Sostenibilità

Il prestito può essere green anche se la casa non è verde

I prodotti bancari ampliano il perimetro degli immobili finanziati per classe energetica

di Marco Barlassina

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Il ritardo normativo non ha fermato il mercato. Mentre l’Italia, insieme ad altri Paesi europei, vede il rischio concreto di una procedura di infrazione qualora il recepimento della direttiva “Case Green” non avvenga entro la scadenza di fine maggio, il sistema bancario si è già mosso, anticipando di fatto il nuovo quadro regolatorio. E lo ha fatto intervenendo su uno dei nodi centrali: il perimetro degli immobili finanziabili con mutui green, generalmente caratterizzati da condizioni economiche più favorevoli.

Per anni, l’accesso alle condizioni agevolate è stato legato quasi esclusivamente all’acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica, tipicamente nelle classi A e B. Questo confine si sta progressivamente allargando e alcuni istituti hanno iniziato ad agevolare anche gli immobili in classe C e D, in linea con i principi della tassonomia europea che valorizzano anche il miglioramento delle performance energetiche, estendendo le condizioni green ad altre classi energetiche di appartenenza. La ragione è anche strutturale. In Italia, secondo dati Enea, circa il 35% del patrimonio immobiliare esistente appartiene alle classi C e D, contro appena il 20% delle classi A e B. Limitare l’offerta green alle fasce più efficienti significa, di fatto, escludere una larga parte del mercato.

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Cambio di paradigma

Più che di un semplice allargamento, si tratta però di un cambiamento di paradigma. Il concetto di mutuo green sta evolvendo da etichetta statica basata sulla classe energetica a modello dinamico. Le principali banche si stanno muovendo proprio lungo questa direttrice, facendo dipendere l’accesso alle condizioni agevolate non più esclusivamente dalla classe iniziale dell’immobile, ma anche dalla presenza di interventi di riqualificazione che migliorano le performance energetiche nel tempo. È il caso del Crédit Agricole dove, per accedere alle condizioni riservate ai mutui green, è necessario che l’immobile sia in classe energetica A o B. Tuttavia con il Mutuo CA Flexi è possibile uno sconto dello 0,10% sul tasso nel caso in cui, durante la vita del mutuo venga presentata un’Ape (Attestato di prestazione energetica), si evidenzi una riduzione del 30% delle emissioni di CO2 o un upgrade di 2 classi energetiche. Anche in Credem, per le finalità di acquisto e surroga, l’offerta è riservata esclusivamente alle classi ad alta efficienza. Tuttavia, le classi C e D (o inferiori) possono accedere alle agevolazioni green in ambito ristrutturazione, qualora l’intervento edilizio permetta di soddisfare i requisiti di miglioramento energetico previsti.

L’opzione si attiva se l’intervento di ristrutturazione rispetta almeno uno dei seguenti requisiti tecnici: miglioramento di almeno due classi energetiche; miglioramento dell’Ipe (Indice di prestazione energetica) di almeno il 30%; classe di atterraggio finale A o B. L’offerta dei mutui UniCredit finalizzati al miglioramento energetico degli edifici, rappresentata dal prodotto Mutuo UniCredit Sostenibilità Energetica, è destinata a due finalità: da un lato l’acquisto di un immobile in classe energetica A o superiore, dall’altro la ristrutturazione del proprio immobile finalizzata alla riqualificazione energetica, con passaggio a 2 classi energetiche superiori. UniCredit supporta inoltre la compravendita di immobili in classe energetica B, C e D, valutando caso per caso l’eventuale applicabilità, delle medesime condizioni economiche previste per il Mutuo sostenibilità energetica. Anche l’offerta Green di Banco Bpm prevede condizioni agevolate per l’acquisto di immobili in classe energetica A o B. Per tutti i mutui, tuttavia, è possibile ottenere una riduzione dello spread in caso di efficientamento energetico che determini un miglioramento di almeno due classi energetiche (o riduzione dei consumi di almeno il 30%).

Un passo ulteriore è quello compiuto da Intesa Sanpaolo. «Siamo stati i primi in Italia a recepire i principi della tassonomia europea che hanno consentito di estendere le condizioni economiche previste per i mutui green, ora anche digitali, alle abitazioni in classe energetica C, D ed E», spiega Claudia Vassena, executive director Sales&Marketing Digital Retail dell’istituto. Per Intesa la valutazione della componente green non si basa più solo sulla classe energetica dell’immobile, ma su tre parametri individuati dalla tassonomia europea: l’anno di costruzione dell’edificio, la zona climatica di riferimento e il consumo effettivo di energia (Primary Energy Demand) riportato nell’Ape. Gli incentivi si applicano sui mutui per l’acquisto della casa, sulle surroghe e sui mutui destinati all’acquisto con ristrutturazione, agli interventi di riqualificazione e ai progetti di costruzione.

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