Le previsioni

Commissione Ue: guerra in Medio Oriente rallenta la crescita, Italia tra i paesi più vulnerabili

Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis: «Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un grave shock energetico, mettendo ulteriormente alla prova l’Europa in un contesto geopolitico e commerciale già instabile»

Dal nostro corrispondente Beda Romano

Il commissario europeo per l'Economia e la produttività Valdis Dombrovskis interviene in occasione della discussione congiunta sull'accordo commerciale UE-USA al Parlamento europeo a Bruxelles, in Belgio, il 26 marzo 2026. REUTERS/Yves Herman REUTERS

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BRUXELLES – La Commissione europea prevede una frenata dell’economia della zona euro per via della guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ma non si aspetta (per ora) una recessione economica. Secondo le previsioni pubblicate oggi, giovedì 21 maggio, la situazione - salvo prolungamento dell’incertezza - dovrebbe migliorare nel 2027, sia sul fronte della crescita che dell’inflazione. Nel frattempo, l’Italia continua a essere uno dei paesi più fragili dell’unione monetaria.

«Il conflitto in Medio Oriente ha provocato un grave shock energetico, mettendo ulteriormente alla prova l’Europa in un contesto geopolitico e commerciale già instabile – ha commentato il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis –. L’Unione europea deve trarre insegnamento dalle crisi passate, mantenendo un sostegno fiscale che sia temporaneo e mirato nonché riducendo ulteriormente la propria dipendenza dai combustibili fossili importati».

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I dati chiave

Di seguito le principali previsioni dell’esecutivo comunitario. La crescita nella zona euro dovrebbe essere nel 2026 dello 0,9% (era prevista prima della guerra in Medio Oriente dell’1,2%). Nel 2027, l’economia dovrebbe rimbalzare e crescere dell’1,2% (rispetto all’1,4% previsto in precedenza). Sul versante dell’inflazione, la situazione riflette lo shock energetico di queste settimane. I prezzi al consumo dovrebbero salire del 3,1% in media quest’anno e del 2,4% in media l’anno prossimo.

Il malato Italia

I dati italiani sono in linea con quelli europei, ma peggiori. Secondo Bruxelles, l’economia in Italia crescerà dello 0,5% nel 2026 (rispetto allo 0,8% previsto nell’autunno scorso). L’inflazione salirà del 3,2% quest’anno e dell’1,8% l’anno prossimo. La situazione è più rosea, ammesso che l’aggettivo sia il più appropriato, sul versante dei conti pubblici. Il deficit è previsto del 2,9% sia nel 2026 che nel 2027, rispetto al 3,1% del 2025; il debito dovrebbe salire dal 138,5 al 139,2% del PIL.

Nelle sue stime Bruxelles prende in considerazione anche uno scenario meno positivo, segnato da un prolungamento della crisi in Medio Oriente. In questo caso, «l’inflazione non diminuirebbe e l’attività economica non riuscirebbe a riprendersi nel 2027» come previsto invece nella previsione ritenuta più probabile. Inoltre, avverte sempre la Commissione europea, «l’aumento dei prezzi potrebbe indurre le famiglie e le imprese a ridurre i consumi e gli investimenti in misura più marcata».

La reazione a catena dell’energia

Più in generale, la guerra scatenata da Washington e Gerusalemme contro Teheran sta provocando un aumento dei prezzi dell’energia, che si sta travasando sui prezzi di altri prodotti, provocando di converso un calo dei consumi e degli investimenti. Bruxelles avverte che «la diminuzione di lungo termine del tasso di disoccupazione sta per giungere al termine». Ciò detto, le previsioni della Commissione europea possono sorprendere per il loro relativo ottimismo.

Secondo Bruxelles, l’attuale crisi è diversa da quella provocata nel 2022 dall’invasione russa dell’Ucraina. «Lo shock si propaga attraverso i mercati globali integrati del petrolio e del gas. L’elevata fungibilità di questi mercati fa sì che lo stesso shock si diffonda a livello mondiale. Inoltre, i legami commerciali e finanziari diretti tra la UE e i paesi più colpiti dal conflitto rimangono limitati, e i rischi di interruzioni su larga scala delle catene di approvvigionamento o di flussi migratori sembrano contenuti».

Il Patto di Stabilità resta valido

Infine, una ultima considerazione a proposito della possibilità di utilizzare con maggiore flessibilità il Patto di Stabilità, così come chiesto dal governo italiano. Le cifre pubblicate da Bruxelles non danno per ora adito ad elevato allarme sul fronte economico. A livello comunitario, la situazione appare per ora relativamente gestibile. Le attuali regole di bilancio non sembrano essere un problema particolare per altri paesi membri, che negli anni hanno tagliato il debito pubblico e ridotto l’uso di gas e petrolio.

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