Intervista

Difesa, la Nato raddoppia il budget. Portolano: «Ora puntare su organici, droni, copertura aerea e munizioni»

Dopo l’intesa raggiunta dai Paesi dell’Alleanza Atlantica al vertice dell’Aia per aumentare il target per gli investimenti nella difesa al 5% del Pil entro il 2035, il generale chiarisce: «Occorre rafforzare la componente terrestre (forze corazzate, l’artiglieria, il genio), le capacità di contrasto alle minacce aeree e missilistiche, anche di tipo balistico, nonché le capacità di ingaggio di precisione a lunga distanza. Ma anche logistica e le scorte di armamento e munizionamento»

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano

5' di lettura

5' di lettura

Il summit Nato andato in scena all’Aia questa settimana ha alzato l’asticella delle risorse destinate alla difesa al 5% del Pil entro il 2035. Il 3,5% va direttamente alle spese in difesa classica (armi, mezzi, munizioni) e l’1,5% in sicurezza.

In un contesto internazionale segnato da minacce crescenti, dalla guerra in Ucraina al terrorismo, dalla sicurezza energetica alla difesa delle infrastrutture critiche, e sulla spinta del presidente Usa Donald Trump che ha ripetutamente chiesto di non far ricadere unicamente sulle spalle degli Stati Uniti il costo della difesa europea, i 32 Paesi alleati hanno cambiato passo e deciso di mettere mano al portafoglio, puntando a oltre il doppio dell’attuale target del 2 per cento.

Loading...

Ora si tratta di capire come e dove investire questo denaro. Tra le persone più titolate a fare chiarezza su questo aspetto, anche e soprattutto per la lunga esperienza maturata sul campo, c’è il generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Generale, da dove partiamo?

Partiamo dalla necessità di essere in grado di affrontare possibili minacce attuali e future: servono investimenti tecnologici e infrastrutturali che rispondano agli impegni presi con la Nato e al bilanciamento delle asimmetrie che - purtroppo, ancora esistono tra le Forze Armate. Oggi è nuovamente necessario potenziare quelle capacità, che sono e restano indispensabili per sostenere un eventuale conflitto convenzionale. A queste, si aggiungono gli investimenti per l’acquisizione di assetti strategici, come le capacità legate ai domini cyber e spazio, ai droni, alla difesa aerea e missilistica integrata, alla digitalizzazione, allo spettro elettromagnetico e alla dimensione cognitiva, che peraltro rafforzano la base industriale e tecnologica del Paese e producono effetti positivi anche su economia, competitività e occupazione.

Dove è opportuno investire?

Abbiamo bisogno di rafforzare specifiche capacità operative: la componente terrestre (forze corazzate, l’artiglieria, il genio), le capacità di contrasto alle minacce aeree e missilistiche, anche di tipo balistico, nonché le capacità di ingaggio di precisione a lunga distanza. Ma anche logistica e le scorte di armamento e munizionamento. Parallelamente, con l’attuale livello di digitalizzazione, in cui è acclarata la centralità e l’importanza del dato, è essenziale continuare a investire in maniera importante nel dominio cibernetico e negli abilitanti strategici, primo tra tutti quello spaziale, traguardando ai fondamentali fattori di interoperabilità, interconnessione e interscambiabilità. Un maggiore impegno della nazione in termini economici deve essere letto come un investimento per tutto il Paese.

Le minacce arrivano sempre più dal cielo. Basti pensare all’uso dei droni Shahed nella guerra in Ucraina.

Quella che definiamo la Difesa Aerea e Missilistica Integrata va sempre parametrata alla minaccia di riferimento. Quella dell’Italia, così come quella degli altri paesi Nato, va rafforzata attraverso l’acquisizione di ulteriori assetti di nuova generazione, sia per la difesa a medio e corto raggio sia per la cortissima distanza. Per quanto riguarda la difesa da missili balistici e sistemi ipersonici, nessun Paese può, ad oggi, vantare una copertura totale ed è necessaria la massima collaborazione internazionale. L’Italia partecipa alla “Ballistic Missile Defence” della Nato come parte integrante della missione permanente dell’Alleanza di Difesa Aerea e Missilistica Integrata. Anche in questo settore, sono già stati avviati specifici programmi con l’acquisizione di nuovi sensori radar di scoperta della minaccia balistica e di ulteriori batterie equipaggiate con missili di nuova generazione.

La partita della difesa si gioca anche sul campo del rafforzamento dell’organico. Come muoversi?

Loading...

