Leo (Mef): manovra correttiva? Non se ne parla
Il viceministro al Mef smentisce l’ipotesi avanzata dal vicepremier Antonio Tajani
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«Di correttivi alla manovra non se ne parla». Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, smentisce seccamente l’ipotesi fatta balenare dal ministro degli Esteri Antonio Tajani di una correzione dei conti alla luce della crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente.
Leo ha rivendicato il lavoro svolto dal governo sul fronte dei conti pubblici. «Abbiamo fatto uno sforzo enorme - ha spiegato - perché siamo passati da un rapporto deficit-Pil dell’8,1%, nel momento in cui il governo si è insediato, al 3,1%». Un risultato che, secondo il viceministro, dimostra come l’esecutivo stia «tenendo sotto controllo i conti pubblici».
Auna domanda sugli effetti della guerra in Iran Tajani aveva risposto: «Ora vediamo il da farsi, non escludo che possa esserci una manovra correttiva». Per poi aggiungere: «Adesso però è fondamentale lavorare perché anche l’Europa si renda conto che debba esserci più flessibilità per quanto riguarda gli aspetti legati al costo dell’energia», ha aggiunto Tajani, sottolineando che «così come c’è flessibilità per le spese per la difesa, dovrebbe esserci più flessibilità per i costi provocati dall’aumento dei prezzi dell’energia a causa di fattori esterni, non da fattori interni. Noi non abbiamo nulla a che fare con la guerra che c’è in Iran, ne paghiamo delle conseguenze».
Fonti governo: no manovra correttiva, priorità aiuti a energia
Le sue parole erano state ridimensionate da fonti di governo. «Nessuna ipotesi di manovra correttiva è presa in considerazione dal governo» avevano fatto sapere da Palazzo Chigi che hanno sottolineato come come si stia ora lavorando con l’Europa per rendere più flessibile la clausola per la difesa in modo da poterla utilizzare anche per le spese legate all’energia, un meccanismo possibile - secondo l’Italia - in base ad alcune possibilità previste dalle regole europee per situazioni eccezionali. L’obiettivo prioritario del governo è quello di aiutare famiglie e imprese a fronteggiare l’aumento dei costi energetici seguiti all’impatto del conflitto in medio oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz.







