La protesta

Ddl caccia, le associazioni ambientaliste chiedono a Mattarella di bloccare il provvedimento

Il Wwf e altre associazioni ambientaliste hanno chiesto al presidente della Repubblica di bloccare l’iter parlamentare del disegno di legge. Il Governo ha annunciato però che i lavori andranno avanti

di Pietro Menzani

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Non si fermano le polemiche sul ddl caccia. Wwf Italia, l’Ente nazionale protezione animali (Enpa), la Lega per l’abolizione della caccia (Lac), la Lega anti vivisezione (Lav) e la Lega italiana protezione uccelli (Lipu) hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere la sospensione della discussione del disegno di legge e il ritiro definitivo del testo. L’iter di esame del provvedimento nelle commissioni Ambiente e Industria del Senato riunite è ormai giunto al termine e il ddl potrebbe approdare in aula a breve.

La protesta delle associazioni

Dietro l’iniziativa delle sigle ambientaliste c’è una lettera ufficiale che la Commissione europea ha inviato nel dicembre scorso al Governo per segnalare violazioni delle direttive Uccelli e Habitat contenute nel testo. Le direttive a cui si fa riferimento nella comunicazione - adottate rispettivamente nel 1979 e nel 1992 - tutelano le specie di uccelli selvatici presenti sul territorio dell’Unione e promuovono la conservazione del patrimonio naturale europeo.

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Le associazioni accusano l’Esecutivo di non avere reso pubblica la lettera che, secondo quanto dichiara il Wwf, boccia alcune parti fondamentali del ddl, evidenziando criticità come, ad esempio, l’estensione della caccia fuori stagione e l’indebolimento del parere scientifico dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

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L’appello al presidente della Repubblica

Le associazioni hanno dunque chiesto al presidente della Repubblica di intervenire a tutela della Costituzione e della legalità europea, in quanto «andare avanti a tappe forzate significa assumersi la responsabilità di approvare una legge sapendo che viola il diritto europeo e che espone l’Italia a procedure di infrazione con conseguenti sanzioni che tutti gli italiani saranno costretti a pagare».

L’accusa rivolta alle commissioni del Senato incaricate di esaminare il provvedimento, infatti, è di aver ignorato il richiamo dell’Ue e di aver proseguito nell’iter parlamentare rigettando tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni, che, secondo le sigle ambientaliste, avrebbero potuto correggere, almeno in parte, le criticità segnalate.

La risposta del Governo

L’atteggiamento del Governo nei confronti delle proteste di opposizione e associazioni, però, rimane di chiusura. Il 14 maggio, durante un question time al Senato, il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha annunciato che «non intendiamo interrompere i lavori legislativi né quelli del Governo per una lettera di un burocrate». Lollobrigida ha ribadito che la caccia, «per quanto uno possa volerla o non volerla, condividerla o non condividerla», è un’attività legale e che l’iter del disegno di legge andrà avanti.

Il titolare del Masaf ha anche precisato che «la conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende agroturistico-venatorie non sarà affatto automatica, ma autorizzata dalle Regioni all’esito di un procedimento amministrativo che richiede il rispetto di condizioni particolarmente rigorose. L’impianto normativo italiano prevede di considerare criminale colui che compie un reato, non chi esercita un’attività prevista dalla legge, ma semmai chi intende impedirlo violandola. Vale anche per l’attività venatoria»

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