“No Good Men”, un film impegnato che funziona a metà
Nei nostri cinema il lungometraggio della regista afghana Shahrbanoo Sadat che ha aperto l’ultimo Festival di Berlino
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Il cinema afghano è protagonista del weekend in sala con “No Good Men” di Shahrbanoo Sadat, film che ha aperto l’ultimo Festival di Berlino.
Nata in Iran ma di nazionalità afghana, Sadat sta sviluppando un progetto di cinque produzioni ispirate a un’autobiografia mai pubblicata di Anwar Hashimi, mescolata a esperienze di vita vissute dalla stessa regista.
“No Good Men” è così il terzo capitolo di questa operazione, dopo i buoni esiti raggiunti dai precedenti “Wolf and Sheep” e “The Orphanage”, entrambi presentati alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes.
Ambientato nell’Afghanistan del 2021, poco prima del ritorno dei talebani al potere, “No Good Men” ha come protagonista Naru, unica donna che lavora come operatrice di ripresa alla principale stazione televisiva di Kabul e che è interpretata dalla stessa regista Shahrbanoo Sadat.
In attesa di poter divorziare ufficialmente dal marito e mentre sta lottando per mantenere la custodia del figlio di quattro anni, Naru è convinta che non ci siano uomini buoni in Afghanistan. Le sue certezze potrebbero sgretolarsi quando conosce Qodrat, importante giornalista, che le offre un significativo scatto di carriera, proponendole di filmare la situazione politica in evoluzione all’interno del loro paese.







