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Dalle vacche da latte al pet food, è boom per l’industria dei mangimi: fatturato sopra i 10 miliardi

Cresce sia la produzione (+1,1%), che il giro d’affari (+3%). Rafforzati anche investimenti e occupazione

di Giorgio dell'Orefice

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Un 2025 molto positivo per l’industria mangimistica italiana con la crescita della produzione, del fatturato, degli investimenti e dell’occupazione. È quanto è emerso dall’assemblea annuale di Assalzoo (Associazione nazionale tra i Produttori di alimenti zootecnici) nel corso della quale sono stati presentati i dati sulla produzione: i volumi totali hanno toccato quota 15,6 milioni di tonnellate, +1,1% rispetto al 2024. Meglio ancora è andata per il fatturato del settore che con 10,1 miliardi di euro è cresciuto del 3%.

Positivi anche i dati su investimenti e occupazione

Bene anche i dati sull’occupazione che con 8.850 addetti diretti è cresciuta del 4%. E di grande rilevanza industriale sono anche i numeri sugli investimenti fissi lordi che sono cresciuti del 5,3% grazie a interventi sull’innovazione, la sostenibilità e l’efficienza produttiva.

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Zanin (Assalzoo): settore forte in un quadro instabile

«I dati economici e produttivi – ha commentato il presidente di Assalzoo, Massimo Zanin - confermano la solidità dell’industria mangimistica italiana capace di adattarsi a un quadro internazionale instabile. Le tensioni geopolitiche e i riflessi sui prezzi dell’energia e dei carburanti impattano in maniera significativa su un settore che trasporta su gomma quasi l’80% delle materie prime vegetali necessarie alla produzione mangimistica. Servono misure di contenimento e serve il riconoscimento del mais come coltura strategica che consenta una positiva inversione di tendenza nella produzione di questo cereale indispensabile a tutta la filiera agro-zootecnica-alimentare».

Importante il rinvio delle norme contro la deforestazione

Fra le sfide del comparto per il prossimo futuro il presidente Zanin ricorda anche la prevista applicazione della normativa (Eudr) contro la deforestazione. «Ci siamo impegnati – ha aggiunto il presidente Assalzoo - per ottenere il rinvio di un anno della sua applicazione, ora fissata al 31 dicembre 2026. Il rinvio non ha però risolto tutti i problemi. La sostenibilità ambientale è un obiettivo condivisibile e necessario, ma deve procedere di pari passo con la sostenibilità economica: occorre evitare che un eccesso di oneri burocratici rischi di compromettere la già fragile competitività del sistema agroalimentare».

Tra i singoli settori la leadership resta alla filiera avicola

Tra i singoli settori il ruolo trainante nella mangimistica made in Italy lo continua a ricoprire la filiera avicola che incide per il 39,1% sul totale dei mangimi prodotti. In volume si contano oltre 6 milioni di tonnellate (+0,4%) rispetto al 2024.

La seconda posizione è rivestita dalla filiera suinicola con un’incidenza del 25,4% sulla produzione complessiva. In volume sono state prodotte 3,9 milioni di tonnellate (+1,2%) rispetto al 2024. «Il dato espansivo – hanno commentato ad Assalzoo - è importante soprattutto considerati le pesanti restrizioni sanitarie legate alla diffusione della Peste Suina Africana (PSA). Questa crescita evidenzia la tenuta produttiva degli allevamenti e la capacità di garantire la qualità che caratterizza i circuiti delle grandi DOP della salumeria italiana».

Forte rimbalzo dei mangimi per le vacche da latte, bene il pet food

La sorpresa viene dal comparto bovino (che assorbe il 24,9% della produzione mangimistica) e che ha fatto registrare una crescita produttiva importante con un +3,4%. Il traino viene dai mangimi destinati alle vacche da latte aumentati del 5,1%.
Frenano le altre specie (-2,7%) appesantite dal forte calo (-8.3%) dei mangimi per l’acquacoltura.

Prosegue lo sviluppo del Pet food la cui produzione mangimistica è aumentata nel 2025 dello 0,8%. Questo segmento ricopre ormai una quota del 4,3% sul totale della produzione mangimistica nazionale.

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