Ungheria

Dopo lo sblocco dei fondi Ue, Magyar promette lotta alla corruzione e adesione alla Procura europea

Dopo anni di tensioni, il governo Magyar avvia riforme per rilanciare l’economia e ripristinare lo Stato di diritto, ottenendo il via libera ai fondi europei bloccati

dal nostro corrispondente Beda Romano

Il primo ministro ungherese Peter Magyar parla ai media presso la sede dell'UE a Bruxelles, venerdì 29 maggio 2026. (AP Photo/Virginia Mayo)      Associated Press/ LaPresse Solo l'Italia e la Spagna APN

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BRUXELLES – A poco più di un mese dal voto ungherese e dall’uscita di scena di Viktor Orbán, il nuovo primo ministro Péter Magyar, 45 anni, è riuscito a ottenere da parte della Commissione europea lo scongelamento di fondi europei per 16,4 miliardi di euro. «La svolta storica», come l’ha definita il nuovo premier, conferma il ritorno dell’Ungheria nell’alveo comunitario dopo oltre dieci anni di tensioni con Bruxelles e gli altri partner europei, soprattutto sul delicato fronte dello Stato di diritto.

In una conferenza stampa qui a Bruxelles, la presidente della Commissione europea ha parlato di «una nuova era per l’Ungheria», da quando il nuovo premier è arrivato al potere. «Il governo da lei presieduto – ha spiegato Ursula von der Leyen - sta agendo con rapidità e determinazione per mantenere le promesse fatte al popolo ungherese, in altre parole dare slancio alla ripresa economica, combattere la corruzione e ripristinare lo Stato di diritto».

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Dei 16,4 miliardi di euro, 10 miliardi provengono dal programma NextGenerationEU, 4,2 miliardi sono fondi di coesione congelati per via della violazione dei principi fondamentali dell’Unione e infine altri 2,2 miliardi sono fondi bloccati a causa delle scelte controverse del governo Orbán in campo universitario. Il denaro verrà versato solo dopo che le riforme negoziate da Budapest con Bruxelles verranno effettivamente approvate.

A proposito dei fondi del NGEU, il governo ungherese dovrà presentare al più presto una versione rivista del piano nazionale di riforme e investimenti approvato nel 2022, sulla base del compromesso raggiunto con l’esecutivo comunitario. Il nuovo piano dovrà essere approvato nel corso dell’estate prima dalla Commissione e poi dal Consiglio (probabilmente ciò avverrà in luglio). L’Ungheria dovrà aver attuato tutte le riforme entro la scadenza del prossimo 31 agosto per poter ottenere il denaro comunitario.

«Se ogni volta che vengo a Bruxelles ricevo così tanti soldi, rischio di venire più spesso», ha scherzato il nuovo primo ministro durante la conferenza stampa con la signora von der Leyen. Ha precisato che il totale dei fondi europei corrisponde al 13% del bilancio ungherese. «È certamente molto denaro, ma il popolo ungherese lo merita», ha aggiunto. Il paese soffre da un punto di vista economico. Il tasso di riferimento è al 6,25% e il deficit pubblico quest’anno è previsto dalla Commissione europea al 6,2% del prodotto interno lordo.

Pur di dimostrare la sua buona volontà e la sua buona fede, il nuovo primo ministro ha annunciato la richiesta dell’Ungheria di aderire alla Procura europea, una istituzione nata nel 2022 e nota con l’acronimo inglese EPPO. Il governo Orbán aveva preferito a suo tempo non parteciparvi. L’EPPO ha il compito di indagare eventuali frodi ai danni del bilancio comunitario. Con l’occasione, il premier Magyar ha assicurato la sua volontà di eliminare la corruzione nel suo paese.

Nel frattempo, le trattative tra Budapest e Bruxelles continuano su due altri fronti. Il primo riguarda i fondi congelati per via di discriminazioni contro le persone LGTBQ+ (in tutto in ballo ci sono 1,2 miliardi di euro). L’altro versante è relativo alla multa di un milione al giorno che l’Ungheria deve pagare all’Unione europea per violazione delle regole comunitarie relative all’asilo. «Siamo sulla buona strada», ha assicurato la presidente von der Leyen.

Infine, resta il nodo ucraino. L’Ungheria ha finora bloccato l’inizio del negoziato di adesione con Kiev, per via delle incomprensioni relative alla presenza di una nutrita minoranza ungherese in Ucraina. Molti sperano che con il cambio di governo la posizione di Budapest si ammorbidisca. Il premier Magyar è rimasto guardingo: «Abbiamo bisogno di garanzie. Vogliamo che i nostri cittadini in Ucraina possano parlare la loro lingua a scuola e negli uffici pubblici». Senza il benestare di Budapest, non sarà possibile per i Ventisette aprire un primo capitolo negoziale, così come sperato da molti governi.

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