Donne e giovani ai margini dei CdA. E la governance perde pluralità
L’analisi di Cuoa Business School evidenzia come la composizione dei consigli di amministrazione italiani sia dominata da profili maturi e maschili, con un lento ricambio generazionale e un urgente bisogno di diversificazione
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Il ricambio generazionale e la parità di genere restano lontani dalle stanze in cui nelle aziende italiane si prendono le decisioni. È questa una delle fotografie più nette, e impietose per certi versi, che emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio sulla Governance di Cuoa Business School, realizzato in collaborazione con Adacta Advisory su oltre 20mila imprese italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro. Nei Consigli di amministrazione, questo i numeri su cui riflettere, le donne rappresentano in media il 19% dei componenti, mentre Millennials e Gen Z arrivano al 15%. Quasi un CdA su due, inoltre, è composto esclusivamente da uomini.
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C’è un evidente aspetto critico legato alla rappresentanza ma persiste anche una questione di ordine anagrafico. L’età media dei consiglieri è di 57 anni e sale a 59 per gli amministratori unici, nel caso di questi ultimi la presenza femminile scende al 13%, mentre Millennials e Gen Z si fermano al 12%. Il sistema imprenditoriale e dirigenziale italiano resta dunque largamente presidiato dalle generazioni più mature, in una fase in cui le aziende sono chiamate a governare trasformazioni (tecnologiche in primis) sempre più rapide. Sbagliato, però, cadere nella semplicistica contrapposizione tra vecchie e nuove generazioni, perché la stessa ricerca restituisce un quadro più articolato, in cui il problema non è la data di nascita di chi siede nei CdA.
I paradossi del family business e del Mezzogiorno
Fra gli elementi più interessanti della ricerca c’è per esempio il territorio. Alcune regioni del Mezzogiorno mostrano livelli di inclusione femminile e giovanile superiori a quelli di molte aree del Centro-Nord, con il Molise a comandare la classifica nazionale per presenza di donne nei CdA (siamo a circa il 23%), mentre Sicilia, Calabria e Campania sono ai vertici per presenza di under 45 nei board, con percentuali intorno al 19%. Un secondo scenario particolarmente indicativo riguarda le imprese familiari, che costituiscono il 65% del campione complessivo e per cui il ricambio generazionale segue una dinamica particolare. La fascia 45-60 anni non è maggioritaria nei consigli, mentre i Millennials e le generazioni più anziane assumono un peso relativamente maggiore: una singolare configurazione che il rapporto sintetizza definendo una Gen X “schiacciata” tra Baby Boomer e Millennial.
«Molte aziende italiane - spiega Federico Visentin, presidente di Cuoa Business School, al Sole 24Ore - continuano a essere guidate da vertici relativamente maturi, e questo di per sé non rappresenta necessariamente un limite. Il problema, però, potrebbe essere la scarsa pluralità di esperienze, competenze e punti di vista nei luoghi decisionali». Messaggio inequivocabile, quello di Visentin, che va interpretato rispetto alla composizione del tessuto delle nostre imprese, che nel 65% dei casi è a conduzione familiare. E proprio queste realtà, assai dinamiche dal punto vista economico (il tasso di crescita composto dei ricavi è del 13%) diventano uno dei principali oggetti di riflessione: se la solidità del family business è fuori discussione, lo è anche l’evoluzione del suo modello di governo?
La diversity non è solo una questione reputazionale
Disporre di un modello di governo efficace è dunque uno dei “leit motiv” nell’agenda del management italiano e la ricerca di Cuoa offre in tal senso un’indicazione precisa: il 79% delle imprese analizzate adotta una governance collegiale, con un CdA composto mediamente da quattro membri, e le aziende che adottano questo modello risultano mediamente più grandi e caratterizzate da profili economico-finanziari migliori rispetto a quelle guidate da un amministratore unico. La collegialità, naturalmente, non coincide automaticamente con la qualità, perché un Consiglio può essere numericamente più ampio ma rimanere chiuso sempre e comunque agli stessi background e alle stesse visioni.







