La sfida

Comunali, domenica e lunedì test elettorale dopo il referendum

Il campo largo scommette su Venezia, il centrodestra punta su Reggio Calabria. A Salerno De Luca senza simbolo del Pd. Chiamati al voto 6,2 milioni di italiani

di Andrea Gagliardi

Elezioni amministrative 2026, oltre 740 comuni al voto nel weekend

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

È il primo test elettorale dopo la sconfitta del centrodestra al referendum di marzo sulla giustizia. E servirà a fornire qualche utile indicazione sullo stato di salute della maggioranza. Nonché sulla competitività dello schieramento progressista fondato sull’asse Pd-M5s. Con due sfide in particolare sotto i riflettori: Venezia e Reggio Calabria, dove maggiori sono le possibilità di un cambio di colore di amministrazione. Con il centrosinistra che punta a conquistare il capoluogo lagunare dopo la fine del ciclo da sindaco di Luigi Brugnaro (per 11 anni alla guida della città). E il centrodestra che scommette sulla vittoria a Reggio Calabria, dove ha schierato 11 liste a sostegno di Francesco Cannizzaro, vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, sostenuto anche da Azione.

Oltre sei milioni di italiani chiamati alle urne

Sono 6,2 milioni gli italiani chiamati alle urne domenica 24 e lunedì 25 maggio in 743 Comuni. Tra questi, sono 18 i capoluoghi di provincia (Venezia, Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Salerno, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria, Agrigento, Enna e Messina). Nei centri con oltre 15mila abitanti delle regioni a statuto ordinario il sindaco vince al primo turno chi supera il 50 per cento dei voti, altrimenti si va al ballottaggio il 7 e 8 giugno. La Sicilia ha invece una soglia diversa: basta il 40 per cento per essere eletti subito.

Loading...

Si parte da 5 amministrazioni uscenti di centrodestra, 8 di centrosinistra

La situazione di partenza è questa: 5 amministrazioni uscenti sono di centrodestra, 8 di centrosinistra e 5 sono di liste civiche. Nel bilancio della tornata elettorale peseranno i ribaltoni. Il fronte progressista vuole tornare alla guida di Venezia, scossa dai casi del padiglione russo alla Biennale e del licenziamento di Beatrice Venezi dalla direzione del teatro La Fenice. Anche per questo tutti i big della coalizione si sono fatti vedere negli ultimi giorni, da Conte a Renzi a Fratoianni a Bonelli. Ieri è stata la segretaria del Pd Elly Schlein a chiudere la campagna elettorale per Andrea Martella (senatore dem ed ex sottosegretario all’editoria) sostenuto da un campo larghissimo che va dai riformisti a Rifondazione comunista. A lui si contrappone Simone Venturini (centrodestra, appoggiato anche da Azione), assessore nella giunta del sindaco uscente Brugnaro.

A Reggio Calabria invece ha chiuso ieri la campagna il vicepremier Matteo Salvini. E anche Fdi si è mobilitata con i big per strappare la città al centrosinistra che schiera il sindaco facente funzioni Domenico Battaglia (subentrato dopo l’uscita di Giuseppe Falcomatà, eletto in consiglio regionale lo scorso ottobre): nell’ultima settimana hanno fatto tappa in città sia la responsabile della segreteria del partito, Arianna Meloni, che il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli.

Elezioni amministrative 2026, oltre 740 comuni al voto nel weekend

Le mosse del campo largo

L’alleanza Pd-M5S (che nelle sei regioni al voto nel 2025 avevano sempre corso insieme) si va consolidando anche a livello locale. Ma in tre capoluoghi (Mantova, Salerno e Trani) sui 18 al voto il M5S corre in autonomia. In particolare a Salerno, torna in campo Vincenzo De Luca, che dopo 10 anni alla guida della Regione punta a conquistare per la quinta volta la carica di sindaco. De Luca, autocandidato, è appoggiato da sette liste (cinque civiche) al cui interno si presentano anche esponenti dem. Niente simbolo Pd però. Negato dai vertici nazionali per non far saltare gli equilibri del campo largo che ha vinto alle ultime regionali con il 5 stelle Roberto Fico. In città i Cinque Stelle schierano Massimo Lanocita, appoggiato anche da Avs. Mentre il centrodestra si è compattato in extremis attorno al Gherardo Maria Marenghi, ordinario di diritto amministrativo.

Anche a Enna (dove il centrodestra fa correre Ezio De Rose, ex presidente del consiglio comunale) il centrosinistra deve fare a meno del simbolo del Pd, per decisione della segreteria nazionale. Ma questo non sembra essere un problema per il candidato sindaco, l’ex parlamentare dem Vladimiro Crisafulli, che ha infatti risposto al partito parafrasando Luigi XIV: «A Enna il simbolo del Pd sono io». E per tutta risposta il M5s ha scelto di non presentare una propria lista e di non dare ordini di scuderia per il voto ai militanti.

Centrodestra unito in 14 capoluoghi

Il centrodestra si presenta unito in 14 capoluoghi. In tre (Chieti, Avellino e Agrigento) invece la Lega appoggia un candidato sindaco in contrapposizione a quello di Fdi e Fi; a Fermo, invece, è Forza Italia che non sostiene il candidato di Fdi e Lega. In Toscana il fronte progressista tenta di strappare al centrodestra Arezzo e Pistoia. Mentre a Prato il centrosinistra, dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti (Pd), indagata per corruzione, scommette sul ritorno in pista di Matteo Biffoni, già sindaco della città per due mandati, per evitare il ribaltone in città a vantaggio del centrodestra, che schiera Gianluca Banchelli, esponente Fdi.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti