Clima grigio, ma per ora le vendite aumentano
In Italia dal 2021 le compravendite restano sopra le 700mila unità annue, con una previsione vicino alle 800mila per le fine del 2026
di Mario Breglia
2' di lettura
I punti chiave
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Potrà sembrare una osservazione cinica, ma è la realtà dei numeri: il Covid ha fatto bene al mercato immobiliare italiano ed europeo. Nei cinque anni post pandemia il mercato (inteso come valore del fatturato) è cresciuto del 45%, superando i mille miliardi. In Italia la crescita è stata del 56%, al primo posto tra i grandi Paesi europei. Sicuramente c’è l’effetto psicologico dell’euforia dopo la tempesta, ma si sono innescati cambiamenti profondi nella domanda, mentre l’offerta è ferma a modelli del secolo scorso. E i cambiamenti riguardano tutti i Paesi europei, con poche variazioni. C’è un ritorno alla “centralità” della casa come momento di aggregazione della famiglia e degli amici. Per i tanti che hanno lavorato o continuano a lavorarein smart working deve unire svago, riposo e lavoro. Se nuove sono le esigenze, la casa che si cerca deve essere diversa rispetto a prima: spazi più ampi, luce, silenzio, vicina ai servizi.
Le nuove iniziative solo in parte possono rispondere a queste esigenze, perché la rarefazione delle aree su cui costruire (e i prezzi elevati) spingono a realizzare case più piccole e periferiche. E allora si ristruttura molto e gli investimenti nel comparto sfiorano i 600 miliardi annui in Europa.
Dopo il Covid i prezzi medi in Europa sono saliti del 25,4% e in Italia del 15,5 per cento. Ma nelle grandi città si arriva al 40 o 50% in più. In Italia dal 2021 le compravendite sono stabilmente sopra le 700mila unità annue, con una previsione vicino alle 800mila per le fine del 2026. Una sequenza positiva rara nella nostra storia. E il contributo delle case nuove è marginale: poco più di 60mila ogni anno.
Le prospettive
Quali prospettive ci sono con un clima economico e politico che, con un eufemismo, si ritiene “grigio”? Le spinte di fondo, viste sopra, sono forti. I flussi migratori verso le grandi città (dove più facile trovare lavoro e integrazione sociale) sono in aumento. L’alternativa della locazione diventa ovunque un sentiero stretto tra domande turistiche e di altri utenti transitori delle città (studenti, lavoratori). Così la pressione è destinata a restare alta. Un leggero incremento dell’inflazione potrebbe allentare la pressione. Sulla base del passato, se l’inflazione rimane entro il 5%, mercato con debole calo. Tra 5 e 8%, calo significativo (circa 10-15%). Inflazione superiore al 10%, calo importante del mercato, fino al 20-25 per cento.
La casa di proprietà
Agli italiani piace la casa in proprietà. Non è solo uno slogan ma la realtà con quasi l’80% delle famiglie, il 30% ne ha almeno una seconda. Una tradizione secolare, che la scomparsa dell’affitto per tanti anni e norme agevolative all’acquisto hanno contribuito a rafforzare. Nel lungo termine sicuramente difende dall’inflazione. Rispetto al 1976 il valore medio delle case ha raddoppiato il tasso di inflazione. A Milano e Roma l’ha triplicato. Nel medio termine però la competizione è forte. In vent’anni, solo 23 capoluoghi hanno superato l’inflazione e 44 sulla distanza dei dieci anni. Un buon investimento, ma non ovunque.







