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Dalla Ue in arrivo prescrizioni per intermediari e creator

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Attualmente non esiste una legge ad hoc sui finfluencer, ma un loro possibile inquadramento è stato al centro delle discussioni sul pacchetto di riforme promosso dalla Ue per rafforzare la tutela dei piccoli risparmiatori noto come Retail Investment Strategy. Con posizioni diverse tra le tre istituzioni europee, con Commissione e Consiglio più conservativi (proponevano un rafforzamento degli obblighi di trasparenza per il marketing digitale senza creare una disciplina specifica per i finfluencer) e Parlamento europeo più innovativo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Cosa prevede la direttiva

Proprio la posizione del Parlamento appare aver prevalso, almeno a leggere il testo, pubblicato il 28 maggio scorso sul sito del Consiglio, su cui le tre istituzioni sembrerebbero aver raggiunto un’intesa e che dovrebbe rappresentare la versione definitiva della direttiva, attesa per l’ultimo bimestre del 2026.

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«In particolare», spiega l’avvocato Francesco Mocci, partner di Advant Nctm, «la direttiva, pur riconoscendo un ruolo positivo degli influencer nella promozione dell’educazione finanziaria verso un pubblico più ampio, si preoccupa di disciplinare in modo trasparente le comunicazioni di marketing, in modo da far emergere il legame tra intermediari e finfluencer. In quest’ottica, si prevede che l’incarico conferito a un influencer finanziario (definito come qualsiasi persona fisica o giuridica in grado di influenzare il comportamento, l’opinione o le decisioni di investimento di clienti al dettaglio o potenziali clienti al dettaglio, in virtù della propria esposizione, posizione o relazione con il pubblico, e che svolge comunicazioni di marketing o pratiche di marketing per conto di un’impresa di investimento) di promuovere determinati prodotti e servizi dell’intermediario sia disciplinato da un apposito contratto scritto, che ne specifichi natura e portata».

Strategia prudente per gli intermediari

In attesa che il testo sia sottoposto al voto del Parlamento europeo per la ratifica definitiva dell’accordo, con conclusione dell’iter parlamentare previsto per il prossimo mese di novembre, gli intermediari potrebbero decidere di iniziare fin da ora ad attenersi alle prescrizioni previste.

«Gli intermediari finanziari che vogliono avvalersi di finfluencer devono fare molta attenzione nella selezione e nel monitoraggio rigoroso dei creator per evitare di esporre i clienti a promozioni di prodotti rischiosi», ricorda l’ultima edizione dell’Osservatorio Fintech del Politecnico di Milano. «La conoscenza deve essere inoltre approfondita riguardo alla formazione dei finfluencer selezionati e alle modalità che questi adottano nella gestione del rischio in tutte le attività».

In base alla normativa europea n. 596/2014 (market abuse regulation), le opinioni o consigli non tecnici su investimenti sui social possono essere considerati raccomandazioni d’investimento. Le raccomandazioni sui social devono rispettare il regolamento MAR e diffondere informazioni false o riservate costituisce un reato. Le responsabilità variano in base al ruolo, ma le norme contro insider trading, manipolazione e divulgazione illecita si applicano a tutti. Alcune comunicazioni possono comportare rischi legali, per questo è fondamentale evitare post sospetti e condotte illecite con possibili gravi conseguenze.

Da ultimo, In Italia non esiste una disciplina specifica per i finfluencer ma la Linea Guida n. 2 contenuta nell’Allegato A alla Delibera AGCOM n. 7/24/CONS regola l’attività degli “influencer” intesi come, «soggetti che svolgono un’attività analoga o comunque comparabile a quella dei fornitori di servizi di media audiovisivi soggetti alla giurisdizione nazionale, ove soddisfino cumulativamente requisiti diversi».

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