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Xi Jinping richiama la trappola di Tucidide nel vertice con Trump. Ecco cos’è

La trappola di Tucidide si riferisce al modo in cui, storicamente, le tensioni tra una potenza emergente e una al potere hanno spesso portato a una guerra

Le due bandiere, americana e cinese, sventolano a Pechino (AP Photo/Mark Schiefelbein) APN

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato a Pechino il suo omologo cinese Xi Jinping, dando il via a un vertice di alto profilo che si prevede toccherà temi come commercio, dazi, Taiwan e Iran, e che si concluderà venerdì.

Secondo le immagini ufficiali trasmesse, Trump ha dichiarato a Xi nel suo discorso di apertura che le relazioni tra i due Paesi saranno «migliori che mai». Trump, che aveva già visitato la Cina nel 2017 durante il suo primo mandato, ha affermato che i due leader si conoscono personalmente da più tempo di qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti o della Cina.

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Xi, da parte sua, ha sottolineato l’attenzione globale sull’incontro e ha affermato che una questione fondamentale per i due Paesi è evitare la “trappola di Tucidide”, secondo una traduzione ufficiale in inglese delle sue dichiarazioni in cinese trasmesse dalla CCTV.

La trappola di Tucidide si riferisce al modo in cui, storicamente, le tensioni tra una potenza emergente e una al potere hanno spesso portato a una guerra. Graham Allison, il professore di Harvard che ha reso popolare il concetto, ha tuttavia dichiarato alla CNBC di aspettarsi che la tregua commerciale raggiunta da Trump e Xi durante il loro incontro in Corea del Sud lo scorso autunno diventi un accordo formale. In particolare la trappola di Tucidide si verifica quando una potenza emergente (la Cina di oggi) minaccia di soppiantare una potenza dominante come gli Stati Uniti. La potenza emergente sfida la posizione di una potenza dominante non necessariamente perché una delle due voglia la guerra, ma perché paura, rivalità, errori di calcolo e competizione per il prestigio possono rendere lo scontro sempre più difficile da evitare.

Allison ha parlato diffusamente del concetto nel libro «Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?», pubblicato nel 2017. Allison ha applicato al rapporto tra Washington e Pechino una lezione tratta dalla Guerra del Peloponneso, il conflitto che nel V secolo avanti Cristo oppose Atene e Sparta. Secondo l’analisi di Allison, la Cina rappresenta la potenza in ascesa, mentre gli Stati Uniti incarnano la potenza già dominante, chiamata a gestire la perdita relativa di primato senza trasformarla in confronto militare.

Il nome viene da Tucidide, lo storico ateniese che raccontò la Guerra del Peloponneso non come un semplice scontro isolato, ma come il risultato di una trasformazione strutturale degli equilibri di potere nel mondo greco. Dopo le guerre persiane, Atene era cresciuta come potenza navale, economica e imperiale. Sparta, tradizionale potenza terrestre, cominciò a vedere quell’ascesa come una minaccia diretta. Il punto essenziale, nella formula attribuita a Tucidide e ripresa da Allison, è che fu la crescita della potenza ateniese e la paura provocata a Sparta a rendere il conflitto sempre più probabile.

Allison non sostiene che la guerra tra Stati uniti e Cina sia inevitabile, ma che la combinazione tra ascesa cinese, timore americano, nazionalismi interni, dispute territoriali, competizione tecnologica e pressione politica rischia di creare una situazione ad alto rischio se non viene gestita con una diplomazia costante e attenta.

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Xi quindi fa un riferimento preciso. Pechino vuole presentare la propria ascesa non come una minaccia, ma come un processo che Washington dovrebbe accettare senza tentare di contenerlo. Gli Stati uniti, al contrario, vedono nella Cina una sfida sistemica: industriale, tecnologica, militare e ideologica. La “trappola”, dunque, non è un meccanismo automatico della storia, ma il rischio che ciascuna parte interpreti le mosse dell’altra nel modo più ostile possibile, finendo per confermare le proprie paure e quindi reagendo.

Il richiamo a Tucidide serve anche a dare profondità storica a un vertice che si svolge in una fase di forte turbolenza internazionale. Taiwan resta il punto più sensibile del confronto strategico. «La questione di Taiwan è il tema più importante nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti», ha detto Xi al summit, secondo quanto ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. Secondo il presidente cinese, se il dossier sarà gestito correttamente, i rapporti tra i due paesi potranno mantenere una stabilità complessiva. “Se non sarà gestito correttamente, i due paesi potrebbero scontrarsi o persino entrare in conflitto, spingendo l’intera relazione Cina-Stati Uniti in una situazione molto pericolosa”, ha affermato Xi.

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Allison ha parlato della trappola di Tucidide già nel 2015, in occasione dell’incontro tra l’allora presidente americano Barack Obama e lo stesso Xi Jinping durante la prima visita di Stato del presidente cinese negli Stati Uniti. Lo storico americano già teorizzava una probabile guerra nel decennio a venire tra le due potenze. Negli ultimi 500 anni, in 12 dei 16 casi passati in cui una potenza emergente si è scontrata con una potenza dominante, il risultato è stato uno spargimento di sangue, ragionava Allison. Che citava la Prima Guerra Mondiale come monito: nel 1914, pochi potevano immaginare una carneficina di tale portata da richiedere una nuova categoria: la guerra mondiale. «Quando il conflitto terminò quattro anni dopo, l’Europa giaceva in rovina: il Kaiser era morto, l’Impero austro-ungarico si era dissolto, lo zar russo era stato rovesciato dai bolscevichi, la Francia aveva sanguinato per una generazione e l’Inghilterra era stata privata della sua gioventù e delle sue ricchezze. Un millennio in cui l’Europa era stata il centro politico del mondo si è concluso bruscamente», ha scritto Allison sull’Atlantic. Le uniche volte in cui potenza emergente e potenza egemone sono riuscite ad evitare la guerra sono state quando entrambe le parti, lo sfidante e lo sfidato, hanno operato enormi e dolorosi aggiustamenti di atteggiamento e di azione.

Continuando con il parallelo con la Prima Guerra Mondiale, Allison argomentava già 11 anni fa: «Uno dei rischi associati alla trappola di Tucidide è che la normale routine – e non solo un evento straordinario e inatteso – possa innescare conflitti su vasta scala. Quando una potenza emergente minaccia di spodestare un potere dominante, crisi ordinarie che altrimenti verrebbero contenute, come l’assassinio di un arciduca nel 1914, possono avviare una cascata di reazioni che, a loro volta, producono esiti che nessuna delle parti avrebbe altrimenti scelto».

A Pechino con Trump, Xi non solo auspica che si eviti la trappola di Tucidide, ma chiede che i due Paesi possano affrontare insieme le principali sfide per la stabilità globale e lavorare per “un futuro migliore” per l’umanità, così dalla trasmissione ufficiale della CCTV del suo discorso di apertura.

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