Abbiamo, ad oggi, personale altamente formato, stimato a livello globale, ma in numero inadeguato per sostenere un conflitto come quello in corso russo-ucraino, che comunque ci auguriamo di non dover affrontare mai. La prontezza operativa dipende da forze numericamente adeguate e addestrate per essere pronte all’impiego. Anche sulla base delle indicazioni del Ministro Crosetto sono allo studio proposte per aumentare progressivamente gli organici, perseguendo un bilanciamento tra la componente in servizio permanente e quella a tempo determinato; la costituzione di un bacino di riserva ben addestrato, prontamente impiegabile e con personale altamente professionalizzato in specifici ambiti; tutte risorse pronte a integrare le attività della Difesa già in tempo di pace.

A questo punto è lecito pensare a un cambiamento nella strategia dell’Alleanza atlantica: cosa c’è da aspettarsi?

Il vertice Nato dell’Aia ha segnato un radicale cambio di passo nell’impegno di tutti gli Alleati a dotarsi delle capacità necessarie per fronteggiare le minacce crescenti. La fluidità degli scenari futuri richiede all’Alleanza un’evoluzione strategica e operativa, puntando su deterrenza credibile e interoperabilità rafforzata. Tuttavia, garantire la sicurezza collettiva implica una cooperazione sinergica Nato-Ue e, in particolare, un ruolo più attivo del pilastro europeo dell’Alleanza. L’Italia, come molti altri Paesi europei, dovrà quindi potenziare capacità e il livello di prontezza operativa.

Il ragionamento si intreccia con quello della difesa europea.

La Difesa europea è un’esigenza che va sviluppata con i medesimi criteri della Nato, nel cui ambito deve crescere come pilastro europeo, senza inutili duplicazioni con l’Alleanza. Più che un nocciolo duro, sono necessarie sia capacità sia un’architettura operativa in grado di coordinarle. Tutti obiettivi a cui gli Stati europei devono contribuire con personale, sistemi e investimenti, naturalmente ciascuno secondo le proprie necessità.

Intanto continua a tenere banco la crisi in Medio Oriente: quali misure per i militari italiani?

Abbiamo adottato tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza del nostro personale. Questa è una priorità operativa del Ministro Crosetto, mia e del Comandante Operativo di Vertice Interforze. I nostri contingenti in Iraq, Kuwait e Qatar sono stati subito riposizionati in aree sicure. Le decisioni, basate su analisi di intelligence e assunte in coordinamento con i partner internazionali, non prevedono un ridimensionamento della nostra presenza nell’area. Tutte le missioni internazionali cui aderisce l’Italia, incluso il supporto umanitario per Gaza, restano attive e pronte per ogni scenario.

I militari italiani coinvolti nella missione Onu Unifil sono costantemente in prima linea.

La situazione nel sud del Libano resta tesa. L’arrivo del Generale Abagnara al comando di Unifil rappresenta un segnale forte dell’impegno dell’Italia. Il nostro contingente – circa 1.000 militari – gode di rispetto e fiducia. Assicurando la nostra presenza Libano anche durante il recente conflitto, con Unifil, la missione bilaterale Mibil e l’ulteriore missione del Military Technical Committee for Lebanon, sempre a guida italiana, abbiamo dato un segnale di determinazione e continuità e, se mi permette, di questo siamo orgogliosi e soddisfatti. C’è la volontà delle Forze libanesi di crescere con il nostro supporto, per garantire autonomamente la sicurezza del proprio territorio. La proroga del mandato della missione oltre agosto ritengo sia necessaria per garantire questa continuità.

E poi c’è la tensione tra Israele e Iran, con ripercussioni dirette sui flussi commerciali nel Mar Rosso.

L’Italia partecipa attivamente alla missione Aspides, oggi con il cacciatorpediniere lanciamissili “Andrea Doria” e dal 1° luglio assumerà il comando tattico di tutta la missione. In linea con i nostri interessi strategici, continueremo a contribuire alla libertà di navigazione e alla protezione del traffico commerciale ed energetico dalle minacce insistenti nel Mar Rosso affinché le navi commerciali giungano in sicurezza fino al Canale di Suez e nei porti italiani e europei.

L’Italia non dispone di materie prime critiche. È un rischio per la difesa?

La dipendenza industriale dall’importazione di materie prime cosiddette strategiche è uno dei temi principali della strategia di sicurezza nazionale, visto il loro impiego in praticamente tutte le tecnologie legate alla transizione digitale e a quelle specifiche per i settori difesa e aerospazio. È un tema all’attenzione del Ministro Crosetto, che per primo l’ha posto sul tavolo dell’Italia e di tutti gli Alleati.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti