Crisi in Medio Oriente

Fiere, appello al Governo. Timori per gli effetti della guerra

Aefi avvia un Osservatorio sui flussi: preoccupazione per i voli bloccati e per il caro energia. A oggi poche le disdette dei partecipanti. Informa e Bologna rinviano eventi a Dubai

di Giovanna Mancini

Presenza estera confermata per Cosmoprof a Bologna (26-29 Marzo) sopra i lievlli del 2025. (Imagoeconomica)

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Nessun allarme, per il momento, ma un’attivazione immediata dei canali istituzionali, per essere pronti a intervenire nel caso in cui la guerra in Iran e la conseguente instabilità nell’area del Golfo, dovesse prolungarsi nei prossimi mesi, con un impatto diretto anche sulle attività fieristiche. A oggi, non si registrano contraccolpi rilevanti sul settore per quanto riguarda la partecipazione di espositori e visitatori, mentre la preoccupazione è già evidente per quanto riguarda l’aumento dei costi energetici, come del resto per tutti i comparti produttivi.

L’Osservatorio di Aefi sui flussi

«La scorsa settimana abbiamo avviato un Osservatorio di crisi sui flussi, che abbiamo spedito ai nostri associati - spiega Maurizio Danese il presidente di Aefi (l’associazione italiana delle fiere) -. Contestualmente abbiamo parlato con i nostri referenti al ministero per gli Affari esteri e, una volta ricevute tutte le risposte, presenteremo i risultati al governo, per capire se e dove sia necessario attivare misure di sostegno o di aiuto».

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Sono tre, in particolare, gli aspetti che preoccupano di più le società fieristiche italiane in questa fase: la difficoltà (se non l’impossibilità) per alcuni espositori o visitatori di raggiungere l’Italia, a causa delle restrizioni nel trasporto aereo da o attraverso i Paesi del Golfo, bacino importantissimo di visitazione per molte fiere italiane, ma ancor più importante hub di transito per molti buyer o espositori in arrivo dall’Asia. Il secondo aspetto riguarda, come accennato, l’aumento dei costi energetici. Infine, i principali gruppi organizzano direttamente manifestazioni espositive nei Paesi coinvolti nella crisi, in particolare a Dubai.

Eventi a Dubai posticipati all’autunno

Il primo a riprogrammare un evento nella città emiratina è stato il colosso internazionale Informa, che ha posticipato a settembre la fiera Middle East Energy 2026, originariamente prevista dal 7 al 9 aprile - e il gruppo sta riflettendo sul possibile rinvio di altre kermesse. Anche BolognaFiere, che aveva in calendario per il 14 e 15 aprile Cosmoprof Connect Dubai, ha deciso di posticiparla nel secondo semestre. «Comunicheremo quanto prima le nuove date», spiega l’amministratore delegato Antonio Bruzzone, che invece conferma per Cosmoprof Milano (dal 26 al 29 marzo) numeri a oggi superiori alla precedente edizione. «Non escludo che, all’ultimo, qualche visitatore possa rinunciare, qualora la situazione non migliorasse, ma al momento non abbiamo notizia di cancellazioni. Siamo comunque sempre operativi per agevolare il più possibile l’arrivo di buyer ed espositori».

Anche Italian Exhibition Group organizza tre manifestazioni a Dubai, ma tutte tra ottobre e novembre pertanto, al momento, sono confermate, dice l’amministratore delegato Corrado Peraboni: «A oggi non prevediamo criticità e stiamo lavorando per portarle avanti. Ma se anche dovesse esserci, nella peggiore delle ipotesi, un qualche impatto su quelle fiere, contiamo di ammortizzare con le altre manifestazioni, che stanno andando meglio del previsto, e perciò confermiamo i target finanziari comunicati per il 2026». Per quanto riguarda gli appuntamenti in Italia, al momento Ieg non rileva particolari difficoltà: «Nel nostro portafoglio di fiere, quella che ha la maggiore visitazione in arrivo o in transito dall’area del Golfo è VicenzaOro, che si terrà però a settembre, quindi non ci sono criticità attualmente».

