Dal calcio alle urne: Fouzi Lekjaa entra a gamba tesa nelle elezioni marocchine
A metà estate il presidente della Federazione calcistica marocchina e ministro delegato al Bilancio si schiera con il Partito Autenticità e Modernità. Voci lo danno in corsa come premier anche se non candidato. Una novità che cambia gli equilibri dello schieramento di maggioranza. La popolarità arriva dalle vittorie della Nazionale
di Sergio Rochi
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4' di lettura
I punti chiave
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Entrato il 25 luglio nel Partito Autenticità e Modernità (PAM), il presidente della Federazione calcistica marocchina e ministro delegato al Bilancio è diventato il protagonista assoluto della campagna elettorale. Pur non essendo candidato, Fouzi Lekjaa riempie le piazze, favorisce nuove adesioni, provoca la reazione frontale del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti e alimenta le ipotesi su una sua possibile ascesa alla guida del governo. «Un dirigente instancabile, un lavoratore infaticabile»: così lo descrivono nei corridoi della Confederazione africana di calcio (CAF).
Chiedilo al Sole
Il 23 settembre i marocchini eleggeranno i 395 deputati della Camera dei rappresentanti, con circa 16,5 milioni di elettori. La competizione più accesa non contrappone maggioranza e opposizione, bensì i tre partiti che governano insieme dal 2021: il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), il PAM e l’Istiqlal. Alla vigilia delle candidature il colpo di scena: Lekjaa rinuncia a correre a Berkane, la sua città natale, dove il partito sceglie Mohamed Ibrahimi. Il ministro non abbandona però la campagna, e anzi ne diventa l’asse portante. Attraversa il Paese, difende il programma del PAM — sul quale la sua impronta appare determinante —, mobilita le folle, catalizza l’attenzione e pronuncia discorsi diretti. Il suo linguaggio non risparmia neppure gli alleati di governo. A Fès, Séfrou e Berkane lo accolgono al grido di «Sir, Sir, Sir» — «Avanti, avanti, avanti» —, lo slogan reso popolare dalle imprese della nazionale di calcio. Il tour nella regione Orientale prosegue verso Guercif, Oujda e Bouarfa, tra incontri ravvicinati con cittadini e militanti, tenendo in media quattro comizi al giorno. Il programma sostenuto è stato quantificato a Rabat il 1º settembre dall’ufficio politico del partito: circa 350 miliardi di dirham di spesa aggiuntiva nella legislatura 2027-2031, pari a circa 70 miliardi l’anno.
In quattro settimane conquista il primato mediatico
Tra il 17 agosto e il 12 settembre la quota settimanale di citazioni sui media è passata dal 2,5 al 13,1%, portandolo dal decimo al primo posto tra le personalità più menzionate, davanti al capo del governo Aziz Akhannouch. Tra i soli esponenti del PAM concentra il 39,9% delle citazioni, contro il 13% di agosto; sui social network raggiunge il 72,1%. Il tutto grazie alla popolarità costruita nel calcio.
Dall’estate il suo nome circola con insistenza come possibile capo del governo. Il PAM, secondo nel 2016 e nel 2021, punta ora al primo posto: il ministro parla di una «evoluzione logica» per l’unico grande partito che non ha mai guidato l’esecutivo. Sulle ambizioni personali liquida con poche parole: «Non ci ho mai pensato». Fatima Ezzahra El Mansouri nega qualsiasi ipotesi di sostituzione, mentre Mehdi Bensaïd respinge le voci di rivalità ma rifiuta di ridurre la corsa alla guida del governo a due soli nomi.
Agosto 2026: guerra aperta con il RNI
Il 25 agosto l’ufficio politico del RNI, presieduto da Mohamed Chouki, accusa il PAM di sottrargli amministratori ed eletti e ne denuncia apertamente i metodi. Lo stesso giorno Marouane Chbaatou, deputato uscente di Midelt e membro dello stesso ufficio, lascia il RNI per aderire al «partito del Trattore», soprannome con cui è noto il PAM. L’episodio sancisce la rottura tra due formazioni che siedono fianco a fianco al governo da cinque anni.


