I film del fine settimana

“La bicicletta di Bartali”, un film d’animazione impegnato e toccante

Al cinema il lungometraggio di Israel Cesare Moscati, regia di Enrico Paolantonio, voce di Tullio Solenghi e una canzone originale interpretata da Noa

di Andrea Chimento

3' di lettura

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Il cinema d’animazione e l’estate vanno spesso a braccetto, come dimostra anche lo straordinario e continuo successo di “Inside Out 2”.

In attesa che a fine agosto esca l’attesissimo “Cattivissimo Me 4”, questa settimana è arrivato nelle nostre sale un lungometraggio animato molto diverso da quelli delle grandi produzioni a stelle e strisce: “La bicicletta di Bartali” è una coproduzione tra Italia, India e Irlanda, che nasce da un’idea del regista Israel Cesare Moscati (scomparso nel 2019 e alla cui memoria è dedicato il film), autore di testi e documentari sulle persecuzioni nazifasciste verso la comunità ebraica romana.

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Diretto da Enrico Paolantonio, questo film ha come protagonista la bicicletta con cui Gino Bartali trasportò documenti falsi per salvare centinaia di ebrei dalla barbarie nazifascista nella Toscana del 1943-44. A Gerusalemme, sessant’anni dopo, la bicicletta di Bartali diventa il simbolo dell’avventura di David, un giovane ciclista ebreo che fa amicizia con Ibrahim, un ragazzo arabo con cui instaura una forte complicità e sogna di vincere un campionato di ciclismo, violando le regole ma portando pace e tolleranza nelle rispettive comunità. Il percorso non sarà privo di ostacoli ma attraverso lo sport i due giovani amici impareranno il rispetto reciproco, la collaborazione, il sacrificio, riconoscendosi l’uno nell’altro e costruendo un legame profondo in grado di superare le divisioni imposte dalla società.

Presentato in concorso al Giffoni Film Festival la scorsa settimana, questo lungometraggio punta su un’animazione magari più semplice rispetto a quella dei film sopracitati (considerata anche la differenza di budget a disposizione), ma ugualmente capace di colpire grandi e piccini per la cura grafica e i suggestivi fondali.

Un inno all’amicizia

Più dell’aspetto estetico, però, contano soprattutto i contenuti di questo percorso di formazione che unisce passato e presente, guardando al futuro con un certo ottimismo.

Attraverso lo sport si definisce questo inno all’amicizia, che parla di due ragazzini di diverse religioni ma accomunati dalla stessa passione e capaci di fungere da simbolo per dei legami in apparenza impossibili.

Durante la visione c’è qualche calo di ritmo e un paio di passaggi eccessivamente retorici, ma i messaggi sono incisivi e i personaggi, sia principali che secondari, costruiti con buona sensibilità.

Da segnalare che la canzone di chiusura è scritta e interpretata da Noa, artista israeliana di fama internazionale da sempre impegnata nella promozione del dialogo e della Pace. Altra curiosità: a dare la voce al personaggio di Gino Bartali è l’attore e comico teatrale e televisivo Tullio Solenghi.

“La bicicletta di Bartali” e gli altri film della settimana

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The Well

Così come l’animazione, anche il genere horror è un filone ampiamente distribuito nei mesi estivi: questa settimana è ad esempio in uscita “The Well”, quinto lungometraggio diretto da Federico Zampaglione e terzo horror, dopo “Shadow” (2009) e “Tulpa” (2013).

Al centro della storia c’è Lisa Gray, una giovane restauratrice d’arte americana, che giunge in un piccolo paesino italiano con l’incarico di riportare all’antico splendore un dipinto molto antico. Ancora non sa che, accettando il compito, ha messo la sua vita in pericolo: il dipinto, infatti, è maledetto ed è collegato a una misteriosa creatura.

Basta la trama per capire quante ispirazioni possano esserci alla base di questo lungometraggio: in primis “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati, ma anche altri autori italiani di genere come Mario Bava e Lucio Fulci, fortemente richiamati da diversi passaggi della pellicola.

Si sente che Zampaglione ama la storia del cinema horror italiano, ma riesce comunque a offrire qualcosa di diverso e interessante, senza ripetere troppe situazioni già viste. L’operazione è intrigante, seppur cali parecchio alla distanza e la conclusione non sia all’altezza della prima parte del film. C’è probabilmente troppa carne al fuoco che rende la sceneggiatura un po’ macchinosa, ma per gli amanti del genere vale comunque la visione, anche grazie alle inquietanti atmosfere che accompagnano il film per quasi tutta la sua durata.

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