Cassazione

Finanziamenti Hamas, non valgono gli indizi basati su fonti aperte

Depositate le motivazioni con le quali i giudici hanno annullato con rinvio anche altri arresti dei rappresentanti di charities legate all’organizzazione

di Patrizia Maciocchi

Il presidente della comunità palestinese Mohammad Hannoun 
ANSA/MATTEO CORNER ANSA

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Nè i documenti siglati «Avi» di provenienza israeliana, nè le cosiddette «fonti aperte» pescate dal web, sono utilizzabili nei processi sui presunti fondi ad Hamas da parte delle charities a sostegno della Palestina. La Cassazione ha depositato le motivazioni, con le quali l’8 aprile scorso, aveva annullato le ordinanze del Riesame di Genova che aveva confermato, tra gli altri, gli arresti di Mohammad Hannoun, l’attivista e architetto palestinese accusato di associazione terroristica (articolo 270-bis del Codice penale) per i presunti finanziamenti ad Hamas con la sua Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp). L’uomo era stato arrestato a fine dicembre insieme ad altre sei persone.

Ma la Suprema corte, con una serie di ordinanze (19364/2026 e altre), ha smontato un quadro indiziario basato su fonti non utilizzabili.

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«Fonti aperte» e utilizzabilità

I giudici ricordano che l’espressione «fonti aperte» è utilizzata anche in giurisprudenza per definire le informazioni accessibili a tutti. Notizie reperibili attraverso la stampa, le trasmissioni televisive e radiofoniche o il web. Un “calderone” nel quale c’è dentro tutto. Anche l’opinione personalissima “del leone da tastiera”, fruibile al pari di quella di alto livello scientifico. La possibilità di acquisire i dati reperibili in rete, alla quale fa espresso riferimento l’articolo 234-bis del Codice di rito penale, non equivale però ad ammettere l’utilizzabilità nel processo.

Nello specifico il Riesame, dopo aver correttamente escluso i documenti siglati «Avi» di provenienza israeliana, ha costruito un quadro indiziario sulla base di fonti non adeguatamente qualificate . Sono state, dunque, fatte varie affermazioni: da Hamas che si avvale come canale di finanziamento di enti di beneficenza e fondazioni della Fratellanza musulmana, al collegamento, come referente a Gaza, di Hannoun con Osama Alisawi, che ha ricoperto il ruolo di ministro del governo palestinese ed è tra i fondatori dell’Associazione di solidarietà per il popolo palestinese.

Cosa di deciderà in sede di rinvio

In sede di rinvio il Riesame dovrà invece verificare se, per Hannoun e gli atri indagati, «ci siano gli elementi appaganti della consapevolezza, delle finalità (anche) terroristiche delle operazioni di finanziamento oggetto dell’attività delle associazioni». Serve poi chiarezza sulle attività delle charities più volte chiamate in causa nei provvedimenti cautelari: se queste rappresentino un mero “schermo” fittizio del finanziamento di atti terroristici. O se, nel caso le charities siano invece esistenti e impegnate nel settore del welfare per conto di Hamas o gestito da Hamas, «tale settore sia comunque funzionale, in tutto o in parte, al compimento degli obiettivi terroristici della stessa Hamas».

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