb, a cinque anni dalla riforma della class action varata nel 2019 ma in vigore da maggio 2021, e a tre dall’introduzione delle azioni rappresentative previste dal Dlgs 28/2023.
Regole e numeri
Con l’obiettivo di rafforzare lo strumento della class action, la legge 31/2019 l’ha inserita nel Codice di procedura civile e ha allargato sia la platea dei potenziali ricorrenti, sia quella degli illeciti contestabili. A questa strada, nel 2023, il decreto legislativo n.28 (per recepire la direttiva Ue 2020/1828) ha affiancato un’altra possibilità di tutela collettiva: l’azione rappresentativa che opera all’interno del Codice del consumo e ha un campo di applicazione più ristretto.
La procedura però è simile e, ad oggi, fra class action e azioni rappresentative, sono 113 i fascicoli iscritti nella piattaforma telematica (il numero reale però è inferiore perché alcune sono duplicate).








