Medio Oriente

Crosetto: ipotesi avvicinamento navi a Hormuz ma missione non parte

Il ministro della Difesa: «Avvicinare le navi: non sarebbe una missione Hormuz, ma un altro tipo di missione che si configurerebbe all’interno di altre missioni. In questo senso mi sono state prospettate dallo Stato maggiore una serie di ipotesi, tra queste Gibuti»

di Andrea Carli

il Ministro della Difesa Guido Crosetto in occasione del Seminario Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’Assemblea parlamentare Nato.  Camera dei Deputati, Roma Lunedì 11 Maggio 2026  LAPRESSE

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«Un conto è far avvicinare le navi e un altro è dirigerle direttamente verso Hormuz. In quest’ultimo caso servirebbe prima l’approvazione di una nuova missione, che prevede prima la tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione parlamentare. Un altro conto è fare avvicinare le navi: non sarebbe una missione Hormuz, ma un altro tipo di missione che si configurerebbe all’interno di altre missioni. In questo senso mi sono state prospettate dallo Stato maggiore una serie di ipotesi, tra queste Gibuti. In ogni caso ne parleremo con il Parlamento da mercoledì». Così all’agenzia Ansa il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

I contorni di un eventuale missione a Hormuz, per ristabilire un libera navigazione nello Stretto, a cui il governo aderirebbe solo con un cessate il fuoco stabilizzato, dovrebbero infatti essere più chiari mercoledì 13 maggio, quando Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani si presenteranno davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato “sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”.

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La base italiana a Gibuti

Nella Repubblica di Gibuti i militari italiani gestiscono la base militare italiana di supporto intitolata ad “Amedeo Guillet”. Si tratta di un avamposto strategico nel Corno d’Africa, dipendente dal Comando operativo interforze e operativo dal 2014, che fornisce supporto logistico e operativo a tutte le operazioni italiane e internazionali nell’area. È un crocevia per le linee di comunicazione marittime che dal Mediterraneo sono dirette, attraverso il Canale di Suez, verso il Golfo Persico, il Sud Est asiatico, il Sudafrica e viceversa, garantisce il supporto logistico agli assetti nazionali in transito sul territorio di Gibuti e a quelli impegnati nelle operazioni nella regione somala.

Crosetto: «Solo gli Usa possono fare a meno della Nato»

Quanto poi al rapporti tra Stati Uniti e Alleanza atlantica, in occasione dell’intervento alla Camera, al seminario del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’assemblea parlamentare dell’Alleanza atlantica, Crosetto ha detto che «c’è una sola nazione al mondo che potrebbe fare a meno domani della Nato e sono gli Stati Uniti: nessuna delle nostre nazioni, se uscisse dalla Nato, avrebbe le stesse condizioni di sicurezza e di deterrenza. Lo sappiamo tutti e negli ultimi anni ci hanno ricordato che ognuno però doveva fare la sua parte, ma ci eravamo abituati a non farla, era molto più comodo», ha concluso.

«Vertice su impegno nella Nato ad Ankara, non serve che vada a Washington»

Quanto poi alla possibilità di una sua trasferta negli Usa, per parlare degli impegni italiani nella Nato e del rapporto con gli Stati Uniti alla luce delle critiche dell’Amministrazione Trump sul ruolo dell’Italia nelle guerre in corso, il responsabile della Difesa ha chiarito: «Non c’è bisogno che vada a Washington perché c’è Ankara a breve (è previsto per il prossimo luglio, ndr) dove tutta la Nato si riunirà, ci sarà anche Trump, e quindi lì ogni Paese dovrà relazionare e spiegare quale sia il suo impegno all’interno della Nato nei prossimi anni». Al contempo, Crosetto ha respinto il giudizio del presidente americano secondo cui l’Italia non è stata al fianco degli Stati Uniti nella guerra in Iran: «Non ho capito cosa vuol dire perché noi ci siamo stati come tutte le altre nazioni del mondo. Nessuno ci ha chiesto di far parte di questa guerra, nessuno sapeva che sarebbe scoppiata questa guerra con l’Iran. Mi pare che ci siamo comportati bene».

Crosetto ha poi replicato sulla possibilità che Washington intenda ridurre le basi Nato in Europa: «Le basi Nato in Italia o in qualunque parte del mondo non sono delle basi al servizio della nazione in cui risiedono - ha spiegato il ministro - Sono basi che servono alla Nato, cioè a tutti gli alleati, quindi in egual modo all’Italia, agli Stati Uniti, alla Germania, a tutti quelli che ne fanno parte. Per cui non penso sia interesse di nessuno in questo momento indebolire l’organizzazione di difesa più potente che esista al mondo, proprio nel momento in cui il mondo è più instabile. Quindi primo interesse degli Stati Uniti secondo me è tenerle aperte», ha sottolineato il ministro.

«La Difesa europea non è solo Ue, deve essere continentale»

Un passaggio dell’intervento di Crosetto alla Camera ha toccato il nodo della difesa europea. «Quando parlo di Difesa europea penso alla difesa continentale - ha spiegato il ministro della Difesa -, non metto soltanto i 27 paesi europei, ci metto dentro i Balcani, ci metto dentro l’Uk, ci metto dentro l’Ucraina, ci metto dentro la Moldavia, ci metto dentro la Norvegia, ci metto dentro la Turchia, cioè l’Europa continentale. Dobbiamo guardare più avanti, dobbiamo guardare a un mondo che è sempre più insicuro e in cui le nazioni che condividono gli stessi percorsi si mettono insieme».

«Ci sono spese che portano più voti della Difesa»

Crosetto ha detto infine la sua sul dibattito che riguarda l’opportunità di destinare risorse alla difesa piuttosto che a sanità e scuola. Ci sono «spese che portano più voti della Difesa, perché la Difesa non porta voti - ha affermato -. Portano voti le scuole, gli ospedali, la sanità, la cultura, le pensioni, non la Difesa, che da molte opinioni pubbliche è considerata qualcosa di brutto, perché è collegata mentalmente alla cosa più brutta che l’umanità abbia creato, che è la guerra. Però - ha aggiunto il ministro - i tempi che stiamo vivendo ci hanno ricordato che non esistono scuole, non esistono asili, non esistono ospedali se non c’è la pace».

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