La strategia

Difesa, nel 2026 più che raddoppiate le unità delle Forze ad alta e altissima prontezza

Previste tre nuove missioni: in Iraq, Somalia e quella in Tunisia della Guardia di finanza

di Andrea Carli

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Di fronte a un quadro che si fa sempre più complicato, a cominciare dalla minaccia russa a est dell’Europa, in un contesto in cui gli Usa riducono le forze armate nella Nato, la Difesa italiana punta ancora di più sulle Forze ad alta e altissima prontezza. È quanto emerge da un dossier predisposto dal Servizio studi del Senato sul decreto missioni.

Il 14 maggio il Consiglio dei ministri ha deliberato la prosecuzione delle missioni internazionali e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo e l’avvio di nuove missioni internazionali per il 2026.

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Nel complesso, si legge nel dossier, la consistenza massima complessiva del personale delle Forze armate che il Governo prevede di impiegare nel 2026 nei diversi teatri operativi è di 11.642 unità, anche se si prevede una consistenza media di 7.459 unità.

Più che raddoppiate le unità delle Forze ad alta e altissima prontezza

A queste cifre dovrebbero poi aggiungersi, in caso di loro effettivo impiego, le unità delle Forze ad alta e altissima prontezza. Si tratta di un contingente che non viene dispiegato in teatri operativi, ma che resta a disposizione per un impiego immediato all’estero, con una speciale procedura di autorizzazione, al verificarsi di crisi o situazioni d’emergenza. Il decreto missioni 2026 prevede un impiego massimo di 6.521 unità di personale, con 1.024 mezzi terrestri, 5 mezzi navali e 29 mezzi aerei. La consistenza del contingente è dunque più che raddoppiata rispetto al 2025 (quando il contingente era composto da 2.867 unità, con 359 mezzi terrestri, 4 mezzi navali e 15 mezzi aerei).

Una volta che l’individuazione di queste forze viene autorizzata dal Parlamento, il loro effettivo impiego, al momento del verificarsi della crisi o dell’emergenza, deve essere comunque deliberato dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al Presidente della Repubblica. La deliberazione è trasmessa alle Camere, le quali, entro cinque giorni, con appositi atti di indirizzo, secondo i rispettivi regolamenti, ne autorizzano l’impiego o ne negano l’autorizzazione. Entro novanta giorni dall’approvazione degli atti di indirizzo di autorizzazione, il Governo riferisce alle Camere sul permanere delle situazioni di crisi o di emergenza che hanno determinato l’effettivo impiego delle forze.

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Nel 2026 tre nuove missioni internazionali

Ha ottenuto semaforo verde la delibera che riguarda la partecipazione dell’Italia a tre nuove missioni internazionali. Sono quella in Iraq, quella in Somalia e quella in Tunisia della Guardia di finanza. Per queste tre nuove missioni la delibera prevede l’impiego di un contingente massimo di 263 unità di personale, di cui 241 delle Forze armate e 12 della Guardia di Finanza.

La missione bilaterale in Iraq

Il governo ha previsto il dispiegamento di un dispositivo militare nazionale in Iraq e nel Medio-Oriente. La nuova missione prevede la partecipazione, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, di 196 unità di personale e 5 mezzi aerei. La missione fornisce supporto supporto alle Forze di Sicurezza Irachene per consolidarne le capacità operative, attraverso il capacity building in settori di polizia, de-mining e intelligence. Promuove inoltre la cooperazione civile e umanitaria, attraverso la partecipazione a progetti infrastrutturali e l’assistenza umanitaria alle popolazioni più vulnerabili.

Somalia

In questo caso viene previsto l’impiego di un contingente di massimo 45 unità, con 2 mezzi terrestri. La missione si inserisce nel quadro di quelle già esistenti nell’area del Corno d’Africa. Tra i suoi compiti c’è la formazione congiunta delle forze armate somale, anche presso le accademie militari in Italia, «con fornitura di armamenti e mezzi compatibili con quelli italiani al fine di facilitarne la manutenzione e l’addestramento». I militari sono inoltre chiamati a sostenere lo sviluppo di capacità di cybersicurezza, e a sostenere la sicurezza regionale, con un possibile futuro impiego delle unità somale alle iniziative multinazionali nell’area. La nuova missione in Somalia non ha un termine di scadenza.

Tunisia

La terza missione è quella in Tunisia, e coinvolge la Guardia di finanza. Si occupa dell’assistenza e dell’addestramento della Garde Nationale Maritime, con personale della Fiamme gialle. Si prevede l’impiego di un contingente di massimo 22 unità di personale, con diversi mezzi e materiali terrestri. Tra le attività che verranno promosse, quelle di consulenza, assistenza, supporto tecnico-logistico e addestramento della locale Garde Nationale Maritime, attraverso la costituzione di un “Nucleo di supporto” con sedi a Tunisi e a Sfax. Si interverrà inoltre per mantenere in efficienza le unità navali cedute dall’Italia, anche nell’ambito di progetti europei. Ci sarà un addestramento degli equipaggi tunisini. Il contingente di personale include 2 ufficiali. Tra i mezzi e materiali terrestri la scheda indica: 1 carro officina, 1 furgone, 3 autovetture pick up, materiali di consumo e moduli abitativi.

 

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