“Alien: Romulus”, il settimo capitolo della saga è un ritorno alle origini
Nelle sale arriva l’atteso lungometraggio di Fede Alvarez, nuovo capitolo del franchise iniziato da Ridley Scott nel 1979
3' di lettura
3' di lettura
Un seguito del capolavoro del 1979? Si può definire anche così “Alien: Romulus”, settimo capitolo della saga iniziata da Ridley Scott quarantacinque anni fa, posizionato cronologicamente dopo il film capostipite.
Più precisamente si tratta di un midquel, essendo un film inserito in mezzo a due lungometraggi precedenti del franchise, in questo caso il primo e il secondo (quello del 1986 diretto da James Cameron e intitolato in italiano “Aliens – Scontro finale”), ma con personaggi completamente nuovi, fatta eccezione per un… sorprendente ritorno.
Al centro della narrazione c’è un gruppo di giovani colonizzatori, disposti a tutto pur di abbandonare il degradato pianeta in cui si trovano per cercare fortuna altrove. Fuggendo nell’universo in cerca di un futuro migliore, vanno a rovistare nelle profondità di una stazione spaziale abbandonata dove si troveranno faccia a faccia con una serie di xenomorfi.
Alla regia c’è Fede Alvarez, regista abituato a riprendere in mano importanti saghe del passato: il suo esordio al lungometraggio è stato con “La casa” (2013), quarto titolo del franchise e remake del cult di Sam Raimi del 1981, ma successivamente aveva diretto anche “Millennium – Quello che non uccide” del 2018, seguito di “Millennium: Uomini che odiano le donne” e adattamento del romanzo di Stieg Larsson.
Con “Alien: Romulus” ha firmato però il progetto più ambizioso e complicato della sua carriera, visti anche i deludenti risultati dei due precedenti lungometraggi, “Prometheus” (2012) e “Alien: Covenant” (2017), prequel del film del 1979 ed entrambi diretti da Ridley Scott.







