I film del fine settimana

“L’hangar rosso”, impegnato esordio cileno

Una bella sorpresa nelle sale: colpisce l’opera prima di Juan Pablo Sallato, presentata alla Berlinale di quest’anno

Una scena tratta dal film «L’hangar rosso»

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Un’opera prima che non lascia indifferenti: non si può che descrivere così “L’hangar rosso”, esordio del regista cileno Juan Pablo Sallato, presentato nella sezione Perspectives della Berlinale di quest’anno.

Ambientato in Cile, in un giorno fatidico come quello del colpo di stato militare del 1973: in queste ore convulse, il capitano Jorge Silva, ex capo dell’intelligence dell’Aeronautica, viene incaricato di trasformare l’Accademia in cui sta addestrando i giovani cadetti in un centro di detenzione e tortura. Mentre gli hangar si riempiono di prigionieri e la repressione diventa sempre più brutale, Silva si ritrova a un bivio: obbedire agli ordini e appoggiare il nuovo regime o disobbedire e aiutare chi lotta per sopravvivere?

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Attorno a questa domanda si sviluppa una narrazione abile nel farci riflettere sui dubbi etici e morali del protagonista: coproduzione tra Cile, Argentina e Italia (per il nostro paese hanno partecipato Rain Dogs, Berta Film e Caravan), “L’hangar rosso” è un viaggio nel passato, capace però di parlare con forza anche al presente e di coinvolgere direttamente il pubblico nelle domande che si pone il personaggio principale.

Ispirato a eventi reali e tratto dal libro “Disparen a la bandada” di Fernando Villagrán, “L’hangar rosso” racconta così la storia di uomini intrappolati nell’ingranaggio del potere militare nel momento esatto in cui la storia li costringe a scegliere da che parte stare.

“L’hangar rosso” e gli altri film della settimana

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Una notevole fotografia

Seppur leggendo la trama possano certo venire in mente i film di un maestro del cinema contemporaneo come Pablo Larraín, Juan Pablo Sallato ha già comunque un suo tocco personale, a volte un pizzico acerbo per qualche passaggio eccessivamente scolastico, ma comunque in grado di mostrare il suo talento nella gestione dei tempi di montaggio e in numerose inquadrature di grande raffinatezza.

Il merito va anche alla notevole fotografia in bianco e nero, efficace nel (tras)portarci in un tempo e in un luogo così distanti. Grazie, inoltre, all’ottimo lavoro sul sonoro, “L’hangar rosso” è una visione coinvolgente, capace di inquietare per quello che racconta e di farsi apprezzare per come un tema così delicato è stato messo in scena.

Il risultato è una delle opere prime più sorprendenti della stagione e un film che non può lasciare indifferenti.

Rosebush Pruning

Tra le novità in sala c’è anche “Rosebush Pruning”, nuovo film del regista brasiliano Karim Aïnouz, fortemente ed esplicitamente ispirato al capolavoro “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio.

Ambientato in una grande villa in Catalogna, il film ha al centro una famiglia composta da un padre non vedente e dai quattro figli. Quando Jack, il fratello maggiore, annuncia che vuole trasferirsi per vivere con la sua fidanzata, il già delicato equilibrio famigliare arriverà a sfaldarsi del tutto.

Scritto da Efthimis Filippou (abituale collaboratore di Yorgos Lanthimos), “Rosebush Pruning” si apre male e si conclude peggio, inanellando una serie di sequenze capaci di essere allo stesso tempo irritanti per i contenuti e imbarazzanti per la forma.

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Nel tentativo di scandalizzare su temi che al cinema hanno smesso di essere scomodi da almeno quarant’anni, Aïnouz alza l’asticella della morbosità nelle relazioni tra i personaggi e finisce soltanto per raggiungere un ridicolo involontario che si palesa in diversi momenti della narrazione.

Un tempo regista importante (si pensi al bellissimo “La vita invisibile di Euridice Gusmão”), l’autore brasiliano era già in calo con i suoi film precedenti – “Firebrand” e “Motel Destino” – ma qui raggiunge nettamente il punto più basso della sua carriera, dando tra l’altro vita a un “remake” (se così si può chiamare) tra i più inutili e forzati degli ultimi anni. Inoltre, come se non bastasse, non funziona nessuno degli interpreti del ricco cast a disposizione del regista: da Callum Turner a Riley Keough, passando per Pamela Anderson e Jamie Bell.

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