Crisi in Medio Oriente

Fondi di coesione contro il caro-energia, scontro tra il commissario Ue Fitto e le Regioni

«La crisi energetica è reale. La soluzione proposta no», ha scritto su X la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto, accusando Bruxelles di trasformare la politica di coesione in un “bancomat d’emergenza” a scapito degli investimenti strutturali di lungo periodo

di Redazione Roma

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Alla fine è stato il commissario europeo alla Coesione, Raffaele Fitto, a individuare una via d’uscita per gli Stati membri che chiedevano maggiore flessibilità finanziaria per affrontare la nuova emergenza energetica. Dopo settimane di confronto senza risultati concreti tra Bruxelles e le capitali europee, la Commissione ha aperto alla possibilità di utilizzare i fondi di coesione già disponibili per sostenere famiglie, imprese e investimenti energetici.

La richiesta del governo italiano

La mossa è arrivata in risposta alle pressioni di diversi governi, tra cui quello italiano. Solo poche settimane fa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva chiesto formalmente a Bruxelles di estendere anche al comparto energetico le deroghe al Patto di stabilità previste per la difesa, alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e delle ripercussioni sui mercati energetici internazionali, aggravate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

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L’intervento di Fitto

L’intesa politica, tuttavia, si è rivelata difficile. Da qui l’intervento di Fitto, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione con delega alla Coesione, che con una lettera indirizzata ai 27 Stati membri ha indicato una soluzione alternativa: accelerare e rimodulare l’utilizzo delle risorse della politica di coesione e del Fondo per la transizione giusta (JTF).

Il punto di partenza è una revisione volontaria dei programmi europei che ha già liberato circa 35 miliardi di euro a livello comunitario, di cui 7 miliardi destinati all’Italia. Risorse che ora potrebbero essere orientate verso interventi contro il caro energia senza aprire un nuovo fronte negoziale sul Patto di stabilità.

La richiesta di accelerare

Nella comunicazione ai ministri europei, Fitto ha sottolineato la necessità di utilizzare «pienamente e tempestivamente» i fondi europei già disponibili, soprattutto in una fase caratterizzata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle crescenti pressioni su famiglie e sistema produttivo. Un richiamo che si inserisce nel quadro della nuova strategia “AccelerateEU - Energy Union”, con cui Bruxelles punta ad accelerare gli investimenti in energia pulita, resilienza industriale ed equità sociale.

Particolare attenzione viene riservata al Fondo per la transizione giusta, finanziato anche attraverso NextGenerationEU. Le risorse del programma dovranno infatti essere impegnate entro il 31 dicembre 2026, pena il loro definanziamento. Per questo la Commissione ha invitato gli Stati membri ad accelerare l’attuazione dei programmi, anche attraverso anticipazioni finanziarie, semplificazioni procedurali e possibili revisioni dei piani nazionali.

Secondo Fitto, il regolamento del Jtf offre già margini sufficienti per sostenere investimenti in efficienza energetica, mobilità sostenibile, infrastrutture e diffusione delle energie pulite. Tra gli interventi indicati figurano il miglioramento energetico degli edifici pubblici – scuole, musei, impianti sportivi – e il rafforzamento delle misure di sostegno per famiglie e imprese energivore.

La strategia punta a ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili e a limitare l’esposizione alle turbolenze dei mercati internazionali, trasformando l’emergenza in un’occasione per rafforzare la sicurezza energetica dell’Unione nel lungo periodo. Bruxelles non esclude inoltre una revisione del perimetro geografico dei Piani territoriali per la transizione giusta, riconoscendo che l’impatto della transizione energetica si sta estendendo a un numero di territori superiore rispetto alle previsioni iniziali.

L’accusa delle Regioni Ue: «Fondi di coesione non sono un bancomat»

Non mancano però le critiche. La presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto, ha contestato apertamente l’ipotesi di utilizzare i fondi di coesione come strumento di emergenza. «La crisi energetica è reale. La soluzione proposta no», ha scritto su X, accusando Bruxelles di trasformare la politica di coesione in un “bancomat d’emergenza” a scapito degli investimenti strutturali di lungo periodo.

Secondo Tutto, la resilienza energetica europea è stata costruita grazie a due decenni di investimenti territoriali continui e programmati, mentre il ricorso sistematico ai fondi di coesione per gestire le crisi rischia di indebolire proprio gli obiettivi della transizione giusta. Una critica che riflette il crescente confronto interno all’Unione tra esigenze di emergenza e tutela delle politiche industriali e territoriali di lungo termine.

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