Poche cancellazioni. Timori sull’energia

I dati al momento parziali raccolti dall’Osservatorio di Aefi confermano per ora che la maggioranza delle società prevede una stabilità rispetto alle edizioni precedenti sulle manifestazioni dei prossimi mesi. Una minoranza si attende tuttavia una contrazione, spiega il presidente Danese: «Quattro su dieci lamentano defezioni o cancellazioni dell’ultimo minuto dovute a motivi di sicurezza, sebbene non rilevanti». Molto dipende dal calendario fieristico: l’impatto sarà più rilevante per le società che hanno in agenda eventi a elevata partecipazione internazionale (in particolare proveniente da Medio Oriente, Asia e Africa) nelle prossime settimane.

Non parla di ripercussioni strutturali sull’attività, ma piuttosto di «una maggiore attenzione sul piano organizzativo» il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo: «Se il conflitto in Iran dovesse protrarsi, il nostro obiettivo sarà quello di ridurre al massimo le difficoltà logistiche, per consentire a buyer ed espositori di continuare a incontrarsi a Verona nelle migliori condizioni possibili. Per manifestazioni ad alta vocazione internazionale, come Vinitaly, Marmomac e Samoter, la società si sta già attivando «per accompagnare gli operatori con un supporto sul fronte delle informazioni di viaggio e della programmazione degli appuntamenti B2B», aggiunge Bricolo.

Anche Francesco Conci, amministratore delegato di Fiera Milano, è fiducioso: «La difficoltà di raggiungere l’Europa è un tema. Tuttavia, dall’Asia proviene appena il 2% dei nostri visitatori, dall’area attorno all’Iran l’1% quindi, per ora, l’impatto è limitato. Piuttosto, la preoccupazione più grande è quella per i costi energetici, anche se fortunatamente noi produciamo il 35% dell’energia che utilizziamo attraverso l’impianto fotovoltaico costruito sui nostri tetti. Certo, se la crisi non dovesse ricomporsi rapidamente, potrebbero esserci ripercussioni più rilevanti su alcuni eventi in calendario nel secondo semestre, come CPHI a Milano oppure Host Arabia Riyadh. Ma la situazione è troppo in evoluzione per poter fare previsioni». Nell’immediato, a fine mese Fiera Milano ospita Mostra Convegno Expocomfort, che al momento non registra cancellazioni rilevanti.

Dall’Agenzia Ice fanno sapere che monitorano costantemente le iniziative programmate nella regione del Golfo Persico, nei mercati asiatici interessati da potenziali difficoltà di collegamento e dei relativi incoming in Italia. «Alla luce degli elementi attualmente disponibili, il quadro complessivo non evidenzia criticità gravi o diffuse e la situazione appare al momento sostanzialmente sotto controllo, pur richiedendo la consueta attenzione. Alcune iniziative sono state prudentemente rinviate o riprogrammate, mentre per le altre non si registrano, allo stato, elementi tali da far prevedere impatti rilevanti», spiegano da Ice.

Scenari: più fiere in Europa?

È presto per dire se questa situazione di incertezza in un’area strategica come quella del Golfo, possa in qualche modo avvantaggiare le manifestazioni che si svolgono in Europa. Quello che è certo, invece, è che la strategia di internazionalizzazione e diversificazione delle geografie perseguita con costanza negli anni post Covid dai principali gruppi fieristici consente sicuramente alle società di ridurre l’impatto di eventuali cancellazioni o slittamenti. «Potrebbe esserci un effetto di spostamento dei visitatori verso zone più stabili, come l’Europa, ma questi cambiamenti strutturali non si avvengono in pochi mesi, quindi c’è il rischio che si perda la finestra del 2026 e si debba attendere la finestra successiva, uno o più anni dopo - osserva Cristian Chizzoli, professore di marketing strategico all’Università Bocconi -. Tutto dipenderà dalla durata del conflitto. Tuttavia, non mi aspetto cambiamenti a livello strutturale: la pianificazione della partecipazione fieristica è un’attività strategica, legata a target e mercati specifici, non facilmente intercambiabili». Tuttavia, aggiunge il professore, «se la guerra dovesse durare a lungo, occorrerà riorganizzarsi, anche spostando alcune fiere in altre regioni».

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