Economia Digitale

Da Google agli agenti: ecco come cambierà ancora nel 2026 l’AI nel search

di Gianni Rusconi

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Il mondo della ricerca online ha conosciuto nel corso del 2025 cambiamenti sostanziali, nel solco di quanto già era avvenuto l’anno precedente e all’indomani della disponibilità globale di ChatGPT e degli altri modelli di AI generativa. L’intelligenza artificiale ha registrato progressi costanti in ogni direzione e ogni piattaforma, a cominciare da Gemini di Google per arrivare ovviamente a quella di OpenAI (e di conseguenza anche all’ecosistema Copilot di Microsoft), ha fatto diversi passi avanti. Parlando di “search”, la trasformazione che hanno dovuto affrontare aziende e professionisti si può riassumere in questo concetto: non più un elenco di risultati, ma un’esperienza sempre più intelligente, personalizzata e contestuale, segnata dalla capacità (dell’AI) di comprendere il contesto, il bisogno dell’utente e le circostanze in cui nasce la query. La ricerca, questa la sintesi su cui concordano gli esperti, è diventata conversazionale in tempi sorprendentemente rapidi e gli utenti, dal canto loro, hanno progressivamente ridotto l’uso di keyword “secche” e aumentato le domande complesse e specifiche, affidandosi ad assistenti capaci di interpretare intento e preferenze. Ma partendo da questi presupposti, cosa ci si può aspettare per il

2026? A questa domanda ha provato a rispondere Ale Agostini fondatore di Avantgrade.com, agenzia di SEO, SEM & AI Search, confermando come in linea generale assisteremo a un’ulteriore accelerazione degli impatti della tecnologia degli LLM su marketing, e-commerce, contenuti e customer journey e come cambieranno le regole della visibilità online.

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Google cambia pelle

Nel biennio 2023-2024 il colosso di Mountain View è rimasto relativamente prudente sui temi dell’intelligenza artificiale. Ma probabilmente si trattava di una calma apparente: negli ultimi dodici mesi, infatti, Google ha spinto sull’acceleratore lanciando diversi nuovi modelli Gemini ed entrando in grande stile nel mondo dei processori per l’AI, regno incontrastato (fino a oggi) di Nvidia. Nel 2026, si prevede che Alphabet punti a controllare l’intero stack tecnologico, dalle architetture computazionali in silicio alle applicazioni finali. Le prestazioni di Gemini 3 saranno applicate ai servizi della galassia di BigG, combinate con l’efficienza delle sue TPU (Tensor Processing Unit, le unità di calcolo specializzate per l’elaborazione dei modelli di AI e ottimizzate per le operazioni di machine learning) mentre Google Ads conoscerà un’evoluzione significativa, con l’interfaccia della tradizionale pagina dei risultati organici mostrati dal motore di ricerca destinata ulteriormente a perdere (progressivamente) di centralità.

I costi dell’advertising e le risposte multimodali

L’integrazione dell’AI e del modello Gemini 3 in Google Ads porterà a migliorare la capacità di conversione ma avrà anche l’effetto di aumentare i costi per acquisizione, ovvero sia il fee richiesto per ottenere il risultato atteso da una campagna a pagamento. Un trend analogo, secondo Agostini, è atteso anche su Meta. Diverse aziende saranno quindi chiamate a riconsiderare la distribuzione dei budget pubblicitari, rivalutando il ruolo della SEO e della crescente GEO (Generative Engine Optimization) AI search, dove la competizione non è ancora esasperata. Le risposte fornite dai motori AI, questa un’altra tendenza all’orizzonte, diventeranno sempre più sintetiche, multimodali e finalizzate alla comprensione del reale intento dell’utente. Lo spazio per il testo diminuirà a favore di risultati con elementi multimediali e chi opererà con questi strumenti sarà invogliato a capire e sfruttare il potenziale di percorsi più intuitivi e immediati, ricorrendo maggiormente alla ricerca vocale e con immagini.

Il ruolo degli agenti AI

Come in altri ambiti, gli agenti AI troveranno maggiore spazio di intervento e applicazione, iniziando a svolgere azioni concrete sui siti Web per conto degli utenti, cercando, confrontando e compilando form e acquistando prodotti o servizi. Questo scenario richiederà alle aziende del B2B e dell’e-commerce un ripensamento della visibilità online e dell’intera user experience: non sarà più sufficiente risultare convincenti per l’utente umano, spiega ancora il founder di Avantgrade, ma sarà necessario risultare facilmente interpretabili e tecnicamente fruibili anche dai browser e dagli assistenti intelligenti che adottano criteri più strutturali e razionali. Per farsi “scegliere” dagli agenti intelligenti, in parole povere, il marketing dovrà avere un nuovo mindset e considerare questi strumenti come un nuovo “target personas” da soddisfare.

Web analytics in crisi, si va verso un mondo AI driven

Click, sessioni e visite ai siti hanno fatto per anni da carburante ai sistemi di web analytics. Nel futuro prossimo, il tracciamento tradizionale è destinato invece a perdere terreno e valore informativo e già dal 2026 si assisterà a una ridefinizione delle metriche di performance: “crawl budget” per le AI, citazioni, presenza nelle risposte, influenza sulle decisioni e qualità del dato strutturato diventeranno centrali. Per anni i sistemi di web analytics sono stati basati su click, sessioni e visite ai siti. Con risposte fornite direttamente dall’AI, in grado di influenzare fortemente i processi di acquisto, il tracciamento tradizionale è destinato a perdere terreno e valore informativo. Nel 2026 si assisterà a una ridefinizione delle metriche di performance e diventeranno fondamentali elementi quali crawl budget per le AI (ovvero le risorse che i sistemi di intelligenza artificiale decidono di investire nell’esplorazione e nell’analisi delle pagine di un sito in un tempo predefinito), citazioni, presenza nelle risposte, influenza sulle decisioni e qualità del dato strutturato diventeranno centrali. Le aziende, precisa in proposito Agostini, dovranno in primis comprendere che i nuovi media non si misurano con i vecchi indicatori e che con l’AI search cambia tutto.

Personalizzazione reale e dinamica delle risposte

L’attività di search diventerà progressivamente “situazionale”, non si limiterà a restituire risultati ma modellerà decisioni, scelte d’acquisto e percorsi informativi attraverso sistemi intelligenti capaci di filtrare e selezionare contenuti prima ancora che vengano visti dagli utenti. Cosa significa questo? Che aziende e brand dovranno ottenere visibilità all’interno di queste nuove logiche, perché è su questo piano che si giocherà la partita tra chi saprà farsi riconoscere come rilevante dalle macchine (sfruttando i modelli generativi per creare contenuti dinamici e personalizzati per singolo utente basandosi su dati comportamentali e preferenze in tempo reale) e chi dovrà adattarsi a uno scenario meno prevedibile rispetto al passato. E dal punto di vista pratico, cosa cambierà? A parità di domanda, le risposte date dal motore varieranno in funzione di contesto, storico, obiettivi, preferenze e fase del processo di acquisto, aprendo alla sfida di dover ottimizzare i siti e le campagne di comunicazione per cluster di intenti (tipologie di ricerche) e superando la rigidità dei modelli SEO tradizionali.

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