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Dal palinsesto al fai-da-te: così il 2025 ha cambiato il prime time televisivo

La visione differita vale fino al 9% dell’audience nel suo complesso. Lo streaming non riesce a colmare il calo tv, ma è boom dei social. Mediaset primo editore, Rai 1 la rete più seguita

di Andrea Biondi

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Per la Tv in Italia i dati del 2025 raccontano una mutazione sempre più profonda: la sera televisiva non comincia quando lo decidono le reti e non finisce quando scorrono i titoli di coda. Si allunga, slitta, si ricompone nei giorni successivi. Un pubblico sempre più numeroso rinuncia alla diretta, non per disaffezione, ma per scelta.

È la fotografia che emerge dalle elaborazioni dello Studio Frasi sui dati Auditel per l’intero 2025 (con numeri al 15 dicembre). La differita (nei 28 giorni successivi alla prima messa in onda) non è più la stanza dei ritardatari: è diventata una scelta. I numeri sono eloquenti: 1,2 milioni di persone si autoprogettano il proprio prime time tra le 20.30 e le 22.30; tra le 21.30 e le 23.30 la platea sale a 1,4 milioni, pari al 9% dell’ascolto. Non scappano dalla televisione, scelgono da sé cosa guardare, sempre dentro l’offerta degli editori Auditel, e spesso in differita.

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La visione in differita

Chi incassa meglio questa nuova libertà del pubblico? Sky guida la quota di seguito in differita con il 12,5%, seguita dalla Rai (11,2%) e da Mediaset (9,4%). La7 resta più bassa, al 2,8%. «Questo dato – spiega Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi – è dovuto alla poca offerta di fiction seriale. Che nei fatti è il genere di programma che produce più audience differita». Non è un caso che le reti con più recupero siano Sky Atlantic e Sky Investigation. Tra le generaliste è Canale 5 a produrre la quota più alta di time-shift (15,3%). E quando arriva una fiction che fa parlare, la coda si vede, come per Sandokan, su Rai 1: dopo la prima messa in onda del 1° dicembre nei quindici giorni successivi 1,2 milioni di persone hanno recuperato le avventure del pirata della Malesia.

La morale è pratica e un po’ cinica: i palinsesti non possono più essere progettati solo sulla diretta, devono considerare anche i recuperi sulle piattaforme di casa, come RaiPlay e Mediaset Infinity.

Il «ritardo» della prima serata

Ma il 2025 vede accendersi con sempre maggiore vigore un’altra spia: la prima serata editoriale slitta in avanti. Il prime time pubblicitario, per densità di presenze, resta ancora tra le 20.30 e le 22.30. E infatti la mezz’ora con più persone davanti al televisore acceso rimane quella tra le 21 e le 21.30 (19,1 milioni). Però la “serata vera”, quella dei programmi che dovrebbero fare il colpo grosso, si allunga. L’access prime time finisce per coincidere con il prime time pubblicitario. Il fenomeno non nasce oggi, ma nel 2025 tocca la sua versione più estrema. «Una delle cause – spiega Siliato – è il successo della “Ruota della fortuna”. Unito a una debolezza della prima serata classica di Canale 5, questo successo ha portato all’allungamento del programma. Così la Rai, che lo scorso anno allungò l’access per analogo motivo, il successo di “Affari tuoi”, si trova a un bivio: decidere o meno di anticipare i programmi di prima serata confidando nel loro maggior appeal e per non vedere assottigliarsi gli ascolti con l’avanzare della notte».

Il programma più visto non ha rivali e nel 2025 il Festival di Sanremo consolida il proprio primato da anno dispari, senza grandi eventi calcistici, e chiude la 75ma edizione con una Total audience consolidata di 12,7 milioni di spettatori medi nelle cinque serate.

La classifica dei canali

La più seguita fra le reti rimane Rai 1 sia nel giorno medio (1,56 milioni di audience media e 18,64% di share e crescita dello 0,54% contro gli 1,5 milioni e 18,02% di share di Canale 5, in calo dello 0,67%), sia in prima serata (4,31 milioni di audience; 22,03% di share e calo dello 0,79% contro i 3,5 milioni; 17,9% di share e +11,13% di Canale 5). In prima serata seguono Italia 1 (5,88% di share; -4,31%); La7 (5,44%; +1,77%); Rai 3 (5,33%; -4,34%); Rai 2 (4,62%; -15,47%); Rete 4 (4,55%; +4,24%); Nove, di Warner Bros Discovery (2,94%; -6,86%); Tv8, di Sky (2,56%; +8,02%) e Real Time, sempre di Wbd, a chiudere la top ten (2% di share e +0,32%). La7, Rete 4, Tv8 e Real Time sono dunque i quattro canali che crescono.

Quanto al ranking del giorno medio, dopo Rai 1 e Canale 5 ci sono: Rai 3 (6,21% di share e -4,16%); Rai 2 (5,02% e -14,85%); Italia 1 (4,93% e +2,05%); Rete 4 (4,75% e +10,64%); La7 (3,96% e +3,76%); Tv8 (2,46%; +3,24%); Nove (2,31%; +1,16%) e Real Time (1,74%; -3,58%). Precisazione d’obbligo: le distanze tra alcune reti sono così lievi che a fine anno la classifica potrebbe anche cambiare.

Mediaset primo editore

Per ciò che concerne gli editori, infine, è Mediaset il più seguito dell’anno. Il Biscione ha sorpassato il servizio pubblico in prime time: nel 2024 Rai produceva infatti uno share medio del 38,2% con Mediaset ferma al 35,9%, mentre nel 2025 la situazione vede Mediaset salire al 37,7% e Rai scendere al 36,9%. Considerando le sole generaliste le tre Rai mantengono il primato sugli ascolti sia nel giorno medio, sia in prime time. In quest’ultima fascia la distanza è però molto ridotta.

Resta, intanto, un calo che non fa sconti: il totale ascolto del comparto televisivo nel 2025 scende; nell’intera giornata gli editori tradizionali perdono il 3%. E lo streaming, misurato in un insieme Auditel definito “non riconosciuto”, non sostituisce le perdite della Tv tradizionale. «Più che sulle piattaforme i pubblici, ormai non solo i più giovani, si spostano sui social, ai quali dal punto di vista regolatorio si concede ancora il più ampio laissez faire», conclude Siliato.

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