Stati Uniti

Albanese vs Trump: denunciato a Washington e attaccato per Palantir a Gaza

Palantir Technologies, il colosso Usa dell’analisi dei dati basata sull’IA ha una sede permanente nel Cmcc, creato dagli Stati Uniti nel sud di Israele

aggiornato ore 12:35

Francesca Albanese, relatrice speciale Onu e Donald Trump (combo)

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La famiglia di Francesca Albanese ha fatto causa al presidente Trump e ad alti funzionari dell’amministrazione Usa, contestando le sanzioni che il governo americano le ha imposto per il suo sostegno al perseguimento giudiziario dei leader israeliani e delle aziende internazionali coinvolte nella guerra a Gaza.

Il ricorso civile, depositato presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia (Washington, DC). sostiene che l’amministrazione Trump ha violato i diritti garantiti alla Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i diritti dei palestinesi nei territori occupati, dal Primo, Quarto e Quinto Emendamento, sequestrando irragionevolmente i suoi beni senza il dovuto processo legale.

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Il ricorso chiede al tribunale di dichiarare le sanzioni incostituzionali. Chiamati in causa anche il Procuratore Generale degli Stati Uniti Pamela Bondi, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e il Segretario di Stato Marco Rubio.

Albanese, a lungo accusata di antisemitismo e retorica estremista contro Israele, è stata sanzionata dall’amministrazione Trump lo scorso luglio per una presunta “guerra politica ed economica” contro gli Stati Uniti e Israele.

La causa è stata intentata dal marito, Massimiliano Cali e da uno dei due figli della coppia - una femmina maggiorenne e un maschio minorenne - poiché le regole delle Nazioni Unite impediscono a Francesca Albanese di presentare la denuncia a proprio nome.

Nel ricorso, la famiglia della Albanese denuncia la perdita dell’accesso ai conti bancari, ai rapporti con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e all’accesso a un appartamento dell’esperta Onu a Washington.

“Le sanzioni, se utilizzate in modo appropriato, sono uno strumento potente per interrompere e indebolire le attività di terroristi, criminali e regimi autoritari”, si legge nel ricorso: “Tuttavia, le sanzioni vengono abusate quando mirano a mettere a tacere punti di vista sgraditi e a violare i diritti costituzionali di persone che il governo non gradisce”.

Il fondamento del ricorso

“In sostanza, secondo quanto riportato nel fascicolo, il caso riguarda la possibilità per gli imputati di sanzionare una persona — rovinando la sua vita e quella dei suoi cari, tra cui la figlia cittadina — perché gli imputati non sono d’accordo con le sue raccomandazioni o temono la sua capacità di persuasione”.

Il Dipartimento di Stato ha respinto la causa definendola “infondata” e ha difeso le sanzioni statunitensi contro Albanese definendole “legali e appropriate.” “Francesca Albanese ha apertamente sostenuto l’antisemitismo, il terrorismo e si è impegnata in azioni legali contro la nostra nazione e i nostri interessi, comprese le principali aziende americane vitali per l’economia mondiale”, ha affermato il dipartimento. La Casa Bianca non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento sulla causa.

Albanese, relatore speciale delle Nazioni Unite per la Cisgiordania e Gaza, è membro di un gruppo di esperti scelto dai 47 membri delle Nazioni Unite. Consiglio per i diritti umani a Ginevra. È stata incaricata di indagare sulle violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi e ha parlato apertamente di quello che ha descritto come il “genocidio” da parte di Israele contro i palestinesi a Gaza.

Mercoledì il Ministero della Salute di Gaza ha riferito che dall’inizio del cessate il fuoco sono stati uccisi 618 palestinesi, portando il bilancio cumulativo delle vittime a quota 72.082 dall’inizio dell’offensiva israeliana.

Francesca Albanese, dietrofront Francia: no richiesta dimissioni

Albanese prende atto retromarcia francese: mi aspettavo scuse Parigi

“Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile”. E’ quanto afferma Francesca Albanese, intervistata da BFMTV dopo la retromarcia della Francia sulla richiesta di dimissioni all’Onu di Ginevra.

Francesca Albanese non ha potuto aprire un conto corrente con Banca Etica

L’impatto delle sanzioni imposte da Washington alla dirigente delle Nazioni Unite è stato toccato con mano anche da Banca Etica. Nelle scorse settimane, infatti, Francesca Albanese ha provato ad aprire un conto presso l’istituto di credito italiano.

Le regole imposte agli istituti finanziari - si è saputo il 9 settembre 2025 - hanno di fatto impedito l’apertura del rapporto bancario: «Nel corso delle verifiche necessarie previste dalla normativa italiana ed europea in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo, è emerso che la dottoressa Albanese risulta inserita nelle liste sanzionatorie statunitensi (la Sdn List dell’Ofac). La legge nazionale impone alle banche di effettuare questi controlli e, in caso di persone sanzionate, scatta un alert che espone la banca al rischio di gravi sanzioni in caso di apertura di un conto corrente»

Palantir traccia la consegna degli aiuti a Gaza. Albanese: mostruosità

Palantir Technologies, il colosso Usa dell’analisi dei dati basata sull’intelligenza artificiale, ha una sede permanente nel Centro di coordinamento civile e militare (Cmcc), creato dagli Stati Uniti nel sud di Israele per monitorare il rispetto dell’accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, dove starebbe fornendo l’architettura tecnologica per tracciare la consegna e la distribuzione degli aiuti nell’enclave palestinese.

Lo hanno riferito al sito Drop News tre fonti diplomatiche presenti nel Cmcc, precisando che un rappresentante di Palantir siede nella sala operativa del Cmcc, dove i convogli di aiuti e le distribuzioni all’interno di Gaza vengono monitorati tramite la sorveglianza dei droni.

“Le Nazioni Unite dispongono già di un’architettura umanitaria in grado di intervenire durante le crisi, nel rispetto dei principi umanitari e fondata sul diritto internazionale - ha commentato a Drop Site la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese -; questo sistema parallelo basato sul profitto che coinvolge aziende come Palantir, già collegate alla condotta illecita di Israele, non può che essere considerato una mostruosità”.

Palantir non ha risposto a una richiesta di informazioni di Drop Site sul suo ruolo nel Cmcc o nella distribuzione degli aiuti a Gaza.

Fondata nel 2003 dal miliardario Peter Thiel con il supporto di investimenti provenienti da In-Q-Tel, la divisione di venture capital della Cia, Palantir è nota per la sua collaborazione con agenzie governative, tra cui l’esercito americano e l’Immigration and Customs Enforcement (Ice).

Nel gennaio 2024, tre mesi dopo l’inizio della guerra a Gaza, Palantir annunciò di aver stretto una “partnership strategica” con l’esercito israeliano per “missioni legate alla guerra”, ricorda il sito.

Palantir non rivelò quali tecnologie sarebbero state fornite a Israele, ma un anno prima aveva introdotto la sua piattaforma di intelligenza artificiale (Aip) per aiutare le forze armate ad analizzare e identificare rapidamente gli obiettivi da colpire.

Secondo Drop Site, la tecnologia dell’azienda è stata descritta da un dirigente di Palantir come un modo per “ottimizzare la kill chain”.

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