Epidemia

Ebola, 131 vittime e 500 sospetti in Congo. Gli Usa bloccano ingressi da Paesi colpiti

La Repubblica democratica del Congo conferma aumento dei casi. Oms verso riunione di emergenza

dal nostro corrispondente Alberto Magnani

Controlli sanitari alla frontiera REUTERS

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NAIROBI - Sale il bilancio delle vittime dell’ultimo focolaio di Ebola nella Repubblica democratica del Congo, confermato il 15 maggio dall’agenzia sanitaria Africa Centers for control and disease e classificato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel rango di emergenza «internazionale». L’emittente britannica Bbc parla di un totale di 131 morti e oltre 500 casi sospetti, citando fonti sanitarie locali. Le autorità della Rd Congo hanno poi confermato la stima, accrescendo il bollettino di 106 vittime e 395 casi diramato dall’Africa Cdc poche ore prima.

Il conteggio include i contagi rilevati nel focolaio originario nella provincia di Ituri, sui confini orientali della Rd Congo, ma si stanno documentando casi anche nel capoluogo del Nord Kivu Goma e almeno due sospetti oltre i confini con l’Uganda.

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Il timore è quello di una proliferazione regionale del virus, riapparso in una variante più insidiosa della media: il ceppo diffuso oggi, il Bundibugyo, è più raro e non può essere trattato o arginato da farmaci come nel caso della “normale” variante Zaire. «Il rischio di una diffusione regionale dell’epidemia è purtroppo molto alto» dice al Sole 24 Ore Chiara Montaldo dell’organizzazione non governativa Medici senza frontiere. L’epidemia, aggiunge, non è più confinata «a una singola area della Repubblica Democratica del Congo» e si sta sviluppando in un «contesto geografico e sociale» che gioca a favore della sua propagazione. «L’Ituri è una regione caratterizzata da intensi movimenti di popolazione, scambi commerciali continui e vicinanza con Uganda e Sud Sudan - dice Montaldo - Questi spostamenti aumentano inevitabilmente il rischio di trasmissione del virus su scala regionale». Gli Stati Uniti hanno alzato il livello di allerta e sospeso il diritto all’ingresso degli stranieri che abbiano viaggiato negli ultimi 21 giorni fra Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e in vigore per i prossimi 30 giorni, ha incassato le critiche dell’Unione africana.

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Oms convoca riunione di emergenza

Il virus dell’Ebola è stato rilevato per la prima volta nell’attuale Repubblica democratica del Congo negli anni ’70 e si è ripresentato con una ventina di focolai da allora. Uno dei più noti, e recenti, è quello dilagato nell’Africa occidentale fra 2014 e 2016 e costato un totale di 28.600 casi.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha riferito all’agenzia Afp di una «riunione di emergenza» in convocazione il 19 maggio, mentre il ministero della Salute italiano ha attivato un regime di «vigilanza» sul personale delle Ong proveniente da Repubblica democratica del Congo e Uganda. Oggi, a quanto rivela l’agenzia Reuters, l’Oms discuterà della ricerca di un vaccino adeguato al contenimento di un ceppo con un tasso di letalità pari al 40%.

Al momento non esistono farmaci o terapie indicate, ma si starebbe programmando la sperimentazione di un farmaco, Ervedo, prodotto dal big farmaceutico Merck e noto per garantire qualche margine di protezione rispetto al Bundibugyo. Il ministero della Salute della Repubblica democratica del Congo ha annunciato l’apertura di tre centri medici per il trattamento del virus nell’Ituri, mentre l’agenzia Onu Unicef ha attivato il più «alto livello» di allarme e mobilitato 50 milioni di tonnellate di aiuti.

Riproduzione riservata ©
  